Amici è la parola sbagliata

Ogni volta che sono in procinto di seguire le notizie al telegiornale mi sale l’angoscia, e quando arrivano alla cronaca ho già i conati.

Non posso credere che dei ragazzetti, in branco, si avventino su una giovane indifesa ubriaca e fatta stuprandola.

Già la parola stupro è orrenda, ma che venga sistematicamente affiancata all’ abuso di…, o peggio ancora alla parola amico della vittima lì, m’incazzo proprio.

Il periodo più bello della vita è l’adolescenza, perché sei un foglio bianco e incominci a provare cose, situazioni, ambienti diversi dal tuo. E con chi lo fai solitamente? Con i tuoi amici.

Ovviamente, parlo per la mia esperienza vissuta intensamente e per la curiosità verso il nuovo mondo che mi si parava davanti. Ho incominciato presto ad esplorare insieme ad una cara amica presente ancora oggi nella mia vita: concerti in altre città, contest di skate e ogni motivo valido per stare in giro. Prendevamo treni, autobus, autostop. Eravamo sempre io, lei e parecchi ragazzi con cui condividevano tutto, spesso dormendo fuori casa insieme. Mai successo nulla anzi, si preoccupavano di riaccompagnarci a casa: ecco cosa sono gli AMICI.

Alcune volte mi capitava di viaggiare da sola, in treno, di notte. Anche qui, mai paura, nel mio cervello non c’era nemmeno l’ipotesi che potessero aggredirmi.

In questi anni c’è stato un incremento notevole di abusi, con descrizioni minuziose di particolari sulle vittime: com’erano vestite, se avevano usato droghe o alcol, se erano sole, se la strada usata era buia o isolata.

È giunta l’ora di darci un taglio! Qui si fa il processo alla vittima e non all’aggressore.

Ho sentito di una ragazza stuprata nel bagno di un locale e le loro amiche giravano il video.

Di chi è la colpa? Dove è finita la solidarietà tra donne? E poi, quali amiche? Davvero vogliamo continuare ad usare una parola così nobile per degli esseri umani non classificabili come tali?

Chi ti dà il diritto di violarmi, di commettere un crimine, di filmarmi e ridere delle tue gesta con quei quattro cerebrolesi che ti stanno a sentire?

Bisogna punire questi stronzetti, e nel peggiore dei modi, rovinarli per tutta la vita, scrivere nome e cognome e preservare invece l’identità della vittima.

Ho sentito frasi del tipo: “sono ragazzi”, “si sono divertiti”, “erano ubriachi”,  “sotto effetto di stupefacenti”.

Colossali balle!

Maledetti!

Cari genitori di questi mostri, siete voi che non li avete cresciuti nel modo giusto, che siete stati totalmente assenti e non avete curato le loro emozioni, il rispetto per gli altri, quindi si, la colpa è vostra e non della società, che viene tirata in ballo per pararvi le chiappe!

È sempre facile scaricare il peso dalle vostre spalle su concetti astratti, le solite quattro frasi di circostanza e mai un pentimento o un’ammissione di colpa piena.

Ora con l’internet, qualsiasi cosa succeda si viene a sapere immediatamente: le violenze sulle donne ci sono sempre state, da quando il mondo esiste, ma adesso, nel 2022 il branco terrorizza, paralizza e in alcuni casi, le donne stesse preferiscono tacere, che subire l’ulteriore umiliazione di non essere credute, di dover rivivere raccontando, di vedere che lo stato non punisce nel modo giusto e i processi durano mille anni.

La mia opinione personale? Io opterei per la legge del taglione…così, a sentimento!

LA VIOLENZA È IL SIMBOLO DI IMPOTENZA                                                           Anaïs Nin

33 pensieri su “Amici è la parola sbagliata

  1. Sono vecchio ma il mio deprecato mondo era molto migliore di questo che chiamano progresso. I giovani attuali sono il frutto bacato di lotte giuste avvenute nel passato ma che si è travisato il senso delle parole, pensando che libertà sia il sinonimo di comportarsi da permettersi tutto. Sono persone, questi genitori, privi di ideali e che quindi non possono trasmettere nulla ai loro figli e a cascata ai loro nipoti.
    Dicono che negli anni sessanta c’era meno libertà di ogni. Io sostengo il contrario. Le persone erano più libere di muoversi di stare con gli altri perché c’era rispetto reciproco e nessuno avrebbe torto un capello all’amica.

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    • Perfettamente d’accordo. Io ho 45 anni e gli anni delle lotte non li ho vissuti, ma ho avuto dei forti ideali trasmessi da tutta la mia famiglia. Quello più importante è il rispetto per gli altri. Internet non ha colpe, ma accelerato, insieme ai genitori, l’impoverimento intellettuale ed educativo di queste generazioni. Ormai è tardi per rimediare. Possiamo sperare solo, che i bimbi di oggi non siano travolti da questo scempio, ma ho forti dubbi.

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  2. ….ecco meno male che non sono l’un8ca: anch’io in questo caso sono per la legge del taglione eccome!!! E concordo con te tutte le considerazioni che hai fatto nell’articolo, la colpa è dei genitori che non sono in grado di educare i propri figli!!!

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  3. Gli amici che avevamo noi decenni fa sono diversi dagli “amici” di oggi.
    Parlo per me: i miei amici erano ragazzi del mio quartiere, di cui conoscevo la famiglia, con cui ho condiviso mille giochi e mille esperienze.
    Temo che gli “amici” di oggi siano semplice conoscenze incontrate in rete, gruppi con cui si condivide qualche bel momento di socialità, ma non amicizie vere e profonde. Per cui alla prima occasione viene fuori la vera anima di chi è amico solo per i “like” che ci si scambia, e non per l’affetto che ci lega.

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  4. Capisco e comprendo pienamente lo sfogo e lo condivido l’indignazione, ma la fine mi lascia un po’ interdetto: la legge del taglione che invochi mi pare che sia proprio il simbolo della paura, ma soprattutto della violenza che tanto stigmatizzi e che sia ben lungi dal percorso educativo che invece è necessario attuare. E vivere nella paura della giustizia, invece che nel rispetto delle regole sono due cose un po’ diverse.

    Ah, il percorso educativo è da fare (o almeno avrebbe dovuto essere stato fatto) principalmente sui genitori, perché sui figli sarebbe stata la conseguenza naturale.
    Ormai l’educazione è lasciata alle parole e non ai fatti (quante volte vedo genitori bravissimi a parole e poco coerenti nelle azioni) e l’unico valore domeninante è il buonismo di facciata: stando così le cose, non è che ci si possa aspettare che le persone imparino… o che imparino senza prima sbagliare.

    E quindi sì alla violenza, se serve a uscire da un loop?
    A memoria, non mi pare ci siano state rivoluzioni incruente… è quella la via breve.
    O forse ci sono state? Di certo, senza violenza, mica fanno notizia. 😉

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    • Non mi sembra che abbiano regole e soprattutto non hanno paura di trasgredire. Solitamente sono minorenni e quindi un buffetto sulla guancia e fine. Forse, essendo uomo fai fatica ad immedesimarti. Ci sono donne che si suicidano, che non escono più di casa, che non hanno più relazioni. Quindi sì, la paura serve. Qui non si tratta più di educare, ma solo di punire.
      I genitori sono troppo impegnati a pensare a loro stessi, ai selfie, a tik tok. Le parole di buonismo che sento in giro e nessuna azione corrispondente è paralizzante. Penso sempre che a far figli sono capaci tutti, ma crescerli con dei valori, ideali è tutta un’altra cosa.

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