Mi manchi come un concerto…

Ho visto questa frase scritta con lo spray su un cartellone, pubblicata come foto sull’internet l’anno scorso e l’ho trovata maledettamente romantica.

Si, perché i concerti sono una cosa che manca da più di due anni. Per chi era abituata, come me, a vederne in gran quantità è una vera tragedia non potere parteciparvi.

C’è stata una lieve ripresa quest’estate, ma parliamoci chiaro, vedere un live seduti e con la mascherina senza possibilità di movimento, è come stare davanti alla televisione e mettere un dvd.

Ovviamente, ci sono musicisti e musica che si prestano ad essere ascoltati anche così, (anche prima delle chiusure) ma la mia musica no.

Parlo di quella che sul palco ha muri di casse, assoli di chitarre, giri di basso e batteria che ti fanno scoppiare il cuore.

Il pogo non è un mucchio di gente che si pesta e si picchia, ma è espressione di tale musica, anche se ci sono persone che ci entrano solo per dare mazzate.

La mamma dei cretini è sempre incinta.

I concerti, per me, sono sudore e urla, calca contro le transenne, un’esperienza mistica che ti lascia afona.

Dell’avvento degli smartphone, anche qui, abbiamo raggiunto un livello di idiozia discutibile e angosciante.

Com’è possibile avere a pochi passi il gruppo o il musicista/ la musicista che ami e il tuo unico pensiero è fare il video del concerto schivando le teste di chi ti sta davanti?

Ma godetevi l’attimo! È necessario postarlo? A chi serve? A te o a chi ti invidia per essere stato lì?

Un’altra cosa che non concepisco è la corsa all’autografo o il maledetto selfie post concerto: dei musicisti che si rispettino suonano due ore e più…non è una passeggiata e magari hanno solo voglia di rilassarsi dopo. Penso sempre che i fans siano una brutta razza, alla stregua degli stolker. Non capisco la loro esigenza del feticcio a tutti i costi e quando mi dicono che questo è il prezzo del successo mi viene da urlare!

Mi è capitato, per lavoro, e alcune volte per fortuna, di trovare queste persone in giro per la città, come i classici turisti e con famiglia a seguito: non mi sono avvicinata come hanno fatto altri, perché mi sembrava di violare la loro privacy. L’invadenza è una grossa mancanza di rispetto.

Quando avete fatto il selfie guardate la faccia di chi avete costretto a farlo e poi…vergognatevi! Egoisti!

I concerti mancano tantissimo, la vicinanza con gli altri pure…tornate presto!

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20 pensieri su “Mi manchi come un concerto…

  1. Avevo 12 anni, presi parte al mio primo concerto con 2 amichetti di scuola. Un’esperienza che porto da sempre nel cuore.
    Ma quanto trovai fastidioso il post concerto non ve lo so spiegare.
    L’attesa per quella foto, per quel autografo… Tutti che gridavano a più non posso “io, io, io” e vedere i musicisti sfatti e stanchi non era poi una gran visione. Se a una certa avessero dato un pugno a qualcosa li avrei anche giustificati. … Insomma avevo solo 12 anni, ma capii subito che il post concerto non era per me proprio per l’invadenza.
    Una brutta bestia. Soprattutto di questi tempi, dove chiediamo la privacy per noi stessi, per la paura di essere giudicati, ma non diamo la privacy agli altri perché, invece, ci sentiamo in dovere di giudicare.

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