Family affair

Sono cresciuta in modo tradizionale come dentro la canzone “morire” dei CCCP dove il ritornello scandiva “produci, consuma, crepa” con l’aggiunta di “comportati bene”, “non essere maleducata”, “rispetta gli altri”, “vai in giro con le mutande pulite e mai senza soldi”.

Una famiglia presente, affettuosa, ma sentivo un vuoto esistenziale che dovevo assolutamente colmare.

Allora, mi sono messa alla ricerca di cosa mi mancava e la curiosità ha fatto il resto: ho spostato le transenne di sicurezza e sono entrata nel backstage della vita, per cercare una zona confortevole, qualcosa che mi piacesse veramente.

In questo privé ho trovato altri esploratori, abitudini nuove, anime simili alla mia.

Man mano che mi addentravo in questo viaggio il gruppo si infoltiva,(non di molto, perché avevamo gusti eclettici) ci si confrontava, si amava o odiava, cercavamo stelle in cielo, nuove musiche, spiegazioni alle miserie della vita, e tutto intorno c’era odore di ribellione.

A distanza di anni, la strada percorsa insieme è stata tanta, qualcuno ha preso strade secondarie, bivi, vicoli ciechi e ci si è persi, ma anche ritrovati dopo vent’anni, ritornati a casa, partiti e ritornati ancora, ognuno con lo zaino pieno di ricordi da condividere, cerotti da togliere, ferite da medicare, bottiglie da stappare per festeggiare.

Ecco la mia seconda famiglia, quella innaturale, quella che ti salva sempre e ti accetta come sei: sudata, triste, stanca, rotta, felice, sporca, completamente esausta, muta o fallita. Sta lì e aspetta te, senza nessun imbarazzo, come se fosse passato un giorno dal vostro ultimo incontro e invece il tempo è bastardo: sono anni che mancavate all’appello!

Certo, l’internet aiuta per la distanza, ma a me piacciono gli occhi dei miei amici lontani, quelli vecchi, invecchiati come un buon vino da degustare dopo un paio d’ore d’aria nel decanter.

Mi sono resa conto che la mia vita è divisa in fasi che io chiamo  “vite precedenti”, perché cambi città, trovi stabilità emozionale, prendi la strada parallela o finisci in un burrone risalendo a fatica, ma ce la fai e per ogni pezzo aggiungi persone, alcune le elimini o lo fai fare alla selezione naturale e aumenti la consapevolezza che i tuoi brutti incubi erano solo incubi.

Nella mia quarta vita ho incontrato altri esseri meravigliosi, con cui apparentemente avevo poco in comune se non il vero senso dell’amicizia: rispetto, simpatia, condivisione della quotidianità, affetto incondizionato e non potrei veramente fare a meno di loro: insostituibili.

Ma non è sempre stato tutto unicorni e fiorellini, perché alcuni che consideravo fidati mi hanno tradito, venduto un tanto al chilo, usato e poi sputato come si fa con una cicca senza sapore.

A loro ci penserà il karma e so che farà un ottimo lavoro di restituzione miserie.

VI VOGLIO BENE, SEMPRE!

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9 pensieri su “Family affair

  1. Questa è crescita.
    Vivere tutto ciò che c’è da vivere in una vita e poi passare alla successiva.
    Non per arrivare ad un “compimento”, che forse non arriverà mai, ma per sentirsi sempre vivi, in ogni momento.

    Articolo davvero bello! 🙂

    Piace a 1 persona

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