“Calzini spaiati” da tutta la vita

Oggi è la giornata internazionale dei calzini spaiati.

Nata da un insegnante di un scuola friulana ricade il primo venerdì di febbraio.

Il perché è molto semplice: fare in modo che vengano accettate le diversità di ognuno, per far si che non siano un difetto, ma un pregio.

Infatti, stamattina davanti a scuola i bimbi e le insegnanti hanno indossato i calzini di diversi colori e fantasia per sensibilizzare proprio loro, i nostri adulti del futuro.

Non sono mai stata una che badava al colore dei calzini avendo un cassetto disordinato agguantavo il primo paio che trovavo.

Ora, che questa cosa ha un valore aggiunto, porto con onore i miei calzini spaiati…

I miei calzini spaiati

Serena Dandini – La vasca del Führer

Il primo libro di quest’anno è stato proprio “la vasca del Führer”.

Quando è uscito, qualche anno fa, e come mi capita spesso, sono rimasta ipnotizzata dalla copertina: comperato senza sapere bene di cosa parlasse e per immenso rispetto verso Serena Dandini.

Già dalle prime pagine capisco, che non sarà una storiella leggera e spensierata.

L’immagine della copertina non è perfettamente uguale alla fotografia scattata da un collega di questa straordinaria donna,perché la foto e il fatto sono successi davvero.

Questa è la foto originale

Il libro inizia proprio con la descrizione di questo bagno, e del motivo per cui, Lee Miller, si è lavata proprio nella vasca del Führer.

Il racconto fatto è un omaggio reale, forte, che la scrittrice ha romanzato. Una vita fuori da ogni schema, perché Lee, li ha rotti tutti…uno per uno.

Partita da una cittadina di provincia adagiata sul fiume Hudson ha scalato il mondo e bruciato le tappe di ciò che non esisteva nemmeno come pensiero: la libertà di essere donna e fare ciò che era solo riservato agli uomini.

Parliamo di un periodo compreso tra gli anni ’20 e e gli anni ’50 e capite il mio stupore nel leggere le sue gesta.

Grazie alla sua bellezza, ha iniziato a lavorare come modella per “Vogue”, ma questo non era abbastanza.

Suo padre era un grande appassionato di fotografia e fin da piccola la ritraeva nuda e senza il minimo tabù da parte di entrambi: non c’era nulla di malevolo in questo. Oltre a posare per lui, ha anche imparato ad usare la macchina fotografica ed a sviluppare le foto con grandissima passione per lo strumento.

Il suo arrivo a Parigi e la sua grande avvenenza mescolata alla sua intraprendenza la rendono una donna corteggiata ed amata da molti.

È stata musa e amante di Man Ray da cui carpisce ogni segreto dietro la macchina fotografica. Lui impazzisce per lei, ma non si possono tarpare le ali alle farfalle e lei vola via.

Conosce Picasso che le dedica un quadro diventandone amica insieme a Max Ernst, Jeans Cocteau.

Lei è surrealista senza saperlo e passa estati con gli amici in case dove si pratica amore libero e nessun tipo di freno inibitore.

Purtroppo la guerra, che era solo un alito di vento, li coglie impreparati e quando capiscono che il conflitto non è così lontano, Parigi viene devastata dal conflitto.

Sarà la prima fotografa donna ad entrare, dopo la liberazione, nel campo di concentramento di Dachau ed a documentare con la sua inseperabile Rolleiflex, ciò che il mondo non aveva il coraggio di guardare.

Due fatti mineranno per sempre la sua vita: lo stupro avvenuto da bambina, mai risolto con le terapie adeguate, e l’entrata a Dachau.

Un libro che consiglio a tutti, perché la memoria non venga persa, perché Lee Miller deve essere ricordata.

Letta l’ultima riga del libro, mi sono domandata come abbiamo fatto a retrocedere così tanto nei diritti umani, in special modo quelli delle donne. Se in quegli anni erano già stati scardinati i princìpi in cui il genere femminile aveva libertà d’azione, come siamo tornati alla donna casa-figli-focolare?

Beastie Boys experience

La mia settimana è stata un delirio, la prossima un delirio al cubo, e sentivo il bisogno di riascoltare questo album totalmente strumentale dei Beastie Boys, che non solo solamente quelli di “Hey, ladies” o di “Sabotage”, ma negli anni hanno affinato il loro gusti, perché prima di essere mc’s, sono musicisti.

Qui c’è la fusione di ciò che sono, ciò che amano e le loro passioni.

MCA, scomparso nel 2012, rimase folgorato dalle sofferenze del popolo tibetano e divenne attivista per i diritti umani. Si avvicinò al buddismo con convinzione, e anche la loro musica ne venne contaminata.

Se la domenica è in relax…beastie boys instrumental!

Viaggiare stando fermi

Se ognuno di noi potesse dedicarsi del tempo in totale solitudine, con un foglio bianco e una penna davanti, senza nessuna interruzione, senza intralci dall’esterno, con la musica del cuore, cosa sarebbe capace di scrivere?

Non è necessario viaggiare per esplorare nuovi mondi…è sufficiente la fantasia con un groviglio di ricordi, emozioni e immagini, che il nostro cervello rielabora cambiando sfondi, personaggi, animali: un diorama che scorre su rulli.

Alcune volte estraniarsi dalla realtà è una salvezza per molti, perché la bruttezza del mondo non ci renda troppo cinici, depressi, o cattivi.

Quando riesco, lo faccio spesso.

Isolarsi è una forma di cura, di rimedio ai problemi, aiuta a riflettere, e ci impone un confronto onesto con noi stessi.

A molti il silenzio spaventa, come la solitudine, ma a me dà forza, mi rinvigorisce.

Emilio Salgàri ha scritto libri meravigliosi su luoghi esotici senza nemmeno visitarli prendendo spunti da articoli di giornale e dalla sua fantasia sconfinata.

Attenzione però, la fantasia è un coltello con una doppia lama per i mitomani, che creano vere e proprie storie improbabili e per i sospettosi, che costruiscono la loro verità a piacimento molte volte accusando, il malcapitato di turno, di non essere pienamente sincero.

Come sempre, gli stumenti che abbiamo vanno usati per bene, e se non si è in grado possono provocare danni.

La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto.

Albert Einstein

Patriarcato & Rispetto

Avvertenze per i lettori:
questo post potrebbe dire cose impopolari e andare su e giù come la peperonata dopo cena, ma vorrei cercare di farmi chiarezza.
Le vostre opinioni sono sempre ben accette, anche quelle contrarie…con garbo.

Low

Giorni fa ho letto un post di una blogger che non conoscevo:

Il Patriarcato c’è ancora nel 2023 C’è da far pensare !In molte famiglie sia la moglie che il marito entrambi lavorano e con il loro lavoro mandano avanti la famiglia e sopperiscono al fabbisogno famigliare , ma non sempre la moglie riesce ad avere la disponibilità economica personale per potersi staccare dalla famiglia nel caso […]

Il Patriarcato c’è ancora nel 2023

Man mano che scorrevo le righe mi saliva il veleno, ma non per chi lo ha scritto, bensì per la situazione drammatica di vita sua, e di tutte le donne maltrattate e umiliate.

È una cosa più forte di me non passare oltre, perché ancora una volta non capisco, e non riesco a capacitarmi di come una donna possa resistere anche solo un’ora accanto ad un uomo che la maltratta.

Rispetto. Rispetto & Rispetto.

Sempre e solo quello, e null’altro.

Parliamo di patriarcato? Dai!

Patriarcato: in antropologia, tipo di sistema sociale in cui vige il ‘diritto paterno’, ossia il controllo esclusivo dell’autorità domestica, pubblica e politica da parte dei maschi più anziani del gruppo. La famiglia estesa dominata dal patriarca sarebbe stata, secondo alcuni antropologi evoluzionistici dell’Ottocento, l’istituzione centrale della società primitiva basata sulla parentela. Essa avrebbe formato un gruppo corporato che reclutava i propri membri per agnazione (discendenza per linea maschile). Questa tesi fu ripresa da S. Freud, secondo il quale la società umana ebbe origine dall’orda patriarcale dominata dal padre o dal maschio più anziano.

Parolone difficile da interpretare, anche storicamente, ma ormai lo si stende un po’ ovunque come il “metoo” di qualche anno fa.

Io sono favorevole al “metoo”, perché il dolore di uno stupro o molestia che sia, va denunciato: subito o dopo vent’anni, va fatto.

Purtroppo ci sono donne che vivono la loro vita con questo enorme buco esistenziale, non avendo il coraggio di dirlo, e questo le divora dentro, corrode le carni, l’anima.

Penso spesso a cosa farei io in una situazione di maltrattamento nel rapporto uomo/donna, (credo che, di questo argomento si possa parlare unicamente per esperienza diretta o per ipotesi) e non ho una soluzione.

Ho un carattere molto poco addomesticabile: posso ondulare, ma difficilmente mi spezzo, e se il mio compagno usasse violenza su di me sarei molto sorpresa come prima reazione, ma la seconda sarebbe di difesa, senza ombra di dubbio.

Questo è un sentiero difficile da percorrere, ma ci ho provato per un qualcosa che ho scritto tempo fa: ho avuto modo di documentarmi, di seguire storie di ordinaria follia con finali terribili, ma anche di felicità per la fine di questi pseudo rapporti.

Si può fare!

Si può reagire: combattere per la propria vita è un atto dovuto, il rispetto di noi stesse, in primis, e se ci sono figli in comune, mi chiedo ossessivamente quale insegnamento possiamo tramandargli? Che gli atti di violenza sono tollerati con le solite scuse del:

“è stanco”

“è colpa mia se la cena non era buona”

“dovevo fare più attenzione a non farlo arrabbiare”

“stiamo insieme per i figli”

“so come prenderlo”

“vorrei lasciarlo, ma mi ammazza se lo faccio”

“non ho soldi a sufficienza per lasciarlo”

“non posso tornare dalla mia famiglia, perché sarebbe peggio”

“sto con lui perché è l’unico che riesce a tollerarmi”

“io lo amo ancora”

L’ultima scusa è quella che mi lascia ammutolita. Sono cresciuta rispettando e pretendendo rispetto, e per fortuna o per amor proprio non sono incappata in relazioni tossiche, ma l’amore che cos’è? Non è una condizione di benessere costante, un galleggiare in una mare confortevole di fiducia reciproca e affetto?

Allora, come si fa ad amare chi ti sottomette e umilia? Come si può anche solo lontanamente pensare di cambiare un uomo, che già nei primi appuntamenti decide cosa mangiare per entrambi, dove andare senza minimamente chiedere la tua opinione, o ti guarda male perché interagisci con altri uomini? Parlo di chiacchiere, di scambi amichevoli.

Ecco.

Magari ci si sposa da giovani e poi si matura. I figli crescono e intanto vivono la loro crescita in un ambiente ostile: sono costretti a far silenzio per non disturbare “il padrone” che torna a casa stanco e tu, donna, sei nel mezzo e cerchi di accontentare ogni suo capriccio per il quieto vivere.

Perché?

Dobbiamo rompere gli schemi, andare via, lontano. Sì, perché nel 2023 possiamo chiedere aiuto ovunque e a chiunque: numeri verdi per i maltrattamenti, far finta di ordinare una pizza da asporto alla polizia, rifugi in comunità protette per voi e i vostri figli.

Purtroppo l’aiuto si chiede quando il fatto è già successo, quando la violenza è già compiuta almeno più di una volta.

A sbagliare, care donne, siamo noi, e lo dico denti stretti, a malincuore, ma è così, perché quando accettiamo di chinare la testa e sottometterci al padre padrone in famiglia e poi ripetiamo lo stesso medesimo errore scegliendo un uomo fotocopia di nostro padre lì, passiamo da uno stato di possessione ad un’altra.

La cultura patriarcale non può essere soppiantata da una matriarcale. Per il mio modesto parere è errato anche questo. In un ménage familiare bisogna collaborare, e non deve esistere prevaricazione: tu fai questo, io faccio quello.

Nell’ultimo decennio donne di un certo potere mediatico (scrittrici, attrici, politiche, e influencer) stanno combattendo una battaglia su più fronti per poter dare alle donne voce in capitolo sulla loro vita, con dibattiti, manifestazioni, proteste, libri e podcast ed è cosa buona a e giusta, ma non è abbastanza se esistono ancora femminicidi, stupri, molestie e disagio sociale.

La legge approvata chiamata “codice rosso” inasprisce le pene, ma lì, per me è già troppo tardi.

La scuola non aiuta, le famiglie dove non s’insegna la parità di rispetto, nemmeno, ma non siamo sole anzi, non siete sole.

Chiedete aiuto a chiunque, non abbiate paura di mostrare i lividi, non copriteli, lasciate che tutti li vedano, non dovete vergognarvi…semmai è chi alza le mani a doversi nascondere. Siate coraggiose e lasciateli soli questi trogloditi, ma se non ci riuscite da sole fatevi aiutare dagli amici, dai fratelli, dai colleghi, dal verduriere vicino a casa, dal giornalaio, dalle vicine, dalla famiglia.

Documentate tutto, andate al pronto soccorso, fate foto.

Come dico sempre quando sento fatti di cronaca su questo argomento: “prima o poi si addormenterà questo umucolo, e potrai decidere cosa la tua rabbia ti dirà di fare”.

Non fraintendetemi: non è un’istigazione a delinquere, ma solamente “ad azione corrisponde reazione”.

La storia ci insegna tutto il male che abbiamo subìto senza poter reagire: bruciate vive, vendute, denigrate, senza nessun diritto, nemmeno di voto.

È ora di darci un taglio! Alzate la testa e combattete! Se non per voi, ma almeno per le nostre figlie…insegnate che non è giusto subire. MAI!

Lascio la mia recensione su un libro stupendo, che parla delle donne e delle loro battaglie. Era il 1961. Lei era Oriana Fallaci:

Oriana Fallaci – Il sesso inutile (1/12)

P.s. Un ringraziamento va a Desirè, che mi ha permesso di ripubblicare il suo post, ma soprattutto di aver avuto il coraggio di parlarne. Sei grande!🖤

La verità sui mulini bianchi

Da anni gli spot pubblicitari televisivi sono accusati di dare un’immagine della famiglia e delle donne falsa e legata a una vecchia mentalità. Anche di recente qualche collega blogger si è lamentata di certe immagini idealizzate della famiglia e di un’idea di donna impossibile da raggiungere. Potrei essere d’accordo, ma ditemi che canali seguite e […]

La verità sui mulini bianchi

Un grazie speciale a Tony per aver scritto questo post. Riporto sotto ciò che avevo scritto in merito a come il marketing ci instrada verso l’omologazione.

Ovviamente, i TG in contro battuta fanno vedere quello che il mondo è realmente, ma anche qui, si distorge la realtà a favore della paura e del panico.

Non credere nei media in ogni caso sarebbe la scelta migliore, per me.

Quando il figlio onora il padre

Con la morte di Taylor ho realizzato quanto contassero per me i Foo Fighters.

Per circa dieci anni ho ascoltato tutti i giorni i loro album, ho usato Wasting light come sottofondo per scrivere il mio libro, (anni e anni di scrittura) mi hanno accompagnato nei viaggi in treno, in auto, mentre correvo, quando piangevo per una grande perdita, quando ballavo e saltavo sotto il palco con il pezzo d’apertura “White Limo”…un’esplosione di emozioni intense, la cicatrice che non faceva più male.

Solo ora, dopo mesi, sono riuscita ad ascoltare e guardare per intero il video di “My hero” con il figlio di Taylor, Shane, alla batteria e tutta la sua rabbia.

Sentimentale? No, grata.

La passeggera impicciona

Come sapete da sempre, odio guidare.

La patente l’ho presa a 30 anni per sopravvivenza: le distanze in campagna sono troppo lunghe da percorrere a piedi, e serve la macchina ma quando posso, faccio volentieri la passeggera.

Guardo fuori dal finestrino con la stessa curiosità dei bambini, in special modo le case: sono innamorata dell’estetica di ogni abitazione.

Poi, qui in campagna è una vera e propria gara all’orto e al giardino più bello. È una questione di bellezza tramandata da genitore in genitore.

Ci sono case vecchie, dei primi del ‘900 che hanno ancora le ghiacciaie: collinette in terra dove venivano stipate, sotto ghiaccio, le provviste per l’inverno, soprattutto la carne, i salumi con il sale, in modo che non si deteriorassero.

I vecchi pozzi, ormai diventati ornamentali sono splendide fioriere che in primavera esplodono di colori e petali, mentre su quasi ogni facciata fa capolino la meridiana in ceramica dipinta, cariole diventatate vasi di fiori, (io ho un torchio con delle piante grasse) mini giardini orientali ricavati dal bamboo, gazebo strabilianti in ferro battuto sfoggiano set da giardino impeccabili con imbottiture e cuscini di colore bianco, prato tagliato con la forbice, alberi fieri e acconciati con la maestria dal padrone di casa…ma la cosa che mi lascia sempre a bocca aperta è come impilano la legna: la precisione d’incastro non prevede errori e sembra un grandissimo mosaico di legno.

Mi domando sempre: “Ma come fanno ad avere questo ordine meticoloso?”

Guardo fuori dal finestrino e vedo i fazzoletti di terra che cambiano colore a seconda della stagione, gli aironi che banchettano, le cornacchie che lasciano cadere le noci in strada per farle rompere alle macchine che passano.

Di sera, poi, mi soffermo sulle finestre illuminate e guardo dentro.

Lo so, non si dovrebbe, ma che male c’è? Ammiro e basta.

Da piccina andavo con una mia amica nella sua casa in montagna in un paesino sperduto e quasi disabitato. Le case diroccate erano il nostro divertimento e partivamo all’esplorazione trovando vecchie monete, bottiglie di vetro, libri e pezzi di quaderni.

Non ci siamo mai preoccupate del tetto pericolante o della sporcizia: galvanizzate dalla scoperta.

Quelle che amo alla follia sono le baite di montagna e le case al mare soprattutto quelle dei pescatori con i colori delle pareti esterne forti, piccole e quasi sempre adornate da fioriere in nunce con le pareti o in netto contrasto.

È bello che qui, stanno ristrutturando i vecchi casolari invece di costruire nuove abitazioni: si rigenerano materiali di pregio come le tegole di una volta fatte a mano, o mattoni, travi si legno di noce ancora perfette e pianelle di cotto.

La casa è come un cuore pulsante, una parte del nostro passato, un rifugio da ciò che non possiamo combattere.

Le aspettative del mondo verso di noi Vs “Resto umile”

Non ho ancora capito bene cosa si aspetti il mondo da noi. Parlo di ciò che vorrebbero che fossimo le pubblicità, i media, e qualsiasi cosa sia immagine.

Le persone no! A chi ci ama andiamo bene così, con i nostri difetti, le crepe, le cicatrici, i capelli arruffati, la camicia abbottonata saltando un bottone.

La pubblicità è una cosa che non guardo mai, perché mi annoia, eppure l’altra sera sono stata catturata da questo video di una famiglia tipo, in una casa tipo, con figli tipo.

Smettetela subito! Siete irritanti!

Sì, perché nessuno e dico nessuno ha quello standard di perfezione lì…impossibile!

Perché dovete farci sentire dei mediocri confusionari e casinisti solamente per la nostra quotidianità?

La cosa bella della TV è il potere di guardare o meno, ma siamo bombardati ovunque da questo modello di perfezione inesistente.

Cartelloni pubblicitari, internet, TV, ci mostrano una realtà falsata, un mondo di marketing aggressivo e destabilizzante. Non riguarda solamente la sfera di abitazione, lavoro e tempo libero, ma anche la nostra persona.

Per le donne, poi è un bagno di sangue tra skincare e peli si o peli no, dimagrire, potenziare, truccarsi, vestirsi in modo appropriato, ecc…

Io non ce la posso fare! Non mi interessa farlo, per una semplice ragione:

LA PERFEZIONE NON ESISTE!

Ognuno sceglie ciò che lo fa stare meglio, ed è giustissimo, a meno che questo non diventi una frustrazione, un monito all’omologazione, perché “se non rientro in questi parametri non sarò accettato dalla società”.

Questo atteggiamento va per la maggiore e mi spaventa: abbiamo cancellato i tratti somatici con dei fondotinta che sembrano stucchi veneziani, lisciato i capelli con piastre alle microsfere di cera, mangiamo cose che hanno sapore di una scatola di cartone per dimagrire, ottimizziamo il tempo per è tutto una corsa al massacro incastrando la palestra nella pausa pranzo, andando a correre prima di colazione, bruciando energie ancor prima di aprire gli occhi, per raggiungete il bramato standard sociale.

La frase “lo fanno tutti” mi rende inquieta, perché io voglio essere nessuno!

Mi rattrista vedere faticare per ottenere un’esteriorità di comunità, indebitarsi per l’ultimo modello di telefonino,o per andare in vacanza perché i colleghi possano ammirare, sul tuo profilo social, dove sei stato, cos’hai fatto, cos’hai mangiato.

Quando siamo finiti nel baratro delle ovvietà tristi? Quando abbiamo smesso di pensare, che essere unici sia un difetto di produzione?

Le pareti beige, la pelle beige, il cardigan beige…viviamo in una mezza nuance!

Ho una personalità spigolosa, vesto prevalentemente di nero, non uso le mezze misure, non mi trucco, e se ho un brufolo lascio che faccia il suo decorso, ho le rughe dei miei 46 anni, la mia casa, seppur pulita, sembra non apprezzare l’ordine, le pareti di casa sono di colori diversi, i muri pieni di quadretti un pochino storti.

Sono ancora viva…e felice.

P.s. Se il problema in soldoni è cosa possano pensare gli altri e farne argomento di discussione nella loro vita incolore e insapore, va bene e non m’interessa minimamente!

Musica & Musica

Qui vorrei lasciare qualche pezzo della mia Musica, quella che nei 365 giorni ho ascoltato, riascoltato quasi ossessivamente per uscire dai problemi, dal dolore, per ballare da sola.

La terapia con la musica è quella che mi piace di più: non c’è nulla che mi tiri fuori dal mal di vivere come lei.

Non è una playlist…è la mia musica del cuore.

Alle cadute si brinda sempre!
Quanto mi manchi Taylor!
Colmare la lontananza
Leggendo “Just kids”
Le parole pesano come macigni
Passato, presente, futuro
Torino, solo amore
Una casa accogliente, una madre non mia
Musica per vecchi animali
Stupenda
Anni ’80 remake
Aggrapparsi forte ai sogni