Le parole che pesano

Il testo di questo pezzo è un grido disperato dall’inizio alla fine.

È tutto quello che penso racchiuso in strofe e senza tralasciare il dolore e la rabbia.

Ma voi non vi sentite mai impotenti di fronte a questo scempio ideologico, a questa mattanza umana che ci passa ogni giorno davanti agli occhi e ci scava dentro?

Se il pezzo non vi piace, il testo vi sviterà il cervello e vi costringerà a fare i conti con quello che di solito ignorate, che è lontano da noi…come la guerra, la fame e la miseria umana.

In compenso abbiamo sott’occhi la “pubblicità meno progresso” del mondo adattata ad ogni target di età…corpi perfetti, corpi immortali…

“IL MONDO È UN CORPO PIENO DI LIVIDI” (cit.)

Ecco il testo:

Stanco di vedere le parole che muoiono
Stanco di vedere che le cose non cambiano
Stanco di dover restare all’erta ancora
Respirare l’aria come lama alla gola
Andare a piedi fino a dove non senti dolore
Solo per capire se puoi ancora camminare
Il mondo è un corpo coperto di lividi
E i miei pensieri sempre più vividi
Corpi sulla strada che di lasciano affittare
Tavole anatomiche da saccheggiare
Corpo perfetto, corpo immortale
Il corpo è la frontiera che si può violare

Santi burocrati, sangue d’ipocriti
La vita spesso è una discarica di sogni
Che sembra un film dove tutto è deciso
Sotto ad un cielo di un grigio infinito
Santi burocrati, seme d’ipocriti
La vita è scritta sopra a un cumulo di sogni
Come in un film dove tutto è deciso
Sotto ad un cielo di un grigio infinito

Andare a piedi fino a dove non senti dolore
Solo per capire se puoi ancora camminare
Sono le gambe piene di lividi
Sono pensieri sempre più ruvidi
Corpi di macerie da telegiornale
Corpi diplomatici in diretta a conquistare
Suona la marcia, suonala ancora
La morte veste bene quando scatta l’ora
Cristi che piangono per troppo dolore
L’angoscia di un pianeta che puoi sezionare
Taglia la torta, tagliala ancora
Chi è ricco resta vivo mentre il povero muore
Corpi e macerie da conquistare
Per un corpo d’armata sotto le fanfare
Corpo straziato, corpo a corpo
Il corpo è l’innocenza che si può spezzare

Santi burocrati, sangue d’ipocriti
La vita spesso è una discarica di sogni
Che sembra un film dove tutto è deciso
Sotto ad un cielo di un grigio infinito
Santi burocrati, seme d’ipocriti
La vita è scritta sopra a un cumulo di sogni
Come in un film dove tutto è deciso
Sotto ad un cielo di un grigio infinito

Santi burocrati, sangue d’ipocriti
La vita spesso è una discarica di sogni
Che sembra un film dove tutto è deciso
Sotto ad un cielo di un grigio infinito
Santi burocrati, seme d’ipocriti
La vita è scritta sopra a un cumulo di sogni
Come in un film dove tutto è deciso
Sotto ad un cielo di un grigio infinito

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Libero arbitrio

Il libero arbitrio è un concetto filosofico e teologico secondo il quale ogni persona ha il potere di decidere gli scopi del proprio agire e pensare, tipicamente perseguiti tramite volontà, nel senso che la sua possibilità di scelta ha origine nella persona stessa e non in forze esterne. 

Amo queste due parole insieme e adoro possederlo. Le costrizioni sono un peso ingombrante da portare, sia fisicamente che mentalmente, ma non è sempre possibile decidere in totale libertà, senza suggestioni esterne, perché viviamo in una comunità: tante teste, tante opinioni.

Il libero arbitrio è un periodo che se la passa male, lo vedo maltrattato e schiacciato da un moltitudine di situazioni difficilmente affrontabili.

Risorgerá come la fenice? Solo il tempo ce lo dirà!

Nel frattempo che aspettiamo la rinascita cerchiamo di tenerci allenati, e prendiamo decisioni non facendoci travolgere dal volere altrui. Pensiamo di più con la nostra testa, reagiamo al torpore cerebrale che avvolge questi anni.

Mi capita spesso di pensare agli influencer: com’è possibile che il mio stile nel vestire, nell’acconciatura, nel pensare venga solo minimamente influenzato da qualcuno che nemmeno conosco?

Per me resta un mistero.

Siamo esseri pensanti, no? E allora usiamo il cervello senza bere tutto come oro colato.

Capisco le mode, capisco il make-up, ma il resto dovrebbe essere potere decisionale dell’individuo.

Ogni post che leggo trovo sempre nei commenti chi si schiera da una parte o dall’altra senza realmente informarsi: …solo perché l’ha detto Tizio o Brunilde.

A forza di non far girare le rotelline autonomamente, queste si bloccano.

Non c’è più quel profumo di tempesta ideologica per strada, di rivoluzione, di lotta e ideali. È tutto un trascinarsi e vivere in funzione del pensiero di altri.

Sono leggermente preoccupata!

Anni di manifestazioni, occupazioni, proteste ed è tutto spazzato via dagli influencer, dagli opinionisti, da chi ha sempre la risposta pronta per ogni quesito.

Voglio il silenzio. Mi serve come l’aria, e invece c’è sempre un brusio di fondo che m’innervosisce.

È proprio questa eredità sterile di concetti che vogliamo lasciare alle nuove generazioni?

Mi piacciono le persone che dicono quello che pensano, e soprattutto mi piacciono le persone che fanno quello che dicono!”  Mafalda

.

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Low & la Cura

Foto personale

Ho deciso di ripubblicare questo post, perché in questi giorni di grande frenesia sto ricevendo gesti di affetto incondizionato.

Non sono abituata, lo dico sinceramente.

Ci sono persone che mi stanno dando tantissimo e in modo spontaneo ed io, che sono sempre molto attenta a guardarmi le spalle provo una sensazione di benessere.

Ne parlerò molto più dettagliatamente tra qualche giorno…

I grazie non sono sufficienti.

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Coriandoli a Natale

Immagine di Unsplash

Sono giorni che mi porto in giro questa canzone senza poterne fare a meno.

E’ inutile sai,
il male che fa
il peso di un bacio
L’hai dato soltanto
perché eri da solo

La colpa dov’è
Qua intorno non c’è
Sai dirmi tu dov’è?
In un giorno che piove

Un giorno che tu
ti senti inutile
Coriandoli a Natale
E magari è ancora troppo stanco per ricominciare
Ma scommetto che poi
Tu te ne andrai

E’ semplice ma
ma non dire che
la vita ti prende
soltanto alle spalle
Ti ha preso in un giorno che ti senti inutile
Coriandoli a Natale
E magari è ancora troppo stanco per ricominciare
E magari è ancora troppo stanco per ricominciare
In un giorno che
ti senti inutile
Coriandoli a Natale
Ma scommetto che poi
Tu te ne andrai

E’ inutile sai
Vorrei ma non puoi

Toccarmi nel cuore
Entrarmi negli occhi
Ti ha preso in un giorno che ti senti inutile
Coriandoli a Natale
Ma scommetto che poi
Tu te ne andrai
Tu te ne andrai
Tu te ne andrai
Tu te ne andrai

Erano anni che non l’ascoltavo, anni in cui la vita è andata avanti veloce, alcune volte così spietata da non lasciarmi prendere fiato, altre dolce come un bastoncino bianco e rosso di zucchero.

Il testo ha proprio quel sapore, lo stesso profumo di quegli anni.

È inutile allontanare le sensazioni, perché tanto tornano anche se non vogliamo…non decidiamo ciò che l’anima fa salire al cervello…mai!

Ci sono periodi di transizione ai quali nessuno può sottrarsi. Ho paura di sanguinare ancora, ma la mia indole mi porta a spingermi oltre al baratro e saltare.

Allora salto…

So che qualcuno sarà giù ad aspettarmi, a medicarmi se mi sono ferita e a stappare una bottiglia per festeggiare.

Allora sì…i coriandoli a Natale ci stanno tutti.

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Dorothy & le scarpette rosse

Foto personale

Ieri abbiamo mangiato pane e scarpette rosse…

Già…ieri.

E oggi?

Oggi tornano nella scarpiera per uscire il prossimo anno: stesso posto, stessa ora.

A me le scarpette rosse mi ricordano Dorothy del Mago di Oz quando batteva i tacchetti pronunciando “nessun posto è bello come casa mia”.

Nessuno toglierà dalla mia mente questo ricordo felice.

Se abbiamo bisogno di un simbolo, se necessitiamo di segnare sul calendario la data, questo significa che il problema esiste e non è stato risolto.

Non puoi pensare di trovare una soluzione efficace senza il supporto dello stato, non puoi pensare che sia solo violenza fisica.

È violenza quotidiana quella subìta dalle donne e se non prettamente fisica, si usa quella psicologica in ogni ambito: scuola, famiglia, lavoro.

Quante di voi vengono strumentalizzate perché donne, quante si lasciano inconsapevolmente strumentalizzare?

Perché?

Perché siamo cresciute in una società organizzata così: c’è poco da dire!

Non ho nessuna intenzione di fare l’ennesima predica con consigli annessi, che a quello ci pensano gli altri…abbondantemente!

Oggi è il 26 novembre, e la rabbia non diminuisce.

Dorothy aveva il potere magico di poter tornare a casa con il battito dei tacchetti.

Il potere di decidere se stare o andare è ciò che possiamo avere in qualsiasi circostanza, e quello non ce lo può togliere nessuno.

I segnali che ci mandano i comportamenti di chi circonda sono chiari, e dobbiamo essere brave a coglierli per evadere da situazioni pericolose, perché abbiamo secoli e secoli di esperienza.

Il sesso debole dicono, ma non è così.

Siamo noi a scegliere nei rapporti umani intrecciati con gli altri e sempre noi dobbiamo allontanare subito e senza possibilità di ritorno.

Sono veramente stufa di dover assistere al circo mediatico che si innesca ogni 25 novembre.

Anche in questo caso si rispolverano “le uniformi da parata” e il politicamente corretto ci impone di condannare duramente.

Oggi, il giorno dopo, è cambiato qualcosa?

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Vóla bâss e schiva i sass…

Immagine personale

Nel periodo storico che stiamo vivendo (con mia grande fatica) dove l’unica cosa che conta è apparire, costruire un contenuto che ti faccia avere più visibilità possibile, inverto la tendenza.

Il sottotitolo del mio blog è la chiave della mia esistenza: fai, senza incensarti troppo…però fai!

Low Profile ha dato l’inizio a tutto, ma senza manie di protagonismo.

Scrivo quello che penso, che mi piace, ma soprattutto ci tengo a mettere i punti sulle “I” di ciò che non mi aggrada, o peggio, che mi fa incazzare.

Condivido? Certo, ma è più che altro un’esigenza di trovare qualcuno che sia affine a me come pensiero.

Perché? Mi dà speranza.

Una frase che amo molto è “non cresce niente dai diamanti”. Non c’è verità più grande!

Le cose troppo luccicose mi danno noia, come le persone che brillano di luce riflessa e non della propria.

C’è una sottile e significativa differenza che solo con molto allenamento a contatto con il genere umano si può capire.

Tornate a vivere quella vita semplice dove, l’imprevisto non può essere calcolato, ma semplicemente affrontato.

Per schivare i sassi è necessario volare basso e prestare molta attenzione a cosa si fa. Tutto questo finto protagonismo vi rende molli e abbassa la vostra soglia di guardia. Non ve ne rendete conto?

La capacità di reazione è necessaria.

Mentre pensate di mettere 4 filtri alla vostra foto…la vita scorre e vi passa sopra.

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Lo spirito continua dei Negazione

Un testo di fuoco…non ci si arrende!

Ecco il testo:

Lo spirito continua
Continua lo spirito
Dietro lamenti melodiosi
Risuona la voce di un vecchio
A raccontare il senso di una vita
Collezione di attimi
Per le sensazioni più belle
Ma lo spirito continua
Leggo di me negli occhi di gente sconosciuta
Leggo di me in loro
E non sono ostili
Ma il ricordo puo’ uccidere il bisogno
Non ho paura di quel rumore
C’è un lampo nei tuoi occhi
Che non potrò mai spiegarti
Mentre ti alzi e te ne vai
Guardo verso una parola lontana
Il gioco di immagini e’ riuscito
Esplode una risata sensuale
Io sorrido sopra il mio odio
Scoprendomi dentro un amore spesso negato
Scopro te nel mio corpo
Non voglio ucciderti
Devi solo imparare a conoscermi
Io farò lo stesso
E forse allora anche la ferita
Farà meno male
Lo spirito continua
Potremo davvero essere vecchi e forti

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Tre anni…

Immagine personale

Tra qualche giorno saranno tre anni…

Tre anni che scrivo, leggo, commento, abbraccio virtualmente persone, alcune volte m’incazzo…come nella vita!

Ringrazio voi per esserci, per aver condiviso tanti pensieri, riflessioni e anche per non essere d’accordo, ma costruire un dibattito piacevole e stimolante.

Grazie per avermi seguito nel percorso di pubblicazione del mio libro, di aver atteso pazientemente.

Tornerà…sappiatelo!

Come è mia consuetudine, lascio il mio primo post scritto che ha dato il via a tutto.

Quest’anno ne aggiungo un altro che può spiegare il perché di tanta passione per la scrittura.

Solo Amore…Vostra Low🖤

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Ultimo aggiornamento e … consegna!

Foto personale

Volevo darvi l’ultimo aggiornamento di “Quando le lacrime si confondono con la pioggia”

La bozza definitiva è stata editata.

La copertina è stata approvata.

Tra qualche giorno vi arriverà una mail per la conferma dell’indirizzo di spedizione.

Passeranno 3/4 settimane per la ricezione del libro o dell’ e-book che avete acquistato.

Sono felice che la mia storia possa raggiungervi.

Fatemi sapere se vi è piaciuta…ci tengo molto!

Grazie per la pazienza.

Vostra Low…o se preferite Simona.🖤

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Sangue misto – Lo straniero

Sempre stata il numero zero! Era il lontano 1994…cos’è cambiato? Siamo peggiorati di parecchio, e basterebbe così poco: mettersi nei panni di chi abbiamo di fronte.

Vi lascio il testo:

Io sono il numero 0
Facce diffidenti quando passa lo straniero in sclero, teso vero
Vesto scuro, picchio la mia testa contro il muro
Sono io l’amico di nessuno stai sicuro
Resto furoi dalla moda e dallo stadio
Fuori dai partiti e puoi giurarci, io non sono l’italiano medio
Ma un cane senza museruola
La N E la doppia F A Passaparola
Chico canta che ti passa, ma non mi passa più
Testa bassa, la repressione
Mi butta giù schiaccia
Quando lo sbirro mi dà i pugni nella faccia
Per me lo stato è solo stato di minaccia
Quando vedo il tunisino all’angolo che spaccia
La nera presi a schiaffi del magnaccia
Io so che è tutto made in Italy perciò
Non chiedermi se canto Forza Italia o no

None none… e la mia posizione è di straniero nella mia nazione

None none… e la mia posizione è di straniero nella mia nazione
None none… e la mia posizione è di straniero nella mia nazione
None none… e la mia posizione

Non parlate alla straniero e lo guardate male
E ogni singolo secondo la tensione sale
E’ SangueMisto e non rispetta piu’ il confine
Viene da dove era stato cacciato fuori come un cane
E ora non ci sto, non ci credo e non ne voglio piu’
Solo disprezzo per lo stato e le divise blu
Schivo come Neffa a 0 grado di fiducia
Quando la terra brucia
E’ allarme rosso per le strade, non sei più al sicuro
Tu stavi chiuso in casa ed è crollato il muro
Quindi adesso è tutto pronto per lo scontro
Con chi viene da fuori e non ci sta piu’ dentro

Quello che mi han dato da quando sono nato l’ho pagato
E ho visto ogni due anni una strage di stato

E’ un rompicapo, ma dubbi sui mandanti non ne ho
Sono lo straniero questo è quel che so

None none… e la mia posizione è di straniero nella mia nazione…
None none… e la mia posizione è di straniero nella mia nazione
None none… e la mia posizione è di straniero nella mia nazione
None none… e la mia posizione

Io quando andavo a scuola da bambino
La gente nella classe mi chiamava marocchino
Terrone “Muto! Torna un po’ da dove sei venuto!”
E questa è la prima roba che ho imparato in assoluto
La seconda è che sei fatto nell’istante in cui ti siedi
Quando sento la pressione dalla testa ai piedi
La situazione per me non cambia: era merda e resta merda
Per i cani della strada, razza bastarda
Alla sbarra sott’accusa ed ogni giorno c’e’ un buon motivo
E la giuria ha già detto ed il mio verdetto è negativo
Straniero nella mia nazione
Perché qualcuno vuol metter fine alle storie di un guaglione

La tensione in strada sale a 1000
Vivo questa situazione sopra la mia pelle
Giorno dopo giorno, notte dopo notte resto all’erta
Guardo le mie spalle anche se la strada è deserta
Stesso film, stessa storia:
Neffa ha già salvato quindi resta in memoria
E un guaglione mette a fuoco il suo pensiero
Resto fuori perché io sono lo straniero

None none… e la mia posizione è di straniero nella mia nazione

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Habemus bozza definitiva!

Foto personale

Aggiornamento di “Quando le lacrime si confondono con la pioggia”

Il viaggio è stato lungo e vi ringrazio per la vostra pazienza nell’attendere il mio libro.

Mi è stata inviata la bozza definitiva del libro in questi giorni e la copertina.

Dopo la mia approvazione di entrambe, il libro andrà in stampa e arriverà nelle vostre case come promesso.

Io non vedo l’ora che voi lo leggiate…

Spero sia valsa l’attesa!

Per chi non avesse preso il libro, ci sarà una sorpresa…entro la fine dell’anno!

La mia storia continuerà il suo viaggio, perché mi piace pensare che i suoi personaggi continuino a vivere.

Vostra Low🖤

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Le cicatrici che non ammettiamo di avere…

Foto personale

Ammettiamolo: abbiamo cicatrici che non sappiamo di avere e le percepiamo solamente quando si riaprono, perché non cicatrizzate bene.

Questo succede quando siamo vittime di un trauma che non si conclude, che non archiviamo a dovere, e rimane lì pronto a sanguinare quando la vita ci prende contro ancora.

Capita, a volte, di subire un torto, di provare un dolore che è simile a qualcosa che il nostro cuore, il nostro cervello ha già conosciuto: se abbiamo ancora ferite aperte…torneranno a tormentarci…statene certi!

In questo modo non si può vivere bene.

Bisogna risolvere, mettere la parola fine a qualsiasi tipo di rapporto per essere in pace, per non lasciare macerare le scorie del dolore, del rancore dentro di noi.

Le relazioni interpersonali sono sempre un’incognita, ma più cresciamo e meno siamo disponibili a intraprenderne per quelle cicatrici suturate male.

Che si fa?

Si fa pace col passato per non soffrire in futuro, si affronta…a testa alta!

Una volta lasciate alle spalle e chiuse, queste relazioni perdereranno d’intensità, l’anima peserà meno e sarà pronta ad accogliere anziché rifiutare.

Vostra Low 🖤

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Grazie a chi non molla!

Foto personale

Qui piove ancora!

La paura, l’angoscia di tutta l’acqua che ci scorre sotto, di fianco, davanti e dietro…

Mi viene solo da dire “Grazie”…

Attendiamo in silenzio, ma non senza fare, aiutare, collaborare!

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Porte girevoli & Rapporti umani

Foto personale

I rapporti umani sono come le porte girevoli?

Presumo a casa di qualcun altro…non nella mia.

Le chiacchiere con una mia cara amica si trasformano quasi sempre in riflessioni, concetti da esportare facendone tesoro.

In qualsiasi relazione umana c’è un inizio, un pezzo di vita condivisa e molte volte la fine della frequentazione per un sacco di motivi diversi.

Se qualcosa è andato storto, se il rapporto s’interrompe, non sempre si ha la possibilità di tornare indietro: ci sono persone che chiudono la porta a chiave e poi la buttano.

Usare la porta girevole intesa come  uscire dalla mia vita, farti un giro nella vita degli altri per poi ritornare non è un’opzione.

Non c’è “il diritto di recesso” come nei negozi…perlomeno non più.

La disponibilità, spesso, viene intesa come un accesso illimitato alla tua persona, una sorta di corsia preferenziale.

È solo una questione di rispetto verso gli altri e di amor proprio: servono entrambi, ma se manca uno dei due il rapporto si sbilancia quasi sempre.

“Io non odio persona alcuna, ma vi son uomini ch’io ho bisogno di vedere soltanto da lontano”

Ugo Foscolo

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Kina, Questi anni

Le parole che pesano, le parole che descrivono la sensazione che hai dentro…

Ecco il testo:

So ancora guardare in alto e perdermi nel cielo
Mentre vibro assieme ad un torrente
Penso all’acciaio che ci stringe, eh, eh, eh

Questi anni stan correndo via
Come macchine impazzite, li senti arrivare
Ti volti e son già lontani
(Ti chiedi cosa è successo) ti chiedi cosa è successo

La rabbia di quei giorni brucia ancora dentro
Ma poi c’è tanto veleno in noi
Gli altri stanno ancora ridendo
E noi qui a guardarci dentro

Questi anni stan correndo via
Come macchine impazzite, li senti arrivare
Ti volti e son già lontani
(Ti chiedi cosa è successo) ti chiedi cosa è successo

No, son sempre io
Non mi cambierete quel che ho dentro
Fuori un’altra faccia
Ho più cicatrici di prima
Sorrido un po’ meno
Forse penso di più

Non mi chiedere se ho vinto o se ho perso
Non mi chiedere se ho vinto o se ho perso

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Nostargia…

Immagine personale

No, non è un “orrore di ortografia”, ma è il titolo di un pezzo a me caro.

La nostalgia è un’emozione che mi piace molto, perché ti scatena una serie di ricordi, di sensazioni che hai già vissuto e dalle quali non ti separi.

I cinque sensi mi riportano indietro: il profumo di mughetto del giardino di mio nonno, le prime tre note di una canzone che esce dalla finestra di un vicino, l’odore di Montana, il fruscio del vinile, il sole che si fa spazio in mezzo ai rami di un albero, la sabbia in mezzo alle dita dei piedi, una risata sguaiata mentre cammini, una foglia incastrata nel parabrezza che vola via appena parti con la macchina, il fumo che produce la cialda dell’incenso da chiesa, il gusto del Barolo chinato con il cioccolato fondente, l’olio di semi di lino, la cancelleria nuova il primo giorno di scuola.

Le sensazioni entrano dentro di te e non combatterle, falle tornare su.

Non reprimerle e rivivile, senza tristezza, perché alcune persone non torneranno più, alcune emozioni provate nemmeno, ma le hai vissute appieno amando ogni singolo secondo con loro.

Ricordati sempre chi eri…e continua il viaggio!

“Perché la vita a volte è un gioco complicato
A volte la gente non è forte quanto t’hanno raccontato
E se qualcosa si recide
Finiamo come le falene dritti su una luce che ci uccide”

(Colle der fomento – Nostargia)

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Il club delle cose SOLO belle…

Foto personale

Quando tutto ha il sapore di rancido è ora di smettere di mangiare!

Conoscete quelle giornate in cui infili un disastro dietro l’altro, o assorbi così tanto malumore altrui che non sai se piangere o vomitare?

Qualche giorno fa mi è capitato proprio questo, e siccome non sono una che si fa prendere dallo sconforto ho aperto i miei cassettini di memoria facendo uscire questo pezzo:

Non l’ho tenuto solo per me, perché nei momenti neri la cosa più bella e potente che si possa fare è la condivisione delle cose belle: l’ho mandata al mio Amico più caro.

Sento proprio la necessità di spalmare cose belle e rompere questa bolla di agonia in cui siamo rinchiusi.

Il tramonto sul Po è un altro regalo che ho fatto alla mia sorella d’anima:

Foto personale

Credo fermamente, che spostando tutti il nostro pensiero verso qualcosa di bello come una canzone, un ricordo, un oggetto caro tenuto tra le mani, una fotografia, si può riuscire a sentirsi meno soli e abbandonati.

Condividiamo cose belle con chi amiamo, ma anche con chi, di amore ne riceve poco.

È come se l’energia che movimentiamo compiendo questa azione, possa placare l’odio e le brutture per un istante.

Una specie di tregua!

È per questo motivo, che una volta alla settimana tirerò su la serranda di questo nuovo locale aperto da poco:

“IL CLUB DELLE COSE SOLO BELLE”

Potete partecipare tutti, senza limitazioni o regole.

Sotto nei commenti, condividete qualcosa di bello, anche senza didascalia, o con spiegazione…per me è lo stesso.

Non lasciamoci sconfiggere dal brutto!

Il bello vincerà sempre, perché la bellezza è sempre negli occhi di chi guarda.

Vostra Low 🖤

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Persone silenziose…

Il mio primo concerto è stato quello di Luca Carboni: avevo 10 anni.

Non ero minimamente interessata a lui come cantautore anzi, ero parecchio annoiata e infastidita di essere lì.

Poi, parte questa canzone, così lenta, chiara e quelle parole sembravano scritte per me…dedicate a me.

Non ho mai smesso di amare queste parole, non ho mai smesso di ascoltare questa canzone…

Ecco il testo:

Di persone silenziose
ce ne sono eccome
sono timide presenze
nascoste tra la gente

Ma il silenzio fa rumore
e gli occhi hanno un amplificatore
quegli occhi ormai da sempre
abituati ad ascoltare

Persone che non san parlare che mettono in ordine i pensieri
persone piene di paura che qualcuno possa sapere
i loro piccoli e grandi contraddittori pensieri

All’improvviso scappi via
senza salutare
i tuoi occhi scendono le scale
non so cosa vanno a fare
se a commuoversi o a sognare
ad arrabbiarsi o a meditare
ma nell’anima si sa
c’è sempre molto da fare

Persone che non san parlare che mettono in ordine i pensieri
persone piene di paura che qualcuno voglia giocare
coi loro piccoli e grandi contraddittori pensieri

All’improvviso scappi via
senza salutare
vorrei essere un angelo
per poterti accompagnare

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“Animali notturni” di Carlotta Vagnoli

Foto personale

Stanotte ho finito di leggere questo libro che, già dal titolo, mi ha stimolato fortemente la curiosità.

Per molti anni anche io sono stata un animale notturno (non con gli stessi abusi…intendiamoci)  pur lavorando di giorno.

La quarta di copertina è molto chiara, spietata e senza pregiudizi o giudizi.

Foto personale

Racconta una fetta di anni, dopo il duemila in una città come Milano.

I baristi dei locali, le ragazze che ballano sul cubo, case aperte, feste ad oltranza e poi, in mezzo alla baraonda un tonfo secco dal sesto piano.

Un ragazzo si suicida buttandosi dalla tromba delle scale.

La luce si spegne, il sipario cala…non subito.

Raccontato molto bene dall’autrice, in prima persona, senza usare il politicamente corretto con cui hanno edulcorato ogni azione e pensiero dell’ultimo ventennio, questo romanzo ha lo stesso sapore di “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” per me (che ho letto molto giovane).

Non è solo droga e abusi, che sia chiaro!

È uno schiaffo in piena faccia, un gavettone di realtà e decadenza…quasi un atto dovuto.

C’è molto altro in queste pagine, e ognuno ci vedrà ciò che vorrà.

Il mio consiglio è di leggerlo, di calarvi nei panni della protagonista, dei suoi amici con i vizi e le virtù che gravitano intorno alla storia, ma se non volete sapere veramente fino in fondo…lasciate perdere.

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Perché?

Foto personale

È una domanda che, mi porto dietro dall’infanzia.

Sono sempre stata curiosa di tutto.

È come attingere dalla fonte primaria della conoscenza e assimilarne un granello di polvere.

La vastità del sapere non è quantificabile.

Ma ultimamente, i miei “perché?” non sono più attinenti al voler conoscere.

Mi trovo a chiedermi in solitudine il perché di fatti e persone, di azioni che compiono le persone, di ciò che provocano le loro azioni, come se vivessimo dentro ad un gigantesco domino e ogni porcheria commessa scateni forze ingestibili, potenti e incontrollabili…così potenti da radere al suolo ogni cosa.

Non sto parlando di guerre, che ormai sono diventate l’alibi per tutto…come il covid anni fa.

Mi domando se è colpa della guerra la maleducazione, il menefreghismo, il pressapochismo e l’alone di apatia che avvolge la maggior parte della gente.

Perché se sei un coglione dai la colpa a cose che succedono a migliaia di chilometri da te?

Perché dovete per forza usare parole come depressione, quando non vi manca nulla per essere felici?

Bramate cose che non possedete pensando ad accumulare invece di centellinare, elemosinate pietà e compassione come se, essere mediocri o compatiti vi faccia stare meglio.

Sveglia! I giorni passano e diventano mesi, anni, decenni (se avete la fortuna di viverne tanti) e li lasciate scorrere senza concludere nulla…senza sogni, come pioggia che vi scivola addosso senza bagnarvi.

Io tiro dritto e non mi curo di voi!

Siete noiosi e senza stimoli: ho bisogno di amare chi sei, ciò che fai e di gioire dei tuoi successi, afferrare la tua mano per aiutare a rialzarti quando provi e fallisci, fiera del tuo “averci provato”.

Invece no, non tentate neanche più…non siete più capaci di costruire, e perché?

Perché distruggere e molto più facile e meno dispendioso che costruire.

Ripigliatevi gente!

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The Cure…il nuovo album

Il 1° novembre questo mondo sarà un pochino più felice.

Di certo non c’è nulla, ma dopo tantissimi anni a stecchetto ritornano a regalarci la loro musica.

Sono felice.

Questo è il primo singolo già suonato nell’ultimo tour del 2022.

The Cure vecchia maniera…

Meraviglia🖤

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È ripartita la giostra…scuola!

Il testo:

Tutto guasto questo posto quando esco (e ce lo so)
Ma è tutto a posto dentro questo vecchio teschio (e come no)
È tutto guasto questo posto quando esco (e ce lo so)
Ma è tutto a posto dentro questo vecchio teschio (e come no)
Tutto guasto questo posto quando esco (e ce lo so)
Ma è tutto a posto dentro questo vecchio teschio (e come no)
È tutto guasto questo posto quando esco (e ce lo so)

La mia testa gira mentre tutto è fermo
E state tutti con gli occhi incollati allo schermo
Vecchio teschio, rimetto l’elmo
Poi salgo sul palco con Phil Anselmo
Pantera
Sulla tua primavera è bufera
Rap prima era
Sputo le mie barre sopra le chitarre
Per mandarve tutti sotto, vecchia maniera
Old school, Bibbia col nome
Re della foresta, Sergio Leone
Regista, freestyle a motore
Rimo a frusta dalla casa del dolore
Via, carico l’artiglieria

Con zio Frank e Bruce facciamo pulizia
Animali da palco sulla batteria
Nella vostra industria siamo un’anomalia
Un errore che non si corregge
Le tue scuse adesso non tengono
Resta un tag che non riesci a leggere
Non importa se non lo comprendono
Qua spendono al più furbo mercante
Alla moda imperante
Io resto protetto fra cassa e rullante
Il vecchio teschio, metallo urlante

Tutto guasto questo posto quando esco (e ce lo so)
Ma è tutto a posto dentro questo vecchio teschio (e come no)
È tutto guasto questo posto quando esco (e ce lo so)
Ma è tutto a posto dentro questo vecchio teschio (e come no)
Tutto guasto questo posto quando esco (e ce lo so)
Ma è tutto a posto dentro questo vecchio teschio (e come no)
È tutto guasto questo posto quando esco (e ce lo so)
Ma è tutto a posto dentro questo vecchio teschio


La mia testa è ferma ma tutto gira
Vecchio teschio in guerra, manco prendo la mira
Faccio fuoco sulle vostre fila
E sto in bilico su un asse che va alla deriva
Tiratore scelto, sniper
Ti porto nel mio cubo hyper
in contatto ma sto con la faccia da matto, Spider
Questa la capisci domani, e domani è già tardi
Do la caccia a fantasmi lontani
La mia banda riporta a casa i bastardi
Scendo con il suono del KO
Vecchio teschio coi buchi in testa
Tutto a posto qua intorno, e come no
Tutto bene finché dura la festa
Ma mo’ qua c’è chi te stende
Accendo il joint sulle corde di una Fender
Tutto ok, solo un altro banger
Quando calo con i goblin e gli orchi, Warhammer!
Whatever, fuori dalla tana, murena
Si aprono le gabbie, trema l’arena
Questo è il vecchio teschio, metallo in vena

Noi sopra il beat ancora a squaglia er mike
Mentre voi state a fa’ li botti per du like
Con la schiuma alla bocca e la smania del successo
È la gara a chi resiste con la testa dentro al cesso
Noi sopra il beat ancora a squaglia er mike
Mentre voi state a fa’ li botti per du’ like
Con la schiuma alla bocca e la smania del successo
È la gara a chi resiste con la testa dentro al cesso

E tu mi vorresti in silenzio
Ma questo suono rimbomba
Tu vuoi tenermi giù fermo
Ma vecchio teschio ritorna
E tu mi volevi già spento
Ma questo suono è una bomba
Tu mi pensavi già morto
Torno dalla mia tomba
E più mi vorresti in silenzio
Più questo suono rimbomba
Più vuoi tenermi giù fermo
Più vecchio teschio ritorna
Più mi volevi già spento
Più questo suono è una bomba
Più vuoi tenermi giù fermo
Più torno alla carica sul palco, in aria le corna

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Finalmente arriva la bella stagione…

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La frase più gettonata della stagione estiva per moltissimi, mentre per me, la bella stagione è l’autunno.

Sì, l’inizio delle giornate corte, la campagna che riposa il duro lavoro dell’estate, le prime nebbie, il freddo e tutti i colori che caratterizzano le due stagioni dove tutto si addormenta.

Il caldo lo odio, la troppa luce, le magliette appiccicose, gli occhiali da sole che non tolgo mai altrimenti mi lacrimano gli occhi, e quella sensazione di spossatezza costante che non mi lascia vivere, ma solo sopravvivere.

Certo, del sole e di tutto quello che succede alla natura in primavera e in estate non se ne può fare a meno, ma posso non gioire?

A piace il freddo, il camino, e le maniche lunghe, i pantaloni lunghi, le felpe e la luce che perde forza…magari la neve!

Non vedo l’ora che arrivino i primi frutti di stagione: le castagne da arrostire intorno al fuoco con gli amici, la convivialità di una tavola imbandita senza insetti fastidiosi che ronzano, pizzicano e morsicano, Halloween e la felicità della mia amica Paola, le luminarie di Natale, e regali da incartare e scartare con la famiglia riunita.

Piccolissime cose che mi riempiono il cuore…

Grazie signor Autunno che porti pioggia e rendi l’aria frizzantina.

Grazie di tutto questo amore…🖤

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Mettiamoci una toppa ..

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Sì, mettiamo una toppa e cuciamola sopra lo strappo!

Nell’epoca orrenda del consumismo, in cui tutto viene usato poco e cambiato velocemente, io direi che si può invertire la direzione di marcia intrapresa e sarebbe meglio tornare indietro.

Guardiamoci le spalle e focalizziamo la nostra attenzione sulla scia d’immondizia che abbiamo lasciato al nostro passaggio.

Oggetti comperati e mai utilizzati?

Cose usate due volte e abbandonate per acquistare il nuovo modello o un prodotto che ha più funzioni…perché?

Perché la pubblicità è l’anima del commercio.

Stipiamo le case di oggetti, apparecchi elettronici, armadi colmi e straripanti di indumenti, cassetti che non si chiudono da tanto che sono pieni. Perché?

Possedere oggetti ci fa stare meglio?

Possedere tanti followers ci fa sentire importanti?

Sì, perché se adottiamo la medesima similitudine ai rapporti umani, siamo diventati accumulatori di oggetti e persone.

Too much! (Per usare un gergo molto gettonato)

Nelle relazioni di qualsiasi genere si butta via e si passa ad altro: non si recupera, non c’è più la voglia di ricucire i rapporti, magari costruiti con tanta fatica e amore.

Parlo di situazioni varie: amicizia, amore, lavoro…

Siamo nell’epoca del consumo ad ogni costo. Nessuno ha mai pensato a chi giova tutto questo buttar via?

Discariche strapiene di oggetti, cuori svuotati e riempiti di paglia anziché colmi di amore.

Così facendo s’indibolisce il tessuto sociale e si rischia di diventare un numero.

È una tendenza che ci rende refrattari alle emozioni, a viverle, a subirle, a crearle.

Stiamo facendo un buon lavoro anche con le nuove generazioni?

Per nulla…creiamo falsi eroi come gli influencer (che trovo difficili da comprendere) e gli youtuber (un mondo parallelo che non frequento), senza chiederci mai perché vengono seguiti.

Mercificazione è la parola che racchiude tutto questo mondo, e il problema più grande è la pratica anche nella vita di tutti i giorni.

Sono polemica? A volte.

Dico quello che penso? Sempre

Questo mondo non mi appartiene più. Trovo tutto costruito e poco reale.

Il distacco dalla realtà è preoccupante.

Allora, con ago e filo…mettiamoci una toppa, teniamo vicini gli Amici, i sentimenti, proviamoli, subiamoli, ma rimaniamo portatori sani di amore e comprensione, di rispetto per noi stessi e per gli altri.

Vostra Low🖤

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Una volta come facevamo?

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Ad avvitare una lampadina, una volta, come facevamo?

A scegliere un rossetto o un ombretto, una volta, come facevamo?

A montare i mobili, a pitturare casa, a vestirci, a svestirci…ad amare, una volta, come facevamo?

Non si pensa più alla soluzione del problema, ma se c’è qualcosa sull’ internet che possa pensare per noi.

A me non sta bene.

Svegliamoci da questo incubo!

Non ne posso più di persone che in un video di 30 secondi mi spiegano come vivere, con chi e perché, che mi chiedono di mettere un like, (succede sempre mentre guardo un video) e senza arte né parte influenzano menti deboli plasmandole nel peggiore dei modi.

Io posso declinare l’invito, ma sono sinceramente preoccupata per la brutta piega che si sta prendendo.

Nascosti dietro ad una tastiera, tutti guerrieri e guerriere, ma al lato pratico sono solo schiavi di uno strumento che indebolisce il modo di affrontare la vita.

Uno dopo l’altro, scorrono immagini, suoni e colori forti che provocano assuefazione rendendo sterili i pensieri.

Ma forse è così che sarà…depotenziare le capacità di ognuno per gestirci meglio.

Leggere 1984 di Orwell in adolescenza mi ha scioccato per sempre.

Leggere NO LOGO circa vent’anni fa mi ha portato via la speranza che il futuro, il mio futuro potesse essere meraviglioso.

Invece, no!

Non penso positivo, ma penso e trovo soluzioni senza i tutorial…sono proprio strana, eh!

Allenare la mente è un esercizio quotidiano a cui nessuno dovrebbe sottrarsi, ma vedo che così non è!

Staccate gli occhi da quello schermo, non isolatevi e come diceva sempre mia nonna: “Arrangiati da sola, che la soluzione la trovi!”

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Sono Tamarra…ma resto umile!

Foto personale (Torino🖤)

Sì, sono una tamarra.

Non è una cosa grave, né infettiva, ma lo sono.

Nata e cresciuta in un paese della prima cintura di Torino, il meccanismo della periferia l’ho studiato bene, vissuto a pieno in tutto il suo splendore.

La vita in periferia negli anni ’90 non era per nulla facile, soprattutto per una come me che era “diversa”: non vestivo come gli altri, non ascoltavo musica da radio, non frequentavo le discoteche, ma prendevo sempre lo stesso pullman per tornare a casa.

Questo era un guaio.

Sì, perché i gruppetti di ragazzini come me non hanno mai accettato ciò che non era omologato, uguale a loro.

Ho subìto minacce, prese in giro, a me e ai miei amici, ma anche loro vivevano in altre periferie della città quindi, eravamo “allenati” a non rispondere ed a ignorare.

Lo scontro alcune volte era inevitabile: ho visto risse di quartiere come “i guerrieri della notte” ma molto meno violente, liti partite da uno sguardo e finite a bere tutti insieme, amicizie che durano da tutta la vita.

Stare a zonzo mi è sempre piaciuto moltissimo, e così ti togli un sacco di paure dell’ignoto, del diverso, uscendo dal tuo mondo protetto.

La periferia è un micromondo, dove culture, etnie, dialetti, linguaggi, slang, si fondono e convivono quasi pacificamente.

Essere tamarri è un modo di vivere, uno stile unico.

Ciò che ti rimane più di tutto quando vai via dal quartiere è l’atteggiamento: un po’ di sfida verso tutti, diffidente, e decisamente “scantato”.

Certo, con gli anni ho perso moltissimo di quell’atteggiamento di sfida, di guardarsi costantemente alle spalle.

Può non piacerti, alcune volte farti inorridire, ma riconosci subito uno “di zona”.

…”sulla mia panchina ci sto comoda, manco fosse una poltrona”… (cit.)

Poi, c’è chi in periferia c’è rimasto e vive tutt’ora: il mio paese non è più piccolo come quando ero adolescente, le porte che prima, si lasciavano aperte, perché ci si conosceva tutti nel palazzo, ora vengono chiuse a doppia mandata e con antifurti satellitari. La mia notte serena, la strada che facevo per tornare a casa con il walkman nelle orecchie esiste ancora ma le facce sono diverse: un po’ trasferiti, qualcuno morto, altri in galera.

La “Piazza Rossa” (chiamata così perché dall’alto si vedeva chiaramente la forma di falce e martello) dove passavamo pomeriggi, sere, è stata smantellata da quasi vent’anni. Si era scelto un simbolo forte perché era il paese dormitorio di chi lavorava alla Fiat, per il famoso potere operaio di anni ruggenti di manifestazioni e proteste.

Mio nonno ha fatto 34 anni di catena di montaggio, proprio alla Fiat Mirafiori…so bene di cosa parlo, di quegli anni, della lotta, di quanto fosse difficile essere immigrato e operaio.

La memoria resta: i giardinetti, le panchine, le facce, le emozioni, la libertà conquistata di essere ciò che sarei stata…ciò che sono.

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Selezione alla porta

Immagine personale

La porta mi sembra una similitudine appropriata per affrontare il tema dei rapporti sociali.

Io, sono molto poco “accessibile”, me ne rendo conto.

Finché non sono sicura di come sei, la porta non la apro e penso che ognuno, a suo modo, faccia la stessa cosa, perché le relazioni umane sono passibili d’indagine come quando, un estraneo suona il campanello di casa per entrare.

Chi sei? Come ti presenti o che grado di confidenza abbiamo, se mi piaci o no, quanto ci sopportiamo.

Quando conosci bene una persona e l’aspetti, l’uscio è spalancato, perché sei felice di vederla e ti fidi, mentre se è un nuovo incontro usi lo spioncino, apri col catenaccio agganciato, e lì, il tuo sesto senso, amplificato dalle esperienze ha un ruolo determinante nel salvarti le chiappe dalla sciagura imminente.

Sì, perché di lupi camuffati da agnelli è pieno zeppo il mondo…il più è riconscerli!

Poi, c’è chi parte con il freno mano tirato e non apre nemmeno, chi ne ha prese veramente tante di batoste da aver ricoperto la sua porta di serrature, combinazioni e allarmi…come me.

Non mi fido da tanto tempo, ti osservo, ti ascolto, senza parlare, aprendo una serratura alla volta, ma sempre tenendo la catenella attaccata.

Erroneamente, spesso, si confonde la gentilezza e l’educazione con amicizia e intimità.

Non sono per nulla la stessa cosa.

Quindi, la selezione alla porta, come si fa in molti locali è d’obbligo nella socialità di tutti i giorni.

Mi spaventano moltissimo le persone amiche di tutti, perché hanno talmente paura di rimanere senza compagnia, che si contornano di una moltitudine di gente. È facile: una buona parola per tutti, frasi motivazionali, e ti tengono in bilico “tra l’uscio e l’ascia”, ma prova ad aver realmente bisogno di loro, e spariscono sbattendoti la porta in faccia…gli amiconi, quelli che non hanno un’opinione, ma frasi di circostanza, quelli che appaiono per bene, troppo per bene.

Un consiglio?

Rimbalzateli, tentennate nel farli entrare dalla porta, e se proprio non potete, teneteli a margine di cose importanti che vi succedono, date loro le briciole della vostra esistenza.

D’altronde, le persone vanno “studiate”, no? Lo facciamo tutti: abbigliamento, gestualità, tono di voce, educazione, linguaggio, e invecchiando si diventa, giustamente, sempre più esigenti.

E se proprio non riuscite nell’intento di selezionare…assumete un “buttafuori”!

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Io non dimentico…e tu?

Questo è un brano che ha una forza pazzesca, fatto di parole pesantipiene, dove i nomi non sono soltanto nomi, sono simboli della deriva umana, di ciò che non fa dormire, di quello che fa stringere i pugni e conficcare le unghie nella carne per impotenza, per ingiustizia.

Non dimentichiamo…e non rassegnamoci, ma spalanchiamo gli occhi  e continuamo a vivere…non in silenzio.

Il testo riprende “La collina” di Fabrizio De Andrè.

Il testo è qui sotto:

Dormono, dormono sulla collina
loro dormono, dormono sulla collina,
loro dormono, dormono sulla collina,
raccontano la vita a chi là sopra ci cammina!

Dimmi dove è andato Carlo,
schifato da sto mondo,
aveva voglia di cambiarlo,
quell’estate mentre molti erano in viaggio,
è rimasto in prima linea,
un misto di incoscienza e di coraggio!

E dimmi tu, che fine ha fatto Federico,
da solo quella notte, senza nessuno amico,
ha incontrato quattro stronzi con la legge sul vestito,
hanno spezzato i manganelli per mostrargli cosa è proibito!

Dimmi dove sta Vittorio,
che ci ha insegnato che restare umani oggi vale più dell’oro,
a migliorare un mondo che è uno solo,
e non c’è razza, il male viene da qualunque uomo!

Dimmi dove è andato Giovanni, e dove sta,
la vita spesa per un obiettivo e contro una mentalità,
che ha strozzato una regione e una città,
vuoi mettere le bombe,
ma ammazzi un uomo mica l’onestà!

Ritornello:
Dormono, dormono sulla collina
loro dormono, dormono sulla collina,
loro dormono, dormono sulla collina,
raccontano la vita a chi là sopra ci cammina!

Dimmi dove sta Valerio, forse insieme a Carla,
dopo 30 anni finalmente potrà riabbracciarla,
la verità è di piombo, non viene a galla,
ma finché si ha forza in petto non si smette di cercarla!

Dimmi dove è andato Stefano, lui dove sta,
ha fatto errori come tanti dentro a sta città,
e’ scritta rosso sangue, l’infinita lista di chi ha perso tutto,
non soltanto la sua libertà!

Dimmi dove sta Eluana dove è adesso,
il corpo ora è la prigione col muro più spesso,
e non c’è religione, scienze o legge,
che decide meglio di chi ti ama cosa è giusto per te stesso!

Dimmi dove è andato Mario, che ce l’ha spiegato,
che la speranza è una trappola e resti incastrato,
‘Solo gli stronzi muoiono’ disse una volta,
‘Gli altri vivono per sempre nei cuori di chi hanno lasciato’

Ritornello:
Dormono, dormono sulla collina
loro dormono, dormono sulla collina,
loro dormono, dormono sulla collina,
raccontano la vita a chi là sopra ci cammina!

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La posta di Low: disgrazie condivise…

Foto personale

Mi piacerebbe tantissimo aprire una rubrica come si faceva un tempo nei settimanali, sui quotidiani…

Il mio senso di appartenenza al genere umano mi fa credere che la condivisione di esperienze fallimentari possa fungere da terapia…e qui parlate con una che è campionessa mondiale di fallimenti e disgrazie…

Non è una medaglia al valore, eh!

Capita, quando mi raccontano qualcosa di particolarmente difficile, emotivamente intenso di immedesimarmi nella situazione per far trovare conforto e non sempre funziona.

Non è una legge esatta.

Allora che si fa?

Si continua ad ascoltare, a supportare, ad amare senza smettere mai.

Il consiglio che do sempre a chi soffre in silenzio è di buttare fuori tutto con chi capita se non si hanno persone di riferimento a cui appoggiarsi anzi, spesso con gli estranei è meglio.

Non ti daranno una soluzione immediata, ma perlomeno avrai offerto e avuto un servizio pubblico.

Con le parole vuote si riempiono libri, commenti, e conversazioni, ma con le parole piene si fa poco ormai.

L’intensità dei discorsi, ultimamente mi fa accapponare la pelle e solamente con pochissime persone riesco a parlare “sentendo” un vero ascolto.

La tecnologia ci ha tolto la semplicità di dire, la fantasia di fare e anche un banale appuntamento sembra una corsa ad ostacoli: messaggio quando parti, un vocale per segnalare se c’è traffico, messaggio quando arrivi, e che sei in attesa.

Troppo, per me.

Se tornassimo all’essenziale sarebbe tutto molto più vivibile e con meno stress in corpo.

Farsi schiavizzare da un rettangolo colorato non ha senso. Il telefono è uno strumento che allontana e non avvicina.

Allo stesso tavolo si è lontani: il suono di un messaggio è devastante per le chiacchiere.

Prestate più attenzione a chi vi parla.

L’approssimazione lasciamola al macellaio, che quando chiedi un etto di prosciutto crudo ne mette un etto e mezzo e vi dice “lascio?”

Attenzione è rispetto di chi ci sta di fronte, di chi ha bisogno di parlare…e basta!

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Contro il logorio della vita moderna…torniamo a casa!

Foto personale

Quando sulla schiena ammucchio un altro anno, mi viene automatico fare delle riflessioni su come procede la mia crescita.

Sono in continua evoluzione, la curiosità bambinesca è rimasta uguale, gli sbagli sono minori ma ci sono…eccome se ci sono, e la danza delle cose da fare assume la velocità che decido io.

La stanchezza fisica e mentale la accuso molto di più, pur facendo sfacciatamente  finta di niente…vado avanti e basta.

Quando mi dicono: “Ma sei ancora giovane!” rispondo sempre “Dipende che cosa hai fatto e come hai vissuto gli anni prima di questo!”.

Fisicamente e mentalmente non mi sono mai risparmiata, mi sono tirata il collo sempre e il mio stile di vita ha l’aspetto tutt’altro che salutare, ma sono io e non cambio adesso alla soglia del mezzo secolo…posso solo peggiorare!

Contro il logorio della vita moderna, una volta era sufficiente, Cynar, l’amaro al gusto di carciofo, che mio nonno ogni fine pranzo, mi faceva prendere dalla vetrinetta dei liquori e con un dito in un bicchierino, lui terminava il suo pasto.

Adesso cosa si fa per combattere il logorio?

Io ritorno a Casa.

Sì, nella mia casa ristrutturata con tanta fatica, dove i muri stuccati e le pareti colorate mi rincuorano, dove tutto mi parla di storie vissute insieme ad altri… alcune volte per poco tempo, altre da decenni.

Createvi una nicchia di benessere dove si lascia fuori ciò che sentiamo, vediamo e subiamo senza poter reagire intorno a noi…quello che ci fa sanguinare occhi, orecchie e anima.

Dobbiamo rigenerarci.

È necessario per continuare a costruire, perché a distruggere ci stanno già pensando in molti…

Vostra Low🖤

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Aggiornamento su “Quando le lacrime si confondono con la pioggia”

Un caro saluto a tutti!

Sono molto latitante in questo periodo, perché sto “facendo cose”…diciamo così.

La mia campagna di crowdfunding è terminata il 2 giugno con una grande soddisfazione personale.

Cosa succede adesso?

Il mio libro è stato preso in carica dall’editor di bookabook per togliere refusi e errori vari.

Non avendo raggiunto le 200 copie, la trama non verrà toccata e rimarrà tale.

Dopo l’approvazione da parte mia delle correzioni, si passerà alla copertina e spero sinceramente che arrivi nelle vostre case prima di dicembre.

Sono in attesa anche io.

Posso dire che “Quando le lacrime si confondono con la pioggia” non sparirà  con questa campagna…anzi!

Ma questo è un altro discorso.

Vi aggiorno man mano.

Un abbraccio

Vostra Low🖤

Un pezzo tratto dal libro…

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Mi vendo la zavorra su Vinted

La mia foto nel profilo su Vinted

C’è stato un momento nella vita in cui i libri erano quasi un’ossessione, avevo disponibilità economica e li comperavo a mani piene.

Li leggevo ovviamente, ma non tutti, perché ho sempre lavorato moltissimo e il tempo per tutti non c’era mai.

Li tenevo lì e aspettavo che mi chiamassero. Intanto ne comperavo ancora e ancora.

A quasi 48 anni ho deciso di alleggerire la mia zavorra per permettere a loro di avere nuova vita nelle mani di chi, vorrà rileggerli.

Ho trovato Vinted, una piattaforma dove puoi vendere quello che non usi più in tutta libertà.

Non ho mai avuto un genere, perché la mia curiosità era tanta…è ancora tanta.

Non smetterò mai di comperare libri, di leggerli, di prestarli e ho tenuto per me tutti quelli che presi in mano mi ricordavano qualcosa, qualcuno, un viaggio lungo, un periodo difficile o spensierato.

Ho tenuto per me i libri con un’anima.

Vi lascio il link dove potete curiosare nel mio armadio. I prezzi sono accessibili, le condizioni di ogni libro sono scritte o fotografate, e si possono fare i set da due a cinque libri (o articoli) ed ottenere un ulteriore sconto, o contrattare il prezzo privatamente.

Un mondo che mi piace moltissimo…il riciclo nel 2024.

Ne carico qualche copia al giorno…sono veramente tanti.

Caricherò anche altro ovviamente.

In questo preciso momento della mia vita devo alleggerirmi per lasciare entrare aria e svuotare spazi.

https://www.vinted.it/member/142505977-mrspechi

Vostra Low🖤

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Niente di nuovo…

Immagine personale

Terminate le votazioni per le Europee avrei voluto scrivere…ma di cosa?

Non è stata una novità.

Siamo nella merda da decenni…siamo solo affondati di più.

È terrificante sapere di non avere scampo, di non potere decidere nulla, di guardare impassibili lo scempio causato da persone incompetenti sia politicamente che umanamente.

Non ho altro dire.

Quando mi sento in gabbia, quando non vedo soluzione nè futuro ascolto “Non siete stato voi” di Caparezza, per non perdere quel barlume di lucidità e speranza, per non perdere la mia identità, la mia idea inattuabile di uguaglianza e rispetto.

È un pezzo datato 2011 e nel video si vedono personaggi che non ci sono più al governo, altri che hanno cariche istituzionali molto prestigiose.

Terribile!

Erano gli anni delle grandi epurazioni in televisione di personaggi scomodi, perché dicevano la verità, gli anni del “Ce l’ho duro”, gli anni delle manifestazioni sedate a colpi di manganellate, delle missioni di pace.

Stavamo già male…cos’è cambiato?

Non siete Stato voi che parlate di libertà
Come si parla di una notte brava dentro i lupanari
Non siete Stato voi
Che trascinate la nazione dentro il buio ma vi divertite a fare i luminari
Non siete Stato voi
Che siete uomini di polso forse perché circondati da una manica di idioti
Non siete Stato voi
Che sventolate il tricolore come in curva e tanto basta per sentirvi patrioti
Non siete Stato voi
Nel il vostro parlamento di idolatri pronti a tutto per ricevere un’udienza
Non siete Stato voi
Che comprate voti con la propaganda ma non ne pagate mai la conseguenza
Non siete Stato voi
Che stringete tra le dita il rosario dei sondaggi sperando che vi rinfranchi
Non siete Stato voi
Che risolvete il dramma dei disoccupati andando nei salotti a fare i saltimbanchi

Non siete Stato voi
Non siete Stato… voi
Non siete Stato voi
Non siete Stato… voi

Non siete Stato voi
Uomini boia con la divisa che ammazzate di percosse i detenuti
Non siete Stato voi
Con gli anfibi sulle facce disarmate prese a calci come sacchi di rifiuti
Non siete Stato voi
Che mandate i vostri figli al fronte come una carogna da una iena che la spolpa
Non siete Stato voi
Che rimboccate le bandiere sulle bare
Per addormentare ogni senso di colpa

Non siete Stato voi
Maledetti forcaioli impreparati sempre in cerca di un nemico per la lotta
Non siete Stato voi
Che brucereste come streghe gli immigrati salvo venerare quello nella grotta
Non siete Stato voi
Col busto del duce sugli scrittoi
E la costituzione sotto i piedi
Non siete Stato voi
Che meritereste d’essere estripati come la malerba dalle vostre sedi

Non siete Stato voi
Non siete Stato… voi
Non siete Stato voi
Non siete Stato… voi

Non siete Stato voi
Che brindate con il sangue di chi tenta di far luce sulle vostre vite oscure
Non siete Stato voi
Che vorreste dare voce a quotidiani di partito muti come sepolture

Non siete Stato voi
Che fate leggi su misura
Come un paio di mutande a seconda dei genitali
Non siete Stato voi
Che trattate chi vi critica
Come un randagio a cui tagliare le corde vocali
Non siete Stato voi
Servi, che avete noleggiato
Costumi da sovrani con soldi immeritati
Siete voi
Confratelli di una loggia che poggia
Sul valore dei privilegiati
Come voi
Che i mafiosi li chiamate eroi e che il corrotto lo chiamate pio
E ciascuno di voi
Implicato in ogni sorta di reato fissa il magistrato e poi giura su Dio

“Non sono stato io”
“Non sono stato io”
“Non sono stato io”
“Non sono stato io”

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La donna che chiude i cerchi

Foto personale

Sembra quasi un titolo di un bel libro: dopo “l’uomo che sussurrava ai cavalli”, “la donna che chiude i cerchi”…

Ho ricevuto in dono questa definizione da Paola e per me è stata una rivelazione.

Sì, chiudo i cerchi della vita, delle situazioni che hanno delle ambiguità, perché non mi piace rimanere sospesa, appesa o nel dubbio.

Se c’è qualcosa di un po’ nebuloso, che non mi quadra devo andare a fondo, finché trovo una risposta.

Spesso la parola che mi compare alla fine del cerchio è ciò che temevo, ma non importa: io non trattengo nessuno.

In questi ultimi tempi ho notato un rallentamento notevole nei rapporti umani, un affaticamento nel mantenerli per tutte quelle convenzioni sociali che bloccano la sincerità.

È terrificante per me.

Ma se tutto nasce in modo spontaneo, perché non può continuare nella stessa maniera?

Si pensa che aiutare significa compiacere, dare ragione, o peggio aiutare a farsene una ragione, ma così si alimenta un’ immagine riflessa su uno specchio truccato.

Non è mai facile dire la verità, scontrarsi con la verità, accettare la realtà per com’è, e quando ti trovi davanti alla scelta di dire esattamente come vedi tu una determinata situazione cerchi di non provocare attriti o dissapori.

Io voglio la verità dalle persone che mi vogliono bene, altrimenti è solo un ennesimo rapporto viziato.

Invece si è accomodanti.

“Non dirlo, altrimenti ci rimane male!”

Ma se lo penso, perché non dovrei dirlo?

La società carica lo zaino che portiamo sulla schiena con una lista di paure, ansie e paranoie che ci fanno campare veramente male.

Liberiamoci, parliamo e affrontiamo i problemi, prendiamo le persone alle quali vogliamo bene usando la sensibilità, ma senza compiacere che fa male ad entrambi.

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Mary Poppins…quella vera! [2 di 2]

Foto personale

Il magico mondo di questa bambinaia tutta pizzi, merletti e rosa a propulsione in stile Walt Disney non mi ha mai convinto molto. Quindi, come tutte le fiabe rimaneggiate ed edulcorate da Walter per farne pellicole di “…è vissero felici e contenti”, sono andata alla ricerca dell’originale.

Sorpresa, sorpresa…Mary non era affatto così, anzi era una sciamana, una donna di passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti, tra il visibile e l’invisibile, fra adulti e bambini: nulla di più lontano dal personaggio creato e tanto amato dai bambini di tutto il mondo.

L’autrice Pamela Travers aveva preso spunto da una sua zia poco “cuoricini e dolcetti”.

Non ho mai capito quale sia il motivo di stravolgimento delle fiabe.

La vita non è così!

Ok, alcune sono macabre, difficili da digerire, ma non si può nemmeno continuare a far credere ai bimbi che sia tutto un bosco incantato…purtroppo non si ha sempre un lieto fine… proprio come nella nostra esistenza.

Se alla fine presenti solo e sempre una versione ripulita, senza scossoni, i bimbi si annoiano terribilmente e non hanno termini di paragone adeguati per poter scegliere. Solo e sempre un unico schema.

Detto questo, non dico che debbano vedere film horror e splatter, ma i libri con le illustrazioni dovrebbero mantenere le trame originali, perché la differenza tra leggere immaginando e guardare una pellicola già pronta per essere solo “subìta”, è un abisso.

Non mi addentreró nel discorso di genere: fiabe da maschietto o da femminuccia. Le discriminazioni non mi sono mai piaciute, e mi incazzerei troppo.

Il perbenismo annebbia le menti, le intenzioni e rende tutti più anestetizzati, come sotto morfina: impariamo ad aver paura e a sconfiggerla, ad amare fortissimo, ma anche a odiare con la stessa intensità.

Riprendiamoci i veri colori delle emozioni!

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Sssssh!

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Prima di parlare domandati se ciò che dirai corrisponde a verità, se non provoca male a qualcuno, se è utile, ed infine, se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire.

Buddha
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Mary Poppins style [1 di 2]

Foto personale: cosa può contenere una borsa!

Adesso si parla di cose serie, ma veramente!

Tutte le donne del mondo ravanando nella loro borsa si sono sentite Mary Poppins, per la quantità di cianfrusaglie contenute all’interno, ma andiamo con ordine.

Ci sono moltissime variazioni che determinano il contenuto di questo accessorio indispensabile: età, professione, spostamenti, stato civile, occasioni particolari e lo stile nel vestire.

Riporto solo testimonianze delle donne conosciute nella mia vita e la mia personale esperienza.

Età: diciamo che da adolescenti le borse hanno un peso specifico molto irrisorio e il contenuto è risicato ad una decina di oggetti essenziali per la serata, per l’uscita. Si cambia spesso e le dimensioni sono contenute. Più si cresce, e più le borse “lievitano” occupando un volume maggiore da trasportare: si aggiungono manici e tracolle.

Professione: anche qui, le variabili sono infinite, ma grosso modo borsa capiente con tante tasche o scomparti portando  l’indispensabile e il superfluo per affrontare un certo numero di ore fuori casa. A volte viene supportata da un’appendice dove infilare il pranzo e maglione di riserva.

Spostamenti: se ti muovi in macchina è tutto più semplice, perché deleghi ai sedili e al baule sacche o borsine in cotone straripanti per ogni emergenza. Se invece usi i mezzi pubblici è tutto un altro paio di maniche: in quel caso la compressione, il sottovuoto prodotto dallo schiacciamento continuo e dalla stratificazione è essenziale.

Stato civile: sei single? Mamma? Moglie? Se sei “me, myself and i” siamo sulla dimensione accettabile,7 se sei moglie con marito a seguito, solitamente anche lui usufruisce della capienza stipando cose sue, e quando passi allo stadio successivo di mamma, chiami una ditta di traslochi che ti porti la borsa.

Occasioni particolari: qui, tutto si restringe (cerimonie, feste, cene) e si ritorna alla fase adolescenza per una manciata di ore.

Lo stile nel vestire: classico, sportivo, punk, metà e metà? Quello che ha più possibilità di creare problematiche è proprio il classico per l’accuratezza dei particolari. Una volta le donne eleganti avevano sempre l’abbinamento obbligatorio: borsa, scarpe, cintura e non ci si poteva sottrarre, non era ammissibile. Era un attimo che scivolavi nel cattivo gusto!

Detto questo, e non volendo assolutamente scoperchiare il vaso di Pandora, ma soltanto spostare il tappo, apriamo la cerniera, il velcro, i bottoni e guardiamo dentro al nostro buco nero con tracolla.

Ogni donna ha tempistiche diverse per lo svuotamento periodico di questo accessorio insostituibile, e soprattutto se si cambia spesso: svuoti completamente o raccatti cose essenziali e cacci dentro nell’altra borsa? Apri tutti i taschini, la giri sottosopra o lasci che sostanze liquide o solide sconosciute facciano da fondo?

Ad ognuna la sua organizzazione o anarchia. Io non ho un metodo e non sono per nulla precisa, ma se dovessi quantificare con un numero gli oggetti contenuti sarebbe a due cifre sicuramente. Ho passato oltre la metà della mia vita a non usare la macchina, e anche se adesso sono automunita continuo a stipare tutto dentro la mia borsa, sempre la stessa da due lustri, a tracolla e comoda, che alterno con un’altra con la classica forma “a Mary Poppins”.

Quindi… grazie Mary! Con fantasia e metodo ci hai insegnato, che nulla è casa come la nostra borsa!

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Un ragazzo di strada…

Una canzone con un’anima ben definita e pura, musica d’altri tempi, altri musicisti.

Questo pezzo è stato inciso nel 1966 e da allora non ha mai smesso di essere omaggiato con reinterpretazioni anche di artisti molto famosi.

Ho avuto la fortuna di trovarmi in compagnia di Angelo (il cantante e autore del testo) in diverse occasioni grazie ad amici in comune, ed è sempre un piacere immenso sentir parlare di musica, uno che la musica l’ha vissuta per tutta la sua vita.

Una volta i fronzoli non c’erano: o eri bravo e virtuoso, o facevi dell’altro, non di certo il musicista.

Le persone eclettiche per natura e non per finzione entrano nel tuo cervello e ci rimangono, per forza.

Ciao Angiolén…🤘

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Capitolo zero…

Immagine personale

Penelope, Emma e tutti i personaggi di “Quando le lacrime si confondono con la pioggia” attenderanno i vostri occhi per riprendere vita a dicembre.

In questi cento giorni di crowdfunding per il libro ho conosciuto tante persone, ritrovate molte altre e ringraziato…ah, se ho ringraziato!

E continuerò a farlo!

Spread love!

Questa esperienza mi ha portato in collisione con un mondo a me sconosciuto: quello dell’editoria.

Ho fatto tutta una serie di considerazioni e riflessioni.

La prima in assoluto è che non voglio farne parte, o meglio non voglio cercare una casa editrice che mi rappresenti.

La motivazione è molto semplice: non fa per me.

Il fatto che io scriva è una cosa spontanea, non c’è nulla di costruito o prestabilito, e solitamente vengo travolta da un personaggio immaginario che il mio cervello elabora prendendo spazio nei miei pensieri.

Vedo scorrere la sua vita come se fosse un film e devo scriverne la storia.

È una necessità.

Preferisco continuare in solitaria questo viaggio, senza scadenze, limiti o imposizioni.

Il capitolo zero non ha solo pagine bianche, ma è pieno di personaggi e persone che vivono e sopravvivono.

La mia assenza prolungata è il mio modo di mettermi in ordine, di riprendere fiato con il silenzio che mi fa da cassa di risonanza per i pensieri.

L’importante è tornare…

Mario Altacima

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Il centesimo giorno…

Mancano solo 24 ore alla fine della campagna di crowdfunding del mio libro.

Sono passati 99 giorni…

Quante persone ho conosciuto, altrettante ne ho ringraziate per tutto questo flusso di affetto nei miei confronti.

Il libro arriverà a chi lo ha preordinato per fine novembre/inizio dicembre, in una versione più curata, corretta…solo l’essenza rimane.

Penelope & Emma entreranno fisicamente nelle vostre case per farvi scoprire le loro vite e sarete spettatori di tutto il loro mondo.

Come ho sempre detto per definirne il genere: NON È UN ROMANCE, e con grande umiltà ho capito che non è un libro per tutti per lo spessore degli argomenti trattati.

Il preordine termina oggi senza possibilità di un ulteriore proroga.

Lascio, per l’ultima volta il link:

https://bookabook.it/libro/quando-le-lacrime-si-confondono-con-la-pioggia/

Grazie di cuore.

Vostra Low🖤🤘

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Il potere del silenzio

Foto personale

Uno dei piaceri ricorrenti nell’arco della mia vita è il silenzio.

Conoscete quelle giornate in cui avete  fatto il pieno di stronzate altrui e vi capita l’ennesima persona che continua insistentemente a fare un monologo egocentrico rivolgendosi a voi?

Ecco.

Ci vorrebbe il silenzio.

Quando non ho nulla da dire sto zitta e non riempio gli spazi silenziosi con parole a caso.

Quando non ho un’opinione taccio.

Quando gli altri parlano, rispetto il loro diritto alla parola, e se non sono d’accordo intervengo, ma solamente se è necessario, altrimenti preferisco il silenzio.

Ho molto rispetto del silenzio, del non rumore, di quella bolla protetta che si crea, così intima e terapeutica.

Il silenzio a volte spaventa, perché ti costringe a pensare e non ci sono filtri o trucchi: siete solo tu e lui.

A tanti non piace, preferiscono riempirlo con qualsiasi rumore, perché la paura di rimanere con i propri pensieri è destabilizzante.

È più semplice abbracciare opinioni preconfezionate e pronte, che averne una personale: potresti scoprire che hai una mente pensante che va in disaccordo con altri…non sia mai!

Poi, c’è il silenzio dei colpevoli: quello delle persone che non parlano per indifferenza, per omertà, perché è più facile, e rimangono a guardare senza parlare, mentre tutto crolla.

Una pratica usata sempre più spesso.

Nel silenzio ci sto comoda, il cervello si riposa dalle sollecitazioni quotidiane, mi trasporta in mondi fantastici dove solo io ho accesso.

Ecco perché scrivo, per fissare ciò che la mia mente produce “a riposo”.

Vivendo in campagna il silenzio non è mai totale, e quando mi siedo in giardino a scrivere per necessità, per la testa troppo piena, i suoni musicali sono il canto degli uccellini (avendo tanti alberi ho una varietà di cinguettii diversi che spaziano dai passerotti, alle gazze, alle tortore), i nitriti dei cavalli, i miagolii dei gatti e l’abbaiare dei cani.

Non è mai facile avere il silenzio soprattutto nelle città dove l’inquinamento acustico sovrasta tutto.

Il silenzio è un atto rivoluzionario ormai, è la mia cura, e si ottiene difficilmente, ma provo sempre piacere nel cercarlo e farlo mio.

Sempre parlando di musiche per vecchi animali…

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Ultimo estratto da “Quando le lacrime si confondono con la pioggia” [-8 giorni]

Mancano otto giorni alla fine della campagna di crowdfunding e voglio regalarvi un ultimo estratto di “Quando le lacrime si confondono con la pioggia”.

[…]

Per ultimo, come ogni anno, apre quello di Guenda con la stessa emozione di quando era bambina: un pacchetto rettangolare avvolto nella carta paglia, con fiocco arancione e giallo contiene una busta fatta a mano con la miscela di tè confezionata solo per le grandi occasioni e in momenti particolari dell’anno, una mascherina per il sonno ricamata con le sue iniziali ed un biglietto:

Il guerriero della luce non dimentica mai la gratitudine

Durante la lotta è aiutato dagli angeli

Le forze celestiali hanno messo ogni cosa al proprio posto, permettendo a lui di dare il meglio di sé.

I compagni commentano: “Com’è fortunato!”

E talvolta il guerriero ottiene assai più di quanto le capacità consentano

Perciò, quando il sole tramonta, si inginocchia e ringrazia il Manto Protettore che lo circonda.

La sua gratitudine, però, non è limitata al mondo spirituale: egli non dimentica mai gli amici, perché il loro sangue si è mescolato con il suo sul campo di battaglia.

Un guerriero non ha bisogno che qualcuno gli rammenti l’aiuto degli altri: se ne ricorda da solo, e divide con loro la ricompensa.     

P. Coelho

– Il passo di questo meraviglioso libro è per te, ringraziandoti di aver voluto condividere la tua vita con me.

Sempre nel mio cuore bambina mia. Guendalina. –

Ore 00.01: un nuovo giorno prende a calci quello vecchio proprio mentre Penelope stringe tra le mani una tazza calda del tè speciale della sua amica e fuori inizia a piovere lentamente.

La foto in bianco e nero della sua vita: tazze di tè in solitudine e occhi dentro la pioggia.

È stanca. Si addormenta all’istante, ma è una notte di vecchi fantasmi e nuovi mostri, senza riposo.

[…]

Il viaggio è quasi terminato…

Lascio il link per il preordine, ma soprattutto dove c’è la sinossi, l’incipit, la mia biografia e il perché ho scritto questo libro.

Questa è la frase con cui si conclude la sinossi:

“Nulla sarà come prima nelle loro vite, ma neanche nelle vostre dopo averle conosciute.”

https://bookabook.it/libro/quando-le-lacrime-si-confondono-con-la-pioggia/

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Musica & Film del mio cuore

Foto personale

Ci sono film indimenticabili per me, con riferimenti alla musica che sono contenuti nei miei cassettini della memoria con l’etichetta…

Kill Bill vol. 2

“Ascolto musica tutti i giorni, tutto il giorno!”

Singles

Un meraviglioso cameo di Chris Cornell🖤


Alta fedeltà

Jack Black meraviglioso in questo film! Ho letto anche il libro ed è una delle rare volte che il film mi piace quanto il libro.

Velvet Goldmine

La vita di David Bowie attraverso la sua musica

Trainspotting

Una colonna sonora di tutto rispetto

Giovani, carini e disoccupati (il titolo del film in italiano)

Ballare in un supermercato? Fatto

Senza musica sarei una brutta persona, non riuscirei a scrivere, a dormire, a ballare da sola. La mia musica accompagna e scandisce ogni mio passo, ogni mio pensiero. All’interno del mio libro ha la funzione di accompagnatore non silente, di messaggero, di aiutante. Vi lascio il link per il preordine e se lo cliccate trovate, la trama (solo in parte, ahimè), le prime pagine del libro e il perché l’ho scritto. Buona lettura!

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