Oriana Fallaci – Penelope alla guerra (2/12)

L’articolo sopra è quello da dove è partito tutto.

Oggi parlerò di “Penelope alla guerra”, che in ordine cronologico è il terzo libro scritto da Oriana Fallaci nel 1962. È importante, quando si leggono libri “vecchi” sapere l’anno di pubblicazione per fissare l’epoca in cui la scrittrice creò la storia per non incappare in errori storici di eventi non ancora successi.

Siamo in Italia, e la protagonista, Giovanna detta Giò, viene mandata dal suo capo a New York un paio di mesi, per scrivere un soggetto che contenesse una storia d’amore fra un’italiana e un americano.

Era la sua prima volta in America e non vedeva l’ora di andarci, perché è stata sempre affascinata da questa città grazie a Richard, uno dei due militari americani nascosti dalla sua famiglia in casa ai tempi della seconda guerra mondiale, per proteggerli dai rastrellamenti tedeschi.

“Sai, Giovanna, ci sono case che toccano il cielo. La sera, se allunghi la mano gratti la pancia alle stelle e, se non stai attenta ti bruci le dita. La gente vola come le rondini tra i davanzali, i treni corrono sotto le strade solleticando le corna dei diavoli e i fiumi son così grandi che sembrano laghi; su questi laghi schizzano ponti sottili come aghi d’argento”

Parole di Richiard a Giovanna dodicenne

A distanza di tempo aveva saputo che quando i due soldati americani erano scappati a causa di un bombardamento sopra la città, Richard era morto.

L’entusiasmo era alle stelle, e partì all’avventura verso questo paese che sembrava quello delle fate.

Oltre a Gomez, il suo contatto americano a livello lavorativo, c’era Martine che l’aspettava (lei era la ex fidanzata di Francesco, l’uomo che Giò stava frequentando in Italia).

Martine era tutto ciò che la protagonista non era: divorziata qualche volta, (il divorzio c’era già in America) mantenuta, e senza mai senza un uomo ricco al suo fianco.

La scrittura è scorrevole, semplice, ma avvolgente: alcuni termini non si usano più, come “vo” invece di vado, o “negro” invece di afroamericano (il politicamente corretto non esisteva ancora), ma veramente gradevole alla lettura.

Questo è un viaggio vero e proprio attraverso la mente e la crescita di una donna già fuori dagli schemi per quegli anni, tutto farcito con maestria e reso ancora più intrigante da un colpo di scena al suo arrivo a New York.

Avrà vinto la sua guerra, Penelope? Tornerà a casa o si lascerà sedurre dal paese delle fate che sognava da bambina dodicenne?

” E sopportavo tutto perché una donna, dicevo, deve essere tale in umiltà e devozione. Ma chi è l’imbecille che per primo fece questo discorso? Abbiamo due braccia e due gambe ed un naso e un cervello: come gli uomini. Ma fin da bambine ci sentiamo ripetere che dobbiamo loro rispetto e ubbidienza. Perché? Abbiamo un ventre e desideri: come gli uomini. Ma loro possono far ciò che vogliono appena nati e noi fino a sessant’anni ci sentiamo ripetere che la verginità è il capitale più prezioso che una donna possa portare ad un uomo. Perché?”

Parole di Martine in un dialogo con Giò
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6 pensieri su “Oriana Fallaci – Penelope alla guerra (2/12)

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