“Calzini spaiati” da tutta la vita

Oggi è la giornata internazionale dei calzini spaiati.

Nata da un insegnante di un scuola friulana ricade il primo venerdì di febbraio.

Il perché è molto semplice: fare in modo che vengano accettate le diversità di ognuno, per far si che non siano un difetto, ma un pregio.

Infatti, stamattina davanti a scuola i bimbi e le insegnanti hanno indossato i calzini di diversi colori e fantasia per sensibilizzare proprio loro, i nostri adulti del futuro.

Non sono mai stata una che badava al colore dei calzini avendo un cassetto disordinato agguantavo il primo paio che trovavo.

Ora, che questa cosa ha un valore aggiunto, porto con onore i miei calzini spaiati…

I miei calzini spaiati

Serena Dandini – La vasca del Führer

Il primo libro di quest’anno è stato proprio “la vasca del Führer”.

Quando è uscito, qualche anno fa, e come mi capita spesso, sono rimasta ipnotizzata dalla copertina: comperato senza sapere bene di cosa parlasse e per immenso rispetto verso Serena Dandini.

Già dalle prime pagine capisco, che non sarà una storiella leggera e spensierata.

L’immagine della copertina non è perfettamente uguale alla fotografia scattata da un collega di questa straordinaria donna,perché la foto e il fatto sono successi davvero.

Questa è la foto originale

Il libro inizia proprio con la descrizione di questo bagno, e del motivo per cui, Lee Miller, si è lavata proprio nella vasca del Führer.

Il racconto fatto è un omaggio reale, forte, che la scrittrice ha romanzato. Una vita fuori da ogni schema, perché Lee, li ha rotti tutti…uno per uno.

Partita da una cittadina di provincia adagiata sul fiume Hudson ha scalato il mondo e bruciato le tappe di ciò che non esisteva nemmeno come pensiero: la libertà di essere donna e fare ciò che era solo riservato agli uomini.

Parliamo di un periodo compreso tra gli anni ’20 e e gli anni ’50 e capite il mio stupore nel leggere le sue gesta.

Grazie alla sua bellezza, ha iniziato a lavorare come modella per “Vogue”, ma questo non era abbastanza.

Suo padre era un grande appassionato di fotografia e fin da piccola la ritraeva nuda e senza il minimo tabù da parte di entrambi: non c’era nulla di malevolo in questo. Oltre a posare per lui, ha anche imparato ad usare la macchina fotografica ed a sviluppare le foto con grandissima passione per lo strumento.

Il suo arrivo a Parigi e la sua grande avvenenza mescolata alla sua intraprendenza la rendono una donna corteggiata ed amata da molti.

È stata musa e amante di Man Ray da cui carpisce ogni segreto dietro la macchina fotografica. Lui impazzisce per lei, ma non si possono tarpare le ali alle farfalle e lei vola via.

Conosce Picasso che le dedica un quadro diventandone amica insieme a Max Ernst, Jeans Cocteau.

Lei è surrealista senza saperlo e passa estati con gli amici in case dove si pratica amore libero e nessun tipo di freno inibitore.

Purtroppo la guerra, che era solo un alito di vento, li coglie impreparati e quando capiscono che il conflitto non è così lontano, Parigi viene devastata dal conflitto.

Sarà la prima fotografa donna ad entrare, dopo la liberazione, nel campo di concentramento di Dachau ed a documentare con la sua inseperabile Rolleiflex, ciò che il mondo non aveva il coraggio di guardare.

Due fatti mineranno per sempre la sua vita: lo stupro avvenuto da bambina, mai risolto con le terapie adeguate, e l’entrata a Dachau.

Un libro che consiglio a tutti, perché la memoria non venga persa, perché Lee Miller deve essere ricordata.

Letta l’ultima riga del libro, mi sono domandata come abbiamo fatto a retrocedere così tanto nei diritti umani, in special modo quelli delle donne. Se in quegli anni erano già stati scardinati i princìpi in cui il genere femminile aveva libertà d’azione, come siamo tornati alla donna casa-figli-focolare?

Beastie Boys experience

La mia settimana è stata un delirio, la prossima un delirio al cubo, e sentivo il bisogno di riascoltare questo album totalmente strumentale dei Beastie Boys, che non solo solamente quelli di “Hey, ladies” o di “Sabotage”, ma negli anni hanno affinato il loro gusti, perché prima di essere mc’s, sono musicisti.

Qui c’è la fusione di ciò che sono, ciò che amano e le loro passioni.

MCA, scomparso nel 2012, rimase folgorato dalle sofferenze del popolo tibetano e divenne attivista per i diritti umani. Si avvicinò al buddismo con convinzione, e anche la loro musica ne venne contaminata.

Se la domenica è in relax…beastie boys instrumental!

Viaggiare stando fermi

Se ognuno di noi potesse dedicarsi del tempo in totale solitudine, con un foglio bianco e una penna davanti, senza nessuna interruzione, senza intralci dall’esterno, con la musica del cuore, cosa sarebbe capace di scrivere?

Non è necessario viaggiare per esplorare nuovi mondi…è sufficiente la fantasia con un groviglio di ricordi, emozioni e immagini, che il nostro cervello rielabora cambiando sfondi, personaggi, animali: un diorama che scorre su rulli.

Alcune volte estraniarsi dalla realtà è una salvezza per molti, perché la bruttezza del mondo non ci renda troppo cinici, depressi, o cattivi.

Quando riesco, lo faccio spesso.

Isolarsi è una forma di cura, di rimedio ai problemi, aiuta a riflettere, e ci impone un confronto onesto con noi stessi.

A molti il silenzio spaventa, come la solitudine, ma a me dà forza, mi rinvigorisce.

Emilio Salgàri ha scritto libri meravigliosi su luoghi esotici senza nemmeno visitarli prendendo spunti da articoli di giornale e dalla sua fantasia sconfinata.

Attenzione però, la fantasia è un coltello con una doppia lama per i mitomani, che creano vere e proprie storie improbabili e per i sospettosi, che costruiscono la loro verità a piacimento molte volte accusando, il malcapitato di turno, di non essere pienamente sincero.

Come sempre, gli stumenti che abbiamo vanno usati per bene, e se non si è in grado possono provocare danni.

La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto.

Albert Einstein

Green Day – Alison (Demo)

Nell’attesa del nuovo album, che uscirà a fine gennaio, questa è una bellissima cover.

Sarà un album commemorativo, con pezzi inediti, e la pubblicazione di molti b-side dei loro vinili.

Daje!🤘

Patriarcato & Rispetto

Avvertenze per i lettori:
questo post potrebbe dire cose impopolari e andare su e giù come la peperonata dopo cena, ma vorrei cercare di farmi chiarezza.
Le vostre opinioni sono sempre ben accette, anche quelle contrarie…con garbo.

Low

Giorni fa ho letto un post di una blogger che non conoscevo:

Il Patriarcato c’è ancora nel 2023 C’è da far pensare !In molte famiglie sia la moglie che il marito entrambi lavorano e con il loro lavoro mandano avanti la famiglia e sopperiscono al fabbisogno famigliare , ma non sempre la moglie riesce ad avere la disponibilità economica personale per potersi staccare dalla famiglia nel caso […]

Il Patriarcato c’è ancora nel 2023

Man mano che scorrevo le righe mi saliva il veleno, ma non per chi lo ha scritto, bensì per la situazione drammatica di vita sua, e di tutte le donne maltrattate e umiliate.

È una cosa più forte di me non passare oltre, perché ancora una volta non capisco, e non riesco a capacitarmi di come una donna possa resistere anche solo un’ora accanto ad un uomo che la maltratta.

Rispetto. Rispetto & Rispetto.

Sempre e solo quello, e null’altro.

Parliamo di patriarcato? Dai!

Patriarcato: in antropologia, tipo di sistema sociale in cui vige il ‘diritto paterno’, ossia il controllo esclusivo dell’autorità domestica, pubblica e politica da parte dei maschi più anziani del gruppo. La famiglia estesa dominata dal patriarca sarebbe stata, secondo alcuni antropologi evoluzionistici dell’Ottocento, l’istituzione centrale della società primitiva basata sulla parentela. Essa avrebbe formato un gruppo corporato che reclutava i propri membri per agnazione (discendenza per linea maschile). Questa tesi fu ripresa da S. Freud, secondo il quale la società umana ebbe origine dall’orda patriarcale dominata dal padre o dal maschio più anziano.

Parolone difficile da interpretare, anche storicamente, ma ormai lo si stende un po’ ovunque come il “metoo” di qualche anno fa.

Io sono favorevole al “metoo”, perché il dolore di uno stupro o molestia che sia, va denunciato: subito o dopo vent’anni, va fatto.

Purtroppo ci sono donne che vivono la loro vita con questo enorme buco esistenziale, non avendo il coraggio di dirlo, e questo le divora dentro, corrode le carni, l’anima.

Penso spesso a cosa farei io in una situazione di maltrattamento nel rapporto uomo/donna, (credo che, di questo argomento si possa parlare unicamente per esperienza diretta o per ipotesi) e non ho una soluzione.

Ho un carattere molto poco addomesticabile: posso ondulare, ma difficilmente mi spezzo, e se il mio compagno usasse violenza su di me sarei molto sorpresa come prima reazione, ma la seconda sarebbe di difesa, senza ombra di dubbio.

Questo è un sentiero difficile da percorrere, ma ci ho provato per un qualcosa che ho scritto tempo fa: ho avuto modo di documentarmi, di seguire storie di ordinaria follia con finali terribili, ma anche di felicità per la fine di questi pseudo rapporti.

Si può fare!

Si può reagire: combattere per la propria vita è un atto dovuto, il rispetto di noi stesse, in primis, e se ci sono figli in comune, mi chiedo ossessivamente quale insegnamento possiamo tramandargli? Che gli atti di violenza sono tollerati con le solite scuse del:

“è stanco”

“è colpa mia se la cena non era buona”

“dovevo fare più attenzione a non farlo arrabbiare”

“stiamo insieme per i figli”

“so come prenderlo”

“vorrei lasciarlo, ma mi ammazza se lo faccio”

“non ho soldi a sufficienza per lasciarlo”

“non posso tornare dalla mia famiglia, perché sarebbe peggio”

“sto con lui perché è l’unico che riesce a tollerarmi”

“io lo amo ancora”

L’ultima scusa è quella che mi lascia ammutolita. Sono cresciuta rispettando e pretendendo rispetto, e per fortuna o per amor proprio non sono incappata in relazioni tossiche, ma l’amore che cos’è? Non è una condizione di benessere costante, un galleggiare in una mare confortevole di fiducia reciproca e affetto?

Allora, come si fa ad amare chi ti sottomette e umilia? Come si può anche solo lontanamente pensare di cambiare un uomo, che già nei primi appuntamenti decide cosa mangiare per entrambi, dove andare senza minimamente chiedere la tua opinione, o ti guarda male perché interagisci con altri uomini? Parlo di chiacchiere, di scambi amichevoli.

Ecco.

Magari ci si sposa da giovani e poi si matura. I figli crescono e intanto vivono la loro crescita in un ambiente ostile: sono costretti a far silenzio per non disturbare “il padrone” che torna a casa stanco e tu, donna, sei nel mezzo e cerchi di accontentare ogni suo capriccio per il quieto vivere.

Perché?

Dobbiamo rompere gli schemi, andare via, lontano. Sì, perché nel 2023 possiamo chiedere aiuto ovunque e a chiunque: numeri verdi per i maltrattamenti, far finta di ordinare una pizza da asporto alla polizia, rifugi in comunità protette per voi e i vostri figli.

Purtroppo l’aiuto si chiede quando il fatto è già successo, quando la violenza è già compiuta almeno più di una volta.

A sbagliare, care donne, siamo noi, e lo dico denti stretti, a malincuore, ma è così, perché quando accettiamo di chinare la testa e sottometterci al padre padrone in famiglia e poi ripetiamo lo stesso medesimo errore scegliendo un uomo fotocopia di nostro padre lì, passiamo da uno stato di possessione ad un’altra.

La cultura patriarcale non può essere soppiantata da una matriarcale. Per il mio modesto parere è errato anche questo. In un ménage familiare bisogna collaborare, e non deve esistere prevaricazione: tu fai questo, io faccio quello.

Nell’ultimo decennio donne di un certo potere mediatico (scrittrici, attrici, politiche, e influencer) stanno combattendo una battaglia su più fronti per poter dare alle donne voce in capitolo sulla loro vita, con dibattiti, manifestazioni, proteste, libri e podcast ed è cosa buona a e giusta, ma non è abbastanza se esistono ancora femminicidi, stupri, molestie e disagio sociale.

La legge approvata chiamata “codice rosso” inasprisce le pene, ma lì, per me è già troppo tardi.

La scuola non aiuta, le famiglie dove non s’insegna la parità di rispetto, nemmeno, ma non siamo sole anzi, non siete sole.

Chiedete aiuto a chiunque, non abbiate paura di mostrare i lividi, non copriteli, lasciate che tutti li vedano, non dovete vergognarvi…semmai è chi alza le mani a doversi nascondere. Siate coraggiose e lasciateli soli questi trogloditi, ma se non ci riuscite da sole fatevi aiutare dagli amici, dai fratelli, dai colleghi, dal verduriere vicino a casa, dal giornalaio, dalle vicine, dalla famiglia.

Documentate tutto, andate al pronto soccorso, fate foto.

Come dico sempre quando sento fatti di cronaca su questo argomento: “prima o poi si addormenterà questo umucolo, e potrai decidere cosa la tua rabbia ti dirà di fare”.

Non fraintendetemi: non è un’istigazione a delinquere, ma solamente “ad azione corrisponde reazione”.

La storia ci insegna tutto il male che abbiamo subìto senza poter reagire: bruciate vive, vendute, denigrate, senza nessun diritto, nemmeno di voto.

È ora di darci un taglio! Alzate la testa e combattete! Se non per voi, ma almeno per le nostre figlie…insegnate che non è giusto subire. MAI!

Lascio la mia recensione su un libro stupendo, che parla delle donne e delle loro battaglie. Era il 1961. Lei era Oriana Fallaci:

Oriana Fallaci – Il sesso inutile (1/12)

P.s. Un ringraziamento va a Desirè, che mi ha permesso di ripubblicare il suo post, ma soprattutto di aver avuto il coraggio di parlarne. Sei grande!🖤

La verità sui mulini bianchi

Da anni gli spot pubblicitari televisivi sono accusati di dare un’immagine della famiglia e delle donne falsa e legata a una vecchia mentalità. Anche di recente qualche collega blogger si è lamentata di certe immagini idealizzate della famiglia e di un’idea di donna impossibile da raggiungere. Potrei essere d’accordo, ma ditemi che canali seguite e […]

La verità sui mulini bianchi

Un grazie speciale a Tony per aver scritto questo post. Riporto sotto ciò che avevo scritto in merito a come il marketing ci instrada verso l’omologazione.

Ovviamente, i TG in contro battuta fanno vedere quello che il mondo è realmente, ma anche qui, si distorge la realtà a favore della paura e del panico.

Non credere nei media in ogni caso sarebbe la scelta migliore, per me.

Quando il figlio onora il padre

Con la morte di Taylor ho realizzato quanto contassero per me i Foo Fighters.

Per circa dieci anni ho ascoltato tutti i giorni i loro album, ho usato Wasting light come sottofondo per scrivere il mio libro, (anni e anni di scrittura) mi hanno accompagnato nei viaggi in treno, in auto, mentre correvo, quando piangevo per una grande perdita, quando ballavo e saltavo sotto il palco con il pezzo d’apertura “White Limo”…un’esplosione di emozioni intense, la cicatrice che non faceva più male.

Solo ora, dopo mesi, sono riuscita ad ascoltare e guardare per intero il video di “My hero” con il figlio di Taylor, Shane, alla batteria e tutta la sua rabbia.

Sentimentale? No, grata.

La passeggera impicciona

Come sapete da sempre, odio guidare.

La patente l’ho presa a 30 anni per sopravvivenza: le distanze in campagna sono troppo lunghe da percorrere a piedi, e serve la macchina ma quando posso, faccio volentieri la passeggera.

Guardo fuori dal finestrino con la stessa curiosità dei bambini, in special modo le case: sono innamorata dell’estetica di ogni abitazione.

Poi, qui in campagna è una vera e propria gara all’orto e al giardino più bello. È una questione di bellezza tramandata da genitore in genitore.

Ci sono case vecchie, dei primi del ‘900 che hanno ancora le ghiacciaie: collinette in terra dove venivano stipate, sotto ghiaccio, le provviste per l’inverno, soprattutto la carne, i salumi con il sale, in modo che non si deteriorassero.

I vecchi pozzi, ormai diventati ornamentali sono splendide fioriere che in primavera esplodono di colori e petali, mentre su quasi ogni facciata fa capolino la meridiana in ceramica dipinta, cariole diventatate vasi di fiori, (io ho un torchio con delle piante grasse) mini giardini orientali ricavati dal bamboo, gazebo strabilianti in ferro battuto sfoggiano set da giardino impeccabili con imbottiture e cuscini di colore bianco, prato tagliato con la forbice, alberi fieri e acconciati con la maestria dal padrone di casa…ma la cosa che mi lascia sempre a bocca aperta è come impilano la legna: la precisione d’incastro non prevede errori e sembra un grandissimo mosaico di legno.

Mi domando sempre: “Ma come fanno ad avere questo ordine meticoloso?”

Guardo fuori dal finestrino e vedo i fazzoletti di terra che cambiano colore a seconda della stagione, gli aironi che banchettano, le cornacchie che lasciano cadere le noci in strada per farle rompere alle macchine che passano.

Di sera, poi, mi soffermo sulle finestre illuminate e guardo dentro.

Lo so, non si dovrebbe, ma che male c’è? Ammiro e basta.

Da piccina andavo con una mia amica nella sua casa in montagna in un paesino sperduto e quasi disabitato. Le case diroccate erano il nostro divertimento e partivamo all’esplorazione trovando vecchie monete, bottiglie di vetro, libri e pezzi di quaderni.

Non ci siamo mai preoccupate del tetto pericolante o della sporcizia: galvanizzate dalla scoperta.

Quelle che amo alla follia sono le baite di montagna e le case al mare soprattutto quelle dei pescatori con i colori delle pareti esterne forti, piccole e quasi sempre adornate da fioriere in nunce con le pareti o in netto contrasto.

È bello che qui, stanno ristrutturando i vecchi casolari invece di costruire nuove abitazioni: si rigenerano materiali di pregio come le tegole di una volta fatte a mano, o mattoni, travi si legno di noce ancora perfette e pianelle di cotto.

La casa è come un cuore pulsante, una parte del nostro passato, un rifugio da ciò che non possiamo combattere.

Le aspettative del mondo verso di noi Vs “Resto umile”

Non ho ancora capito bene cosa si aspetti il mondo da noi. Parlo di ciò che vorrebbero che fossimo le pubblicità, i media, e qualsiasi cosa sia immagine.

Le persone no! A chi ci ama andiamo bene così, con i nostri difetti, le crepe, le cicatrici, i capelli arruffati, la camicia abbottonata saltando un bottone.

La pubblicità è una cosa che non guardo mai, perché mi annoia, eppure l’altra sera sono stata catturata da questo video di una famiglia tipo, in una casa tipo, con figli tipo.

Smettetela subito! Siete irritanti!

Sì, perché nessuno e dico nessuno ha quello standard di perfezione lì…impossibile!

Perché dovete farci sentire dei mediocri confusionari e casinisti solamente per la nostra quotidianità?

La cosa bella della TV è il potere di guardare o meno, ma siamo bombardati ovunque da questo modello di perfezione inesistente.

Cartelloni pubblicitari, internet, TV, ci mostrano una realtà falsata, un mondo di marketing aggressivo e destabilizzante. Non riguarda solamente la sfera di abitazione, lavoro e tempo libero, ma anche la nostra persona.

Per le donne, poi è un bagno di sangue tra skincare e peli si o peli no, dimagrire, potenziare, truccarsi, vestirsi in modo appropriato, ecc…

Io non ce la posso fare! Non mi interessa farlo, per una semplice ragione:

LA PERFEZIONE NON ESISTE!

Ognuno sceglie ciò che lo fa stare meglio, ed è giustissimo, a meno che questo non diventi una frustrazione, un monito all’omologazione, perché “se non rientro in questi parametri non sarò accettato dalla società”.

Questo atteggiamento va per la maggiore e mi spaventa: abbiamo cancellato i tratti somatici con dei fondotinta che sembrano stucchi veneziani, lisciato i capelli con piastre alle microsfere di cera, mangiamo cose che hanno sapore di una scatola di cartone per dimagrire, ottimizziamo il tempo per è tutto una corsa al massacro incastrando la palestra nella pausa pranzo, andando a correre prima di colazione, bruciando energie ancor prima di aprire gli occhi, per raggiungete il bramato standard sociale.

La frase “lo fanno tutti” mi rende inquieta, perché io voglio essere nessuno!

Mi rattrista vedere faticare per ottenere un’esteriorità di comunità, indebitarsi per l’ultimo modello di telefonino,o per andare in vacanza perché i colleghi possano ammirare, sul tuo profilo social, dove sei stato, cos’hai fatto, cos’hai mangiato.

Quando siamo finiti nel baratro delle ovvietà tristi? Quando abbiamo smesso di pensare, che essere unici sia un difetto di produzione?

Le pareti beige, la pelle beige, il cardigan beige…viviamo in una mezza nuance!

Ho una personalità spigolosa, vesto prevalentemente di nero, non uso le mezze misure, non mi trucco, e se ho un brufolo lascio che faccia il suo decorso, ho le rughe dei miei 46 anni, la mia casa, seppur pulita, sembra non apprezzare l’ordine, le pareti di casa sono di colori diversi, i muri pieni di quadretti un pochino storti.

Sono ancora viva…e felice.

P.s. Se il problema in soldoni è cosa possano pensare gli altri e farne argomento di discussione nella loro vita incolore e insapore, va bene e non m’interessa minimamente!

Musica & Musica

Qui vorrei lasciare qualche pezzo della mia Musica, quella che nei 365 giorni ho ascoltato, riascoltato quasi ossessivamente per uscire dai problemi, dal dolore, per ballare da sola.

La terapia con la musica è quella che mi piace di più: non c’è nulla che mi tiri fuori dal mal di vivere come lei.

Non è una playlist…è la mia musica del cuore.

Alle cadute si brinda sempre!
Quanto mi manchi Taylor!
Colmare la lontananza
Leggendo “Just kids”
Le parole pesano come macigni
Passato, presente, futuro
Torino, solo amore
Una casa accogliente, una madre non mia
Musica per vecchi animali
Stupenda
Anni ’80 remake
Aggrapparsi forte ai sogni

La paura

Pubblico questo bellissimo testo che racconta la paura con un’intensità pazzesca. Grazie a Gerry di averlo condiviso!

La paura crea l’abbandono, di noi stessi, degli altri, l’abbandono dei nostri sogni. Tutto svanisce, come se la Terra smettesse di girare e gli uccelli di cinguettare. Un freno naturale che inconsapevolmente scatta e nulla è più possibile, poiché le prime a spegnersi sono la ragione e le emozioni. Paura di osare, paura di perdere, […]

La paura

Paolo Crepet parla dell’amore & non solo

Ho visto questo video più volte per sentire bene le parole, ed è così: l’amore è un tornado che ti travolge, ti innalza, ti fa volare…

Verso la fine del monologo, parla di un’ora particolare della notte in cui si è completamente soli, nella quale ci si scontra con i demoni. È la mia ora dell’insonnia, su cui ho scritto un post tempo fa.

Eccolo:

https://lowprofile790041255.wordpress.com/2022/06/01/insonnia-bei-sonni/

Chi festeggia, chi si suicida

Il titolo di questo post non dà molto spazio all’immaginazione. Racconta di quotidianità, perché tutti i giorni qualcuno decide che non ne può più di vivere come fa, e non ha voglia o non riesce a sostenere il peso.

Si toglie di mezzo, decide di lasciarsi andare alla deriva e non tornare più da nessuno, o forse non ha nessuno che lo aspetti, che si preoccupa della sua assenza prolungata.

Le feste coincidono sempre con sentimenti contrastanti di grande gioia per chi si ritrova nelle casa natale, con parenti vari più o meno simpatici (per una volta l’anno si può fare), e chi non può più godere della compagnia e si ritrova solo, in compagnia di un pandoro e una bottiglia di prosecco.

Non voglio parlare di ciò che può far scaturire un gesto estremo del genere, perché non servirebbe.

Ieri, 25 dicembre, vicino a casa mia, si è tolto la vita un anziano di 85 anni in aperta campagna, nella sua macchina, da solo.

Questa cosa mi ha fatto pensare a quanto sono fortunata nello stringere a me l’amore di chi ha passato queste feste in mia compagnia. A pieno regime eravamo in 11, e questa riunione di famiglia interegionale mi ha fatto bene, perché oggi ci siamo…

…domani chissà.

I sentimenti negli occhi

Gli occhi sono, per me, lo specchio delle parole non dette, perché puoi parlare e mentire (con la pratica si riesce a fare), ma lo sguardo non è facile da camuffare.

Perché dovresti?

Ci sono mille motivi per non dire il vero, anche se la verità batte ogni invenzione.

Le balle prolungano solo l’agonia.

Io vorrei sempre avere la verità da tutti: mi sembra di tradire non dicendola e i miei occhi mi tradirebbero alla svelta.

Ho gli occhi azzurri, ma mutano a seconda della luce o del mio umore, e quando alzo il sopracciglio destro non è un buon segno per chi mi sta di fronte.

Alcune volte mi capita di mentire per necessità di sopravvivenza: chi non vuole sentire la verità, non la merita, no?

Solitamente sono persone che non mi guardano negli occhi, sfuggenti alla vita, chi vuol essere adulato e chi vuole sempre avere ragione. Allora li accontento e gli occhi rassegnati (i miei) assecondano le parole.

La verità non è per tutti, e sinceramente sto imparando più dai bambini che dagli adulti in questo periodo.

Essendo atea non abbraccio il culto del santo natale inteso come nascita di Gesù, ma quello pagano di Babbo natale mi piace tantissimo e la letterina con i doni che vorrebbero ricevere i bimbi fa capolino sull’albero aspettando che gli elfi vengano a ritirarla.

Gli occhi dei bimbi che controllano pazientemente, appena svegli se è stata ritirata, mi rendono felice.

La mattina che scoprono l’assenza della letterina i loro occhi diventano lucidi e sorridenti, carichi di emozioni, quasi commossi che la loro voce venga presa sul serio.

Ecco, cos’è per me la magia del natale.

Per quest’anno non ho nulla da chiedere: vada come vada.

Ho visto occhi carichi di lacrime, umidi ma con le lacrime imprigionate per non farsi vedere piangere, chiusi per l’ultimo saluto al mondo, rassegnati al dolore provato, occhi drogati, occhi ubriachi, tristi, traboccanti di gioia.

A chi non ha nessuno che baci le loro palpebre, vorrei mandare un grande abbraccio, perché a tutto c’è rimedio, tranne alla morte.

Chi non mi guarda negli occhi mentre parliamo ha sensi di colpa nei miei confronti, teme le mie parole o più semplicemente non mi stima.

Alla base di tutti i rapporti umani c’è questo: occhi negli occhi, ma ci sono sguardi difficili da sostenere, impossibili da reggere e il confronto diventa falsato.

Le emozioni che lasciano trasparire gli occhi sono le uniche degne di essere prese sul serio.

Poi, noi italiani, abbiamo la gestualità che ci salva sempre e ci rende “caldi” in ogni situazione.

Amatevi o odiatevi…sempre guardandovi negli occhi!

Bran Van 3000 – Drinking in L.A.

Proprio perché, non ho alcuna intenzione di uscire dagli anni ’90, stasera, qui su Radio Low solo bella musica.

Oltre al video che è pazzesco, con un sacco di dettagli di quegli anni, il pezzo risulta strambo ma bellissimo. Il testo della canzone è tratto da un storia vera successa proprio all’autore, che dopo vari fallimenti nel mondo del cinema, si ritrova sconsolato e squattrinato a bere in un bar di ĹA. Tra un bicchiere e l’altro nasce “drinking in LA”.

Alla fine, il pezzo sarà inserito nella colonna sonora di un film…

…e vissero felici e contenti!

Foo Fighters – I am a River

Quando la vita ti schiaffeggia, quando le persone ti deludono, e ti senti per un attimo persa, nuda e senza armi…

…ricordati, che per ogni dolore che ti provocano ci sarà sempre qualcuno che ti tenderà la mano. Non temere…i am a river.🖤

Considerazioni personali: quando aprite la bocca per ferire, ricordatevi che tutto prima o poi torna indietro…è matematico.

Il dolore che spargete rimane in circolo, e tornerà al mittente, magari sotto altre forme e dimensioni, ma guardatevi le spalle…arriva, eh!

Questo pezzo è in loop nel mio stereo della macchina da giorni…intenso.

Riflessioni…

La stupidità della gente deriva dall’avere una risposta per ogni cosa.
La saggezza del romanzo deriva dall’avere una domanda per ogni cosa.

Milan Kundera

Effetto “C”

La legge di Murphy insegna a vivere guardando le situazioni sotto un’altra prospettiva.

C come cuore & cervello…oppure?

Esatto, proprio quello lì…C come culo!

Nel corso della giornata ci armiamo di santa pazienza e affrontiamo qualsiasi cosa: vita, imprevisti, guai, ma la chiave per aprire ogni porta è sempre solo una: la classica botta di culo.

La fortuna è una componente essenziale per far girare le cose al meglio.

Ecco.

C’è chi nasce con la camicia, e chi no.

Non è solo una questione di scaramanzia o di credenze popolari…sembra, che avere culo sia una predisposizione.

Ho conosciuto persone molto fortunate in diversi ambiti, mentre in altri passavano da estremamente sfortunati a sfigati cronici.

Bisogna sempre differenziare quali sono le priorità, ciò che a noi interessa ottenere: successo nel lavoro, amore, soldi, o solo salute?

Tutto non si riesce ad avere.

In molti ambiti sono fatalista, e accetto senza fiatare ciò che arriva, mentre in altri faccio molta fatica a chinare la testa e subire.

Qui non si tratta di una spintarella, perché le cose s’incanalino nella strada giusta e comoda per noi.

La fortuna arriva, ti fa stare bene, ti consente di sognare che tutto in un periodo vada per il meglio, e poi, senza avvisare, se ne va: tutto crolla quando subentra l’avversaria della fortuna…la sfiga.

Per esperienza e malfidenza verso il fato so, che quando ho un periodo fortunato e sembra che tutto s’incastri perfettamente resto guardinga…non mi rilasso troppo, perché è proprio quando deponi le armi che un armageddon ti travolge.

Non conto mai troppo sull’effetto C, perché è imprevedibile e senza alcuna certezza.

Certo, alcune volte non guasta, ma la mia attitudine a non arrendermi, a lavorare sodo e a testa bassa, mi bastano.

Se però arriva un botta di culo…meglio, eh!

Professioni & Confessioni

Immagino i rapporti sociali come un gigantesco reticolo, dove ognuno ha un punto di partenza, lega il proprio bandolo della matassa e prosegue scegliendo la strada.

Ogni fermata, ogni esperienza superata viene contrassegnata da un nodino, finché, in corrispondenza del groppo un estraneo fa lo stesso.

Cosa c’è successo è accaduto ad altri, e il nodo s’ingrandisce a dismisura fermando il nostro percorso, perché ci sono molte persone che hanno bisogno di parlare o affrontare ciò che non hanno somatizzato.

Alcune professioni completamente estranee alla sfera psicologica o psichiatrica si prestano a dare manforte a chi ne ha bisogno.

Parlo del barista, della cameriera, del parrucchiere, della commessa.

Sembra assurdo, ma è così, provato sulla mia pelle.

Ho lavorato nelle trattorie, nei bar e in diversi negozi con clientele molto differenti tra loro, ma il meccanismo è sempre lo stesso.

Mi è capitato spesso di servire persone, anche sconosciute, e di ritrovarmi a consolare i loro malesseri, a dare consigli richiesti dalle stesse, a rincuorare.

Forse, la dinamica sconosciuto e confessioni può aiutare a scaricare il peso sul cuore: è più semplice, no?

I suoi cari si preoccuperebbero, e non sarebbero imparziali e lucidi nel consigliarlo, mentre un estraneo che non rivedranno più disposto ad ascoltare, senza pregiudizi, senza conoscere il loro passato può dare il suo parere solo per il problema che li affligge.

Le prospettive di ogni persona possono essere differenti, e farti notare ciò che avevi sotto il naso ma non riuscivi a vedere per il troppo carico di emozioni.

Tra un 37 e un 38, provando una taglia 42 perché la 40 era stretta, e dopo il caffè con il bargnolino le maschere cadono proprio con chi, non conosce il tuo nome, ma ha uno sguardo sincero, interessato e rassicurante.

Si fidano di te, un pò per disperazione, un po’ perché non hanno nessuno con cui parlare, o solo per avere un contatto umano, per riprovare a credere negli altri ancora…ancora una volta.

Lavorare con il pubblico non è semplice, ma molte volte ho ritrovato fiducia nel genere umano, altre l’ho persa.

La cosa fondamentale è rimanere umani e non girarsi dall’altra parte per non prendere posizione.

Il battitore libero

Ripubblico questo post per infondere un briciolo di coraggio e fiducia…soprattutto verso noi stessi!

Trovo sempre difficile giustificare e dare un senso alla depressione, allo lasciarsi andare: per me è una mancanza di rispetto verso la Vita, uno sputare nel piatto in cui si mangia, perché per quanto ti possa andare male, sei vivo!

Non sempre tutto va come vogliamo, anzi, quasi mai riusciamo a raggiungere l’obiettivo finale: quel profumo caratteristico che ha la vittoria, la scalata, la cima della vetta, e soprattutto la permanenza su di essa.

“Capo di me stesso” è il titolo di un pezzo che continua a non lasciarmi in pace, anche se di significati potrebbe averne molteplici, ma io userò quello più immediato: decido io per me!

Questo, non è sempre una sicurezza, le azioni non hanno sempre reazioni, o meglio, le reazioni che vorremmo, e le scatole non si aprono sempre alla stessa maniera.

Certo, se in tutta questa ricerca, nell’inseguire la famosa chimera abbiamo supporto morale con qualcuno che fa costantemente il tifo per noi, è un bene.

A un certo punto della vita, però, dobbiamo entrare in collisione con la realtà e capire cosa siamo diventati, le nostre peculiarità e attitudini.

Ci sono persone che rimarranno sempre dei “battitori liberi”, dei solitari inclini a rapporti sporadici in società, ma senza avere la costante di una presenza a fianco.

È carattere, predisposizione o semplicemente non adattamento ai compromessi, addirittura egoismo.

Chi vive tanto tempo da solo farà comunque fatica a relazionarsi accettando di condividere il proprio spazio vitale. Questo non significa essere un eremita, un asociale, ma solo aver bisogno di solitudine molto più degli altri per ricaricare le energie.

Molti lo prendono come un fallimento, una problematica da risolvere, perché siamo animali che vivono in branco.

Chi lo dice? Dove sta scritto?

Per me è una violenza verso sè stessi e basta: insistono ad entrare nelle grazie di gruppi, modificano la loro essenza per farsi accettare, addirittura raccontano storie di vita inventate per avere qualcosa da condividere, per non sentirsi emarginati, quasi sbagliati.

Ho sempre lavorato col pubblico, in mezzo al casino, conosciuto tanta gente, imbastito rapporti di ogni genere, ma i miei Amici sono sempre pochi: non necessito di condividere con tutti, odio due piedi in una scarpa, perché è sufficiente fidarsi di pochi per vivere decentemente.

I bagni di folla sono deleteri a lungo andare, e sicuramente non si può piacere a tutti, anzi!

Trovo, che la socialità a tutti costi sia un’arma puntata contro noi stessi se non riusciamo a gestirla, non gratificante e despersonalizzante.

Rimanere ciò che si è, senza compromessi, è da supereroi!

https://lowprofile790041255.wordpress.com/2022/05/13/colle-der-fomento-capo-di-me-stesso/

The Cure – Friday I’m In Love

Visto che ieri, con Kik (Kikkakonekka) & Enri (Enri1968) abbiamo parlato di The Cure, mi sembrava giusto omaggiare il venerdì con questo pezzo atipico, forse meno dark, ma molto spensierato dal video stupendo!

Gli sdraiati – Michele Serra

Questo libro mi è stato regalato da una mia cara amica. Dandomi il libro, e conoscendo la prole che gira per casa ha aggiunto: “Leggilo adesso, perché in futuro ne avrai bisogno”.

Saggia amica.

L’ho letto in un giorno, risucchiata da questa storia narrata da un padre, forse per capire il figlio, forse per capire se stesso nel ruolo di padre.

Non è così facile educare e amare allo stesso tempo. Si provano sensi di colpa immotivati a punire provando metodi più o meno giusti per non essere troppo o troppo poco genitori.

A volte, mi capita di sentirmi mia madre o mio padre, di usare frasi che anche loro dicevano a me per cercare di “contenermi” in qualche maniera.

Non sono stata una figlia per niente facile, e me ne rendo conto essendo passata dall’altra parte della barricata da qualche anno.

Cerco di essere più clemente con me stessa, ma anche con il piccolo essere, che non può capire ancora i miei “no”, pur spiegandone il perché.

Non ho ancora compreso se ci sia una linea netta tra educare e amare incondizionatamente: vado per tentativi.

Sbaglierò, m’incazzerò, ma l’amerò lo stesso, e sempre.

Il peso delle barre & delle strofe

Non so se succede a tutti, ma per quanto mi riguarda una canzone, per attirare la mia attenzione e sbloccare le emozioni, deve avere un testo introspettivo o, in qualche modo colpirmi dove non arriva mai nessuno.

Ormai sapete tutti della mia passione per il rap italiano, ma non tutto ovviamente.

In questo pezzo è racchiusa l’esperienza quasi trentennale di tre dj, produttori e di un Mc, che c’erano quando tutto è iniziato ed hanno continuato ad esserci anche quando sembrava che tutto fosse finito.

Ma c’è di più.

Il testo è un viaggio carico di domande e risposte che ti trapassano abbastanza per farti mettere in pausa la tua vita, e fermarti a riflettere sulle parole, sulle strofe, sulle barre.

Barra: Unità di misura utilizzata solitamente per definire la durata di una strofa Rap. Una barra corrisponde a una battuta di quattro quarti, cioè una misura composta da quattro movimenti. Nella maggioranza dei casi infatti ci troviamo di fronte a tempi binari, con andamento swing.

L’intreccio di frasi prese da pezzi di altri Mc, costruito con maestria dai Dj, prosegue il viaggio in rima lasciandoti in balia delle parole, che ti si incollano addosso e rimangono lì.

Scuotere le emozioni non è facile in questi tempi dove, tutto scorre addosso senza lasciare traccia.

Conosco personalmente da decenni tre dei quattro protagonisti di questo pezzo, con cui ho condiviso nottate, albe, e amore per musica e vita, risate, viaggi, concerti.

Grazie infinite per esserci ancora e per farmi emozionare come ieri, come se tutto non fosse mai finito, una parte di me ancora da scoprire e da comprendere attraverso le parole di altri.

Condivisione di sentimenti.

Supermercato & cerebrolesi

I grandi supermercati mi innervosiscono molto: quelle scafalature alte metri stipate di prodotti tutti uguali, di diverse marche, prezzi, colori e con confezioni accattivanti, che molte volte pubblicizzano merce scadente.

Non sono abituata, mi perdo e vado in confusione subito.

Sicuramente i prezzi sono più bassi del bottegaio di paese, ma è stancante fare la spesa così, almeno per me.

Solitamente compero in base al prodotto e non alla marca, controllo sempre la scadenza cercando di non farmi ingolosire dell’ennesima offerta: se non serve perché comprarlo?

Oltre alla folla di carelli e gente ovunque, cerco di non trattenermi oltre misura, ma curioso sempre nei nuovi arrivi.

Se una volta trovavi con molta facilità le materie prime, ora ti confezionano il prodotto finito, proprio come se fossimo cerebrolesi.

Mi spiego meglio:

Se una volta per fare un panino comperare il pane, il salume o il formaggio, adesso lo trovi già fatto, imbustato e sottovuoto.

Se la frutta la compravi intera, adesso trovi le confezioni con i pezzi di frutta e la forchetta per mangiarla.

Il costo è nettamente superiore, perché occorre pagare la plastica, la sigillazione in atmosfera protetta.

Mi fa strano anche solo pensare che le persone non abbiano più tempo o voglia di farsi un panino o tagliare la frutta.

Tutto pronto e veloce, ma stracarico di conservanti. Perché?

Non sono una gran cuoca, ma è bello mangiare ciò che cucini e non affidarsi al dio microonde (che neanche posseggo) per rendere più rapido un momento di relax o di unione della famiglia.

Ci sarà un giorno in cui mangiare bene diventerà sopravvalutato e ci ciberemo di cose liofilizzate, frullate o magari in pillole.

Invasi dalla plastica, dagli imballi, da scatole…non è la strada migliore.

E se tornassimo indietro?

Il vinaio, il lattaio, il fruttivendolo, il gelataio, ecc…

Quello che ci ha fregato e che ci frega ancora e non avere tempo per…quindi hanno costruito i centri commerciali dove stipare ogni nostra necessità mescolata al superfluo.

Guidano i nostri acquisti in ogni maniera possibile, perché la pubblicità è l’anima del commercio.

Tempo fa, avevo visto un programma che s’intitolava “pazzi per la spesa”, dove queste persone raccoglievano buoni sconto per comperare enormi quantità di cibo, scatolame, prodotti per la casa, la cura della persona non spendendo praticamente nulla. Inoltre, costruivano  veri e propri magazzini casalinghi dove stipare gli acquisti.

Ora…cosa te ne fai di 100 tubetti di maionese, o di 50 scatole di cereali?

Poi ci si lamenta dello spreco.

Sono arrivata alla conclusione, che se smettessimo di comperare cibo pronto, salame già tagliato e solo da masticare, patate fritte già fritte, forse ci  ricorderemo che sapore avevano le patatine tagliate sul momento e fritte, la mela morsicata, le ciliegie raccolte dalla pianta, il pane fresco comperato dal fornaio.

Lauryn Hill – Doo-Wop

Questo pezzo è uno dei miei preferiti da sempre…lontano 1998.

L’album

Questo album letteralmente consumato per la bellezza dei pezzi, ballato, ascoltato ossessivamente per moltissimo tempo e rigorosamente in vinile…quel fruscio che sono il disco produce e accompagna i pensieri, le risate delle amiche, la vita insieme a chi ami.

Il mondo di Low (26/11/2021- 26/11/2022)

Esattamente un anno fa, scrivevo il mio primo pezzo su WordPress:

https://lowprofile790041255.wordpress.com/2021/11/26/hello-world/

Non avevo nessuna idea di ciò che sarebbe successo. La mia unica certezza era voler scrivere.

Non avrei mai pensato di trovare voi, amici di penna, cortesi e gentili, con cui scambiare emozioni e con cui confrontarsi quasi quotidianamente.

Ci si arricchisce sempre in quasi tutte le esperienze: alcune volte ti strappano un sorriso, altre una lacrima, o magari una frase scritta da altri ti frulla in testa, scende nello stomaco e si stabilisce nel cuore.

Ogni post che ho letto qui, mi ha aperto cassettini di memoria, rimpolpato la lista dei libri da comperare, film da vedere, poesie da rileggere, appunti da prendere.

Per ringraziarvi, tempo fa, avevo scritto questo:

Il condominio con vista mare di WordPress

Il mondo di Low è un posto a tinte bianche e nere, con sfondi seppiati e persone silenziose: si sente una pioggerellina leggera che scende armoniosa su di un tappeto di foglie, o cola sui vetri disegnando righe piene di curve.

Per quanto io mi sforzi di mettere ordine, sono una disordinata cronica, ma poi ci si abitua a far vincere il caos.

Ho libri sparsi e aperti sopra la grande scrivania nera, maschere di legno che mi osservano, una bacheca di sughero straripante di pezzi che mi ricordano persone, luoghi, sensazioni…basta sfiorarli.

Non ci sono porte nel mio mondo, ma solo tende ondeggianti, perché chi entra non ha bisogno di bussare.

Mi piace ascoltare, mi piace toccare, sfiorare l’anima, e lasciar vivere.

I miei bauli sono pieni di cianfrusaglie, di vecchie foto e cimeli di famiglia: alcuni non li ho più guardati da allora, perché il dolore è ancora fresco, immutato.

Amo le cose vecchie, il riciclo, il baratto e qualsiasi tipo di scambio che comporti il riuso degli oggetti, perché l’unica cosa che non si può riutilizzare sono i sentimenti: quelli devono essere originali per ogni persona.

Sono una di…”quelle come me”

Gli Amici che mi rimangono vicini sono pochi, ma la quantità non batte mai la qualità. Non li colleziono per tenerli in fila sopra una mensola e sporverarli ogni tanto…non devono prendere polvere!

È stato un anno splendido qui, e pur non conoscendo nessuno personalmente, è come se si fosse formato un intreccio di vite che non ha nessuna voglia di sciogliersi.

La vita di tutti procede in direzioni diverse, ma ad un certo punto della giornata si converge qui.

Il pensiero che qualcuno possa leggere ciò che scrivo e trarne qualche tipo di beneficio, riflessione, o qualche minuto di tregua dalla vita, mi fa scoppiare il cuore di gratitudine.

Niente sarà più come prima, grazie a tutti voi! 🖤

Solo Amore!

…hai vinto tu!

Si, hai proprio vinto tu!

Non essendo una persona litigiosa, ma che s’incazza spesso, è da tempo che mantengo questo stile di vita e pensiero.

Sei aggressivo, ti alteri, sbraiti con la bava alla bocca per nulla?

Hai vinto tu.

Mi parli come se fossi “sto cazzo” ed io la piccola fiammiferaia?

Hai vinto tu.

Parlare con te è un tuo monologo dove, a me, sono concessi solo dei monosillabi?

Hai vinto tu.

Pensi di me ciò che non mi dirai mai, ma davanti sorrisi a 32 denti?

Hai vinto tu.

Mi ignori come se fossi un appestata, però controlli ogni mio movimento su stati vari, leggi ciò che scrivo come si guarda dallo spioncino di una porta?

Hai vinto tu.

Cerchi di mettere zizzania raccontando storie su di me ai confini della realtà?

Hai vinto tu.

Non ti metti mai in discussione, perché hai sempre ragione al di là di ogni ragionevole dubbio?

Hai vinto tu.

Mi guardi dall’alto in basso per come mi vesto, per come mi pongo, per le persone che frequento?

Hai vinto tu.

Lascio sempre vincere, non mi interessa scontrarmi contro chi non ha rispetto per me e per gli altri. Si vive come meglio si riesce, ma siccome siamo in continuo contatto con persone, sarebbe meglio ascoltare anche gli altri e confrontarsi senza prevalicare tutti.

Quindi, il consiglio che dò sempre a queste tipologie di individui e di girarmi alla larga, di non cercarmi, perché ci sarà una giornata in cui mi alzo col piede sbagliato, o non avrò voglia di compatirli.

Sembra che vada per la maggiore mostrare superiorità, prevaricare, aggredire, sparlare, umiliare.

Il mio piccolo mondo è fatto di persone sincere, che ti accolgono, ti rifocillano con cibo e amore, hanno una buona parola per me, pur conoscendo i miei tantissimi difetti.

Non contaminare il mio mondo, rimani nel tuo…

Ti conviene!

Cresci…esci dagli anni ’90!

Non spiegherò in che situazione mi è stata detta la frase del titolo, perché mi ha procurato dolore, e uno strappo non ricucibile con una persona a me cara. (Non solo a causa di questa frase, ovviamente).

Sono mesi che mi gira in testa.

Per me, gli anni ’90 sono stati un girandola multicolore, la libertà di poter fare, di dissentire e protestare, e la base per ciò che sarei diventata in futuro.

La libertà ha sempre un costo molto alto a livello di energie, ma non mi sono mai pentita di ciò che ho fatto, errori (tanti) compresi.

Ho vissuto intensamente, senza rinunciare a nulla, perché l’impossibile non esisteva, si scavallava il problema e via.

La passione per un certo tipo di musica è sbocciata in quegli anni, ed è quella che ancora ascolto con i CD, nell’mp3, e con i vinili. Sono antica, eh!

Non m’importa un granché, sia di sembrarlo che di esserlo.

In questo decennio ho incontrato per la prima volta la morte in tutto il suo alone di pesantezza e tristezza per chi non era più vicino a me (perlomeno fisicamente), ho intrapreso i primi viaggi in giro per l’Italia con amici, che mi sono accanto ancora oggi, il primo concerto, la prima notte in stazione.

Torino mi sembrava così grande e bella…tutta da scoprire.

Le manifestazioni, i collettivi, le occupazioni dei centri sociali, e la scuola superiore lasciata a metà.

TORINO HARDCORE PUNK Documentary

Per me, era tutto troppo bello…la scuola una perdita di tempo: preferivo vivere.

Il mondo dello skateboarding, della musica hardcore, l’hop hop, sono state la mia scuola per molto tempo.

I primi libri scelti con la mia testa, per conoscere ciò che m’intrigava, da Kundera, alla lotta politica con il mensile “A” o con “Cuore”, all’autobiografia di Malcolm X, con tutto quello che si vendeva nei centri sociali, dalle fanze stampate in bianco e nero, alle cassettine dei primi gruppi hardcore, ai sette pollici.

Foto personale

Le cose erano in fase di progressione, a volte lenta, a volte rapida, ed io ero lì, assorbita dal profumo di resistenza e protesta.

I miei passi erano costantemente scanditi dalla musica, con la mia migliore amica e tutti i compagni incontrati sulla strada: eravamo fratelli, nessuno aveva timore di nessuno…la notte era la nostra coperta di Linus.

La città ci apparteneva, ci abbracciava.

Foto personale

Dopo vari lavoretti, sono stata letteralmente fermata per strada dal responsabile di un negozietto in piazza Castello per come ero vestita, e per i capelli verde mela: il negozio era “Mauro” (per i non torinesi, oltre ad essere un negozio di calzature dal ’68, è stato il pioniere dello streetwear in quegli anni), e da lì si apre un altro capitolo di vita.

Foto personale

A 19 anni sono andata a vivere da sola, e la mia comunità si è ingrandita, mutata e dilatata con nuovi amici e nuove esperienze.

I Muri, Giancarlo, Barrumba, i Dock Dora, Supermarket, concerti e serate in discoteca.

Foto personale

Ho sempre pensato che nulla succede per caso, tutto ha un filo sottilissimo che lega ogni esperienza, bella o brutta: tutto serve.

E dopo vent’anni di traslochi, cambi di città e regioni mi ritrovo ad essere sempre ferma lì, con le mie certezze che stringo forti tra le mani.

Che cosa vuol dire crescere? Rinnegare ciò che ero, e mutare pelle? Perché poi?

Di strada ne ho fatta tanta con salite, discese, capotomboli di faccia, alcune volte ho preso rotonde per ritornare indietro, altre dei rettilinei senza meta, ma il viaggio continua.

Io sono ciò che vedi: se sono triste o incazzata non mi nascondo dietro un sorriso di circostanza. Non uso trucchi, né facili scorciatoie, e quasi sempre risulto asociale o poco collaborativa, ma sono questo.

Il mio carattere si è levigato proprio in quegli anni e non posso pensare di cancellare con un colpo di spugna le mie radici solo perché è cosa che non si capisce o non si accetta.

Dopo quel decennio, la mia vita ha continuato la metamorfosi, io sono mutata, aggiungendo anni ed esperienze, vivendo in un ambiente completamente lontano dalla città.

Non vivo nei ricordi, mai fatto. Certo, mi guardo indietro, ma senza rimpianti. Quello che sono, come donna, madre e moglie lo devo a quegli anni, ma senza rimpianti.

Chi c’era è rimasto, quello che ho amato è rimasto, io sono rimasta.

Esci dagli anni ’90? No, perché sono parte di me, la parte più bella, le fondamenta della mia vita.

Kaos – Chiodi

Oggi è uscito il video di “Chiodi” tratto dall’omonimo album di Kaos.

Non è un rapper facile da ascoltare, perché le sue tematiche non ti lasciano in pace: le strofe continuano a girarti in testa e sei costretto a pensare.

La sua voce così tetra e graffiante accompagna gli amanti del genere dalla metà degli anni ’80 con una manciata di album da togliere il sonno.

Qualche anno fa, lo apprezzavo poco e niente, ma poi i testi mi hanno assorbita ed eccomi qua a parlarne.

Se non vi piace il rap non importa, perché la musica è una delle cose più personali al mondo, ma leggete il testo.

In questa stanza senza porte con le pareti storte
Uno spettro sul letto e troppe piante morte
Hai detto che sei forte ma senza via d’uscita
Se qua hai le mani sporche o la coscienza pulita
Perché, se ormai è finita, è finita veramente
La speranza è una ferita che ti uccide lentamente
A questo ci si abitua, ma non si ottiene niente
Perché il resto della vita ora appartiene al presente
È solo differente, lo speri sul serio
Lavori a luci spente perché il buio è più leggero
Là fuori, troppa gente che non sente per davvero
Perché ha gli incubi a colori e i pensieri in bianco e nero
(Ora) Sei prigioniero di un legame da dissolvere
E, ad essere sincero, è più un problema da risolvere
È un alone di mistero sul colpevole da assolvere
Il padrone del mio impero di lacrime, di polvere

E più ci provo e più ci penso
E non ci trovo più nessun senso
Niente di nuovo, solo più intenso
Quando mi muovo, ‘sto vuoto è immenso
E più ci provo e più ci penso
E non ci trovo più nessun senso
Niente di nuovo, solo più intenso
Quando mi muovo, ‘sto vuoto è immenso

E più ci provo e più ci penso
E non ci trovo più nessun senso
Niente di nuovo, solo più intenso
Quando mi muovo…

Col mattino sulla schiena e col tramonto sulla fronte
Con due metri di catene e la metà dell’orizzonte
L’identità segreta per non lasciare impronte
Ancora senza una meta (Ma) con le valigie pronte
L’oscurità è completa per non lasciare traccia
La verità è concreta però è sempre una minaccia
La vita è una moneta ed avrà sempre un’altra faccia
Ma l’amore è analfabeta e questa è carta straccia
Alzo le braccia col cuore in rivolta
Il rancore che schiaccia sotto ai sensi di colpa
È come un’equazione, non verrà mai risolta
Pronuncerò il tuo nome ancora l’ultima volta
Ascolta, questo silenzio ti appartiene
Ti sei tolta le manette per trovarti in catene
La guerra per scordarti non la combatti assieme
Tu però non preoccuparti, i gatti stanno bene

E più ci provo e più ci penso
E non ci trovo più nessun senso
Niente di nuovo, solo più intenso
Quando mi muovo, ‘sto vuoto è immenso
E più ci provo e più ci penso
E non ci trovo più nessun senso
Niente di nuovo, solo più intenso
Quando mi muovo, ‘sto vuoto è immenso

Macchina come Casa

Non passo molto tempo in macchina, e non amo guidare. La patente l’ho presa a trent’anni per necessità.

Sono più un passeggero, che guarda tutto quello che scorre. Una mia passione sono le case, da sempre: colore, dimensione, giardino, stile.

Guardo il cielo con le nuvole rapide o i vari toni del tramonto, gli animali che banchettano nei campi: aironi, nitticore, addirittura ibis, lepri, fagiani e nutrie.

Quando sono costretta a guidare mi concentro molto, e voglio all’interno dell’abitacolo tutto ciò che mi potrebbe servire oggi, ma anche tra una settimana.

La mia macchina ha 23 anni, ma fa ciò che le chiedo: mi porta dal punto A al punto B, mi scalda d’inverno e mi fa da dj.

La cosa basilare è che ci sia musica…la mia musica! Niente chiavette usb, solo CD che stipo in ogni cassetto, sedile o tasca, e la regola universale è: se c’è “quella bella”, non si scende finché non è finita la canzone!

Poi, ci si possono trovare cose improbabili, come cerchietti con occhi di peluche viola, bicchieri in bamboo di tè caldo o freddo, fazzoletti, gel disinfettante, mascherine, vecchie Repubblica, buste in cotone per la spesa, felpe, giochi di società da viaggio, la merenda per il parco, gessi da madonnari per bambini, libri e fogli di carta con penne, o meglio matite.

Il disordine è casuale perché, per me, è solo un contenitore con le ruote.0

La lavo quando piove e internamente la aspiro a volte.

Il baule, invece è lo scrigno dei tesori con una varietà di sassi, bastoni, gusci di chiocciola, piume di uccelli, mute di mantidi, e tutto quello che il pargolo raccatta nelle sue esplorazioni, perché sono preziosi e non si possono lasciare nei campi: si portano a casa.

Vivere in campagna è un modo di essere, una leggerezza e noncuranza verso il tappetino con qualche foglia e la terra che immancabilmente si intrufola.

Non ho molti passeggeri, quindi è solo la proiezione del mio vagabondare che predomina sull’ordine meticoloso e la lucidatura del cruscotto.

Un’altra cosa che non può mancare è il profumino di carta d’Eritrea: niente chimiconi…mai!

Cara macchina con il portellone dietro di un blu più scuro…ti voglio bene!

Riflessioni…

Fate come gli alberi: cambiate le foglie e conservate le radici.
Quindi, cambiate le vostre idee ma conservate i vostri princìpi.

Victor Hugo

Le parole che pesano

Se ognuno facesse così avremmo una possibilità di ristabilire un equilibrio. Non parlo solamente dei genitori, ma anche degli zii, dei nonni, degli insegnanti, e di tutto il circuito dentro cui crescono i nostri figli.

L’ho ascoltato con molta attenzione, e sono felice che esistano persone così: il coraggio di dire ciò che è giusto, ciò che si deve fare per crescere con coscienza delle menti libere, coraggiose, pensanti.

Incerottatrice di sogni

Quando sei adolescente i tuoi sogni li urli a squarciagola, in mezzo alla strada nelle notti di luna piena, a chiunque li voglia ascoltare.

Diventando grande, la tua voce si abbassa, il numero di persone a cui ne parli si riduce. Man mano che il tempo passa il sogno non si realizza, la speranza si affievolisce e hai quasi paura di nominare l’oggetto del tuo desiderio finendo per sussurrarlo all’orecchio della tua migliore amica solo per ricordarti che cosa avevi sognato di poter realizzare.

Quel sogno ha ormai le sembianze di un biglietto dimenticato nella tasca bucata di una giacca lavata molte volte, e lo ritrovi casualmente solo perché è finito vicino all’accendino che ti serve subito dentro il buco nella stoffa.

Non è facile decifrare ciò che c’era scritto in origine, qual era il nostro obiettivo primario, ma rammentiamo la sensazione, la scossa che ci provocava il solo pensiero di poterlo mettere in pratica, e depennarlo dalla lista dei sogni scritta in fretta su un foglio del quaderno di epica alle superiori, nell’ora buca di italiano.

È giusto ricomporre il foglietto, aggiustarlo con del nastro trasparente, perché buttarlo sarebbe come gettare via quel brivido, e far finta che non sia mai esistito.

Vorrei regalare a tutte le persone che conosco, a cui voglio bene, i loro sogni, avere questo potere per un giorno solo per vedere i loro occhi brillare ancora una volta.

Bisogna aggrapparsi con le unghie e con i denti, essere tenaci e qualcosa succederà, sono sicura di questo.

A volte i sogni mutano, si travestono e se ne aggiungono altri, ma più si cresce e meno si sogna, perché di facciate ne hai prese tante, anche consecutive, quindi smetti sistematicamente di crederci, di credere che possa avverarsi.

Non bisognerebbe mai avere rimpianti, perché sono scorie accumulate nel profondo dell’anima, pianti senza lacrime, urla senza voce.

Rincorrete i vostri sogni, afferrateli e agite come un bimbo che insegue un palloncino scappato dalle mani: corre a perdifiato, lo afferra ed è ancora suo. I suoi occhi sanno di scommessa vinta, di felicità allo stato puro.

Siate egoisti per una volta e pensate solo ai vostri sogni…

“Dream on
Dream on
Dream on
Dream until the dream come true”