Vademecum per Trattorie e Osterie

Mi piace mangiare in compagnia, perché è sempre un momento di condivisione.

Per lavoro ho dovuto pranzare anche in posti dove l’unica cosa che contasse veramente era l’etichetta. Sicuramente la location era di tutto rispetto, e anche le tovaglie in lino fino a terra, posate che si moltiplicavano e un cameriere pronto a versare il vino ogni volta che il bicchiere era vuoto, ma alla fine, una volta tornata a casa, (non sono una mangiona, eh!) finivo nel pub sotto casa a mangiare. Nota positiva era sempre il vino costato, a chi ha pagato, quanto dieci cene in trattoria.

Prediligo posti modesti e prezzi modici, ma ci sono delle regole ben precise per selezionare le trattorie o osterie giuste, che ho imparato col tempo e con l’esperienza di un ventennio in campagna.

IL PASSAPAROLA: frequentando moltissime persone che lavorano in trasferta e girano parecchio, come muratori, pittori, elettricisti ed idraulici, i veri intenditori sono loro: critici gastronomici e cultori del menù fisso.

IL PARCHEGGIO: quando provi un posto nuovo, soprattutto a pranzo, bisogna assicurarsi che nel parcheggio ci siano camion o tir, perché i camionisti che macinano chilometri e fanno da cavie, sanno esattamente dove si mangia bene e si spende poco.

IL BAGNO: la toilette è solitamente lo specchio della pulizia e la cura usata anche in tutto il resto della trattoria, e se il bagno è pulito, lo sarà anche la cucina (quasi senza ombra di dubbio)

L’ACCOGLIENZA: difficilmente, in un’osteria ci sarà un clima formale, ma tutti verranno salutati e fatti accomodare con un sorriso.

LA VELOCITÀ NEL SERVIZIO: conoscendo la loro clientela, (la maggior parte formata da lavoratori) nella pausa del pranzo, che mediamente è di un’ora tutto deve essere più rapido e indolore possibile, per sfamare il cliente e riusare il tavolo per il prossimo, ottimizzando spazio e tempo.

IL PREZZO: la cifra onesta e giusta per un menù fisso si aggira intorno ai dodici euro fino ad un tetto massimo di quindici, che consiste in: primo, secondo con contorno, acqua, un quarto di vino alla spina, caffè e coperto.

CORTESIE PER GLI OSPITI: ovviamente i clienti abituali godono sempre di alcuni bonus, che hanno conquistato col tempo e la frequentazione come la correzione del caffè gratis, un tipo di pane che piace di più, un posto a sedere preferito e tantissimo affetto.

LE PORZIONI: per chi è una buona forchetta, la trattoria è da sempre una meta obbligata, perché le porzioni risultano abbondanti, quindi chiedete prima di ordinare per evitare di lasciarne nel piatto metà, e fare andare il paranoia tutta la brigata di cucina, che si vede tornare indietro un piatto non pulito: potresti incappare nel titolare che ti chiede delucidazioni sul tuo avanzo disposto a darti cose sostitutive per non farti uscire con la fame, come un’amorevole nonna italiana con i nipoti.

FOTOGRAFIE IN BIANCO E NERO: osservate sui muri le fotografie, e se sono in bicolore potete stimare il loro anno di apertura, la conduzione familiare tramandata dai genitori ai figli, e un pezzo di storia del paese dove è situata.

Amo questi posti dove spesso ho lavorato, ma anche mangiato. Mi piace la familiarità che ti avvolge, e se trovi il tuo luogo del cuore diventi parte della loro quotidianità con gioia e dolori da condividere.

Non c’è cosa più bella di entrare in una trattoria e sentirsi come a casa.

Certo, non si avranno tovaglie in pizzo macramè, posate in argento e bicchieri di cristallo, ma baratto tutto volentieri con delle tovagliette, bicchieri di vetro, uno splendido sorriso accogliente, e una risata rumorosa che parte da dentro il cuore.