Foo Fighters – Walk

Mi dedico questa canzone e questo video ispirato ad un famosissimo film per il mio ultimo giorno di vacanza in città.

Ho camminato moltissimo, alcune volte senza una meta precisa, e questo mi ha aiutato a districare nodi e dubbi, a vedere con chiarezza ciò che era confuso.

“Walk” è stata preziosa…

Cara…

Non sono una persona ordinata, lo ammetto.

Faccio sempre mille cose contemporaneamente, e non ho mai una tabella di marcia, un programma prestabilito pur segnando tutto ossessivamente e con precisione.

Poi dimentico dove metto l’agenda nel momento in cui mi serve.

Mi piace pulire, ordinare meticolosamente in modo ossessivo, ma dopo poco tempo è tutto nel caos.

Mi sono arresa a questa condizione di ordine e caos che convivono alla perfezione: l’unico posto dove è sempre tutto in ordine al limite del maniacale è la mia gigantesca scrivania…persino le penne sono messe in fila.

Una delle cose amarcord che faccio in questo tempio è scrivere lettere.

“Cosa? Non ho capito”

Questa è stata la frase che mi è stata rivolta al mio “scrivo lettere”, quasi fosse una roba proibita, surreale, clandestina.

“Ma con la penna?”

Ancora più strano, come se carta e penna fossero stati banditi da questo mondo. Non riuscirò mai ad abituarmi alla tecnologia e solo a quella come forma di comunicazione. Certo, è tutto più immediato, ma nulla può reggere il confronto con la sorpresa di guardare nella buca delle lettere e trovarne una.

Non si ha tempo di scrivere. Davvero? Forse non si riesce più ad attendere, deve essere tutti immediato.

Se si scrive un messaggio, una mail, ormai si ha la presunzione che la risposta debba essere immediata: “L’ha letto/a. Perché non risponde?”, e sale la paranoia e gli scazzi partono come i botti di Capodanno a mezzanotte.

Ci hanno riempito la testa con slogan commerciali importati in cui devi bruciare l’asfalto camminando: “Just do it”, “Stay hungry. Stay foolish”, e sicuramente altri, perché la vita è breve, bisogna raggiungere traguardi, primeggiare, essere competitivi.

Per forza?

In questi giorni ho camminato molto in città con il mio passo veloce, ma non per fretta, è solo il mio ritmo. Rallentavo sistematicamente alla visione di persone sedute a pranzo, su una panchina, in metro, con in mano un libro. Ho visto anche un ragazzo con un Moleskine e matita che scriveva seduto su un marciapiede.

Solo amore per queste persone…ho pensato di non essere sola, di avere ancora un motivo per amare il genere umano.

Quindi si, uso la tecnologia per tantissime cose, ma scrivo a mano i battiti del mio cuore.

Turista a casa

Quando abitavo a Torino vivevo nella strada parallela al museo egizio. Ci passavo davanti quasi ogni giorno, ma non l’ho mai visitato se non all’età di sei anni in gita con la scuola, avendo incubi parecchie notti per le mummie, e a quattordici anni accompagnando dei parenti.

Stamattina ho deciso di rivisitarlo con una compagna d’eccellenza: una minorenne curiosa e carica di domande.

Pensavo, che dopo le prime stanze si sarebbe annoiata a morte, invece, con mia grande sorpresa, la visita è durata due ore.

Mi avevano detto che era stato restaurato, con l’aggiunta di reperti e sono rimasta incantata.

Penso sia una cosa da vedere almeno una volta nella vita.

All’entrata ho provato una sensazione forte, quasi inebriante, che mi è successa solamente passando vicino al Colosseo: era come entrare in collisione con qualcosa di potente, al di fuori del mio controllo emotivo.

Guardare la loro civiltà, le usanze funerarie, la cura dei particolari, le sculture intagliate perfettamente è stato come accettare il fatto di essere inferiore.

I miei occhi stupiti dalla magnificenza, l’altro paio di occhi bramosi di sapere e curiosità. Non vi posterò nulla della visita, sarebbe inutile, ma ciò che mi ha lasciato è stato il pensiero di quanto poco siamo stati capaci di assorbire.

Ci sono città che trasudano storia, in Italia soprattutto, e tutto ciò che è bellezza va protetto, ma mi sono anche chiesta cosa tramanderemo del nostro secolo alle generazioni del futuro.

Non ci sarà mai nulla che potrà eguagliare le meraviglie delle civiltà antiche: i tessuti conservati perfettamente, le reti funerarie intrecciate, il vasellame, i sarcofagi scolpiti, il rispetto per la morte.

Certo, parliamo dei faraoni, di alte cariche vicino a lui, che venivano sepolte con tutti gli onori, ma non riesco a capacitarmi del loro intelletto, di questa precisione nel curare i dettagli, il tutto conservato magnificamente anche grazie alla protezione delle piramidi.

Mi hanno sempre affascinato gli egizi, con i loro riti, ed amuleti, l’uso dei materiali più disparati, senza tralasciare la complessità dei geroglifici.

Sono felice di avere ancora la capacità di emozionarmi davanti alla bellezza assoluta.

Mummia di gatto e cane
Interno di un sarcofago

La regina della pioggia

Ogni volta che torno a Torino, succede sempre, nell’arco della mia permanenza, che piova almeno una volta.

È come una tradizione…anche quest’anno non ho deluso le aspettative!

Foto personale

Donne ribellatevi!

Sto mantenendo una calma che non ho, ma durerà veramente poco!

Nella giornata di ieri, in America, è successa una cosa che mi ha lasciato bloccata e inerme: la corte Suprema ha cancellato con un colpo di spugna il diritto d’aborto.

Quando ho letto la notizia pensavo di aver saltato qualche parola, o rigo addirittura, e invece no!

Ma siete impazziti?

Ancora una volta, a decidere al posto delle donne, un diritto sacrosanto riservato alle donne per mille motivi, è stata una manciata di bipedi…

Qualcuno, di cui non farò il nome, ha detto che è “la volontà di Dio”.

Ora, la mia posizione nei confronti della religione la conoscete benissimo, ma una riflessione edulcorata la voglio fare: se questo fantomatico Dio misericordioso avesse questo tipo di volontà, ossia far crescere nel ventre materno un piccolo essere frutto di una violenza, con difficoltà fisiche e mentali protratte in tutta la sua vita, o semplicemente un figlio non desiderato per mille motivi, penso che nemmeno lui sarebbe stato d’accordo con la decisione che è stata presa.

La devono smettere di nascondersi dietro false intenzioni e soprattutto finirla di decidere per le donne: abbiamo un cervello, lo usiamo e possiamo farcela a prendere decisioni per noi stesse!

La situazione, in soldoni, è questa: ogni stato può adottare le leggi proprie, ma molti avevano già il divieto di aborto e la pillola del giorno dopo potrà essere somministrata. Ma grazie! Che magnanimità!

Pensate che così le donne smetteranno di abortire, perché Mike, Jack e Jon hanno deciso così?

Aspettiamoci una caterva di morte per aborti clandestini.

Donne americane uscite e ribellatevi…fate casino, bloccate tutto!

Benvenuti nel 1950.

Che schifo!

Il tempo di vivere

Il simbolo classico delle 24 ore di una giornata è la torta.

Tolte le fette della notte (circa otto ore variabili) ne rimangono sedici a cui sottraiamo le solite otto per lavorare.

Otto ore di vita, in cui devi mangiare, lavarti, occuparti della casa, fare la spesa, e pensare ai bisogni familiari.

Riflettevo su quanto poco tempo abbiamo per decidere cosa fare di gratificante…il tempo di vivere, appunto.

Se siamo abbastanza veloci nelle attività canoniche e quotidiane, o se come me non dormite otto ore, è possibile scippare tempo da devolvere alla vita.

Certo, è magra consolazione avere una manciata di ore per godere di ciò che amiamo, ma altro non si può fare.

È deprimente pensare alla nostra vita come fette di un grafico in cui la parte più grande è devoluta a procurarci il sostentamento per sopravvivere.

Come possiamo uscire da queste sabbie mobili?

Non si può, o meglio, dobbiamo tagliare gli sprechi di tempo: le cose che reputiamo inutili, tutto quello che ci sbarra la strada e ci rallentata.

Ognuno ha le sue zavorre, i suoi gattini attaccati ai maroni che sono diversi per dimensioni e volumi.

Ci sono giornate che pensi siano produttive, in cui hai concluso molto, ma per te cosa fai?

Questa roba della collettività debilita l’umore, e non serve all’individuo.

Io sono uno colabrodo per quanto riguarda lo spreco di tempo: aiuto tutti, indistintamente, ascolto, cerco soluzioni, risolvo dispute, sedo malumori.

Poi, rifletti e ti trovi a rivalutare il caro e vecchio egoismo: limiti la tua disponibilità e inverti il senso di marcia.

Perché devo sbattermi?

Il tempo è prezioso e se devo investire il mio, ora punto tutto su di me. Non smetterò di essere ciò che sono, ma selezionerò con cura con chi usare il tempo di vivere.

“Io scrittore” concorso letterario (2 di 2)

Sabato 18 giugno, all’interno della manifestazione “Taobuk” a Taormina, sono stati proclamati i 400 finalisti del concorso “Io scrittore”.

Per accedere a questa prima fase della gara dovevi dare un giudizio ai dieci incipit degli altri scrittori che ti sono stati inviati sulla tua pagina personale con uno scritto sulla sinossi e testo di non più di 160000 cartelle (spazi inclusi) più voti numerici sulle quattro principali caratteristiche del testo stesso: originalità, personaggi, idea, grammatica e punteggiatura.

Solo editando gli incipit potevi accedere alla seconda fase.

Non sono tra i finalisti loro, come avevo già preventivato, ma la bellezza di questa maratona letteraria non finisce qui.

Il premio di consolazione, se così si può chiamare, sono le dieci recensioni del tuo incipit.

Che dire…fantastico!

Ho trovato molti spunti di riflessione e suggerimenti per rendere migliore il mio libro.

Ma non è finita qua: ora che non faccio parte dei finalisti, posso comunque partecipare come lettore speciale ed avere l’onore di recensire dieci libri dei 400 titoli finalisti avendo la possibilità di vincere libri e e-book.

Non ho mai trovato un concorso più completo di questo, oltretutto a costo zero.

A dicembre si riaprono le iscrizioni per il nuovo torneo a cui sicuramente parteciperò ancora.

Battiti & Passi

Il cuore batte sempre più forte quando stai per raggiungere ciò che ami: un posto, una persona, e senza accorgertene anche i passi diventano veloci, per arrivare prima, perché non vuoi aspettare, non ti vuoi perdere nulla.

Ci sono strade che hai fatto centinaia di volte, percorsi tenuti in memoria mai cancellati, e quando dopo tanto tempo li rifai non hai nessuna incertezza.

Forse, l’unica cosa ad essere cambiata sei tu: più grande, con un bagaglio sulla schiena decisamente pesante per le esperienze fatte, subite e smaltite, ma con la stessa intensità di emozioni.

Anche i tuoi occhi notano dei particolari che prima non avresti mai visto, perché erano la tua quotidianità.

Quando torni, i colori sono più vividi di come ti ricordavi, quasi fossero state scene di sogni e non della tua vita passata.

I negozi hanno chiuso, sostituiti da altri sconosciuti a cui non presti attenzione, perché eri affezionata a quelli vecchi.

Abbracci gli Amici, senza imbarazzo del tempo mancante, e il cuore sorride, così come gli occhi: sedie attorno ad un tavolo, una panchina o il vecchio e caro marciapiede fanno da cornice alle ciance trattenendo il più possibile la sensazione di benessere che ti avvolge.

Sai che il tempo scadrà, ma non ti interessa, non ci pensi.

Family affair.

Non sai quando potrai tornare da loro, dalla tua famiglia di sangue e quella scelta…vivi il momento e basta.

Tornerai dove hai scelto di vivere rigenerata, più ricca e riprenderai i tuoi giorni, le battaglie, i tuoi ritmi col cuore  colmo di amore.

La distanza non conta…c’è spazio solo per grandi passi svelti e battiti accellerati del cuore.

Tornata!

Dopo due anni di mancanza rieccomi in città, nella mia prima casa dove ogni angolo è conosciuto, amato o odiato con la stessa intensità. Sembra cambiata ad occhio disattento, ma l’energia è immutata se sai dove cercarla, e la musica nelle mie cuffie rimbalza passo dopo passo.

Gli Amici, la famiglia accolgono con immenso affetto, e il tempo passato sembra solo un giorno e non mesi, anni.

Mi sei mancata Turin!

Le parole che pesano

Se ognuno facesse così avremmo una possibilità di ristabilire un equilibrio. Non parlo solamente dei genitori, ma anche degli zii, dei nonni, degli insegnanti, e di tutto il circuito dentro cui crescono i nostri figli.

L’ho ascoltato con molta attenzione, e sono felice che esistano persone così: il coraggio di dire ciò che è giusto, ciò che si deve fare per crescere con coscienza delle menti libere, coraggiose, pensanti.

Duetti

Ci sono voci così potenti e belle, che squarciano il cielo in due, che fanno venire i brividi senza avere freddo e commuovere solo per la troppa bellezza.

Le ascolti per incamerare la loro energia, la potenza e tenerla dentro per i tempi bui.

Senti il ritmo, gusta la ritmica…

Senza la mia Musica non sarei capace di sopravvivere alle brutture…

“…così alzo il volume del walkman a 100…” (cit.)

Cose preziose – Kaos One

A chi è cresciuto arrancando,per un motivo o per l’altro, a chi non sa dove sbattere la testa, ma la partita la gioca lo stesso, e soprattutto a chi non si arrende e continua a salvarsi da solo, o ha il coraggio di chiedere aiuto…COSE PREZIOSE!

Vale la pena di un ascolto.

Morboso, Inopportuno

Ho letto da poco un post di Nadia, Evaporata per intenderci e non posso proprio passarci sopra!

Non avete nessun ritegno.

Mi vergogno io, per voi. Le chiedo scusa io, per voi.

Ognuno ha le sue crisi, problemi, dolori, cicatrici che continua a sfiorare seppur rimarginate: da alcune cose non si guarisce, ma si può stare un pochino meglio.

Il percorso che ciascuno intraprende non sempre è dettato dal proprio volere, e quindi dobbiamo andare con delicatezza  senza essere inopportuni.

Un’altra cosa che si deve assolutamente smettere di fare è giudicare: ma chi sei? Sto cazzo?(Scusate il francesismo, ma ci vuole)

Minimizzare lo stato d’animo di una persona è da idioti, perché oltre ad essere invadenti, si rischia di inclinare maggiormente lo stato della persona che è già fiaccata dalla sua vita, dal suo passato che tormenta ogni singolo minuto della giornata.

Penso che ognuno di noi abbia un punto cieco, un lato oscuro dove non vorremmo far entrare nessuno, figuriamoci parlarne con dettagli richiesti, con degli estranei.

C’è una parola che racchiude il rispetto per gli altri, ed è silenzio.

Guardatevi in casa vostra, e se proprio non ce la fate invertite i ruoli: a nessuno piacerebbe vivisezionare la propria vita per la curiosità altrui, rivivere il dolore.

Impariamo dagli animali, che non chiedono e donano amore incondizionato senza pensare, senza chiedere, senza far soffrire.

A Nadia 🖤

Beastie Boys – Gratitude

Da You Tube

Gratitudine, dire grazie, ringraziare sono parole e verbi fuori moda, che non si dicono più e se si pronunciano sono sempre a denti stretti…

Anche meno, eh!

Artificial Kid – CPSOM

Oltre ad essere un video scioccante quanto bello, il testo ha tutto quello che non dovrebbe mai succedere…smettiamola di congelare i sentimenti e riprendiamo a vivere!

Lascio il testo:

E poi racconteranno cronache di un dopo bomba
Di una città che cresce verso l’alto mentre il cielo sprofonda
E di un’umanità senza più umanità
E di un sole sempre meno sole e sempre più ombra

Mio padre è un televisore gigante 8 milioni di colori
Mia madre è una connessione a banda larga
Mio fratello è tenuto in vita da quattro processori
La mia vita è un sottoprodotto di una sottomarca
La mia ragazza è un avatar tridimensionale
Perfetta quando risplende nella sua luce virtuale
Io vorrei amarla ma non la riesco più a toccare
E ora restano solo lacrime amare che sanno di sale
Il mio cervello è un portento di biomeccanica
Programmato e brevettato da una multinazionale
Ho uno scanner interno collegato con la mia anima
Trasmette ogni mio dubbio al comando generale
Nei miei occhi c’è un microchip in grado di assimilare
Ogni dato codificato a livello subliminale
Sono come un buco nero capace solo di ingoiare
Tutto quanto fino a quando niente può più farmi male
L’anomalia in tutto questo è questo mio stupido cuore
Che non smette mai di battere e continua a palpitare
E nonostante abbia attivato ogni inibitore
Quest’urgenza che ho dentro continua a farmi scalpitare
Ma le sentinelle sono sulle tracce dei miei sogni
Hanno bloccato ogni accesso per l’ingresso principale
Sono saltati i ponti e tutti i raccordi
Vivo con i ricordi resettati e l’anima da formattare
La gente intorno a me vive un’esistenza irreale
Si muove a una velocità pari al doppio del normale
E mentre tutto quanto si fa sempre meno solido
Io mi sento più pesante e lento comincio ad affondare
Il mondo intorno a me continua a festeggiare
Anche se oggi sembra più sintetico del solito
Ho prenotato la mia morte la diretta per il funerale
Dopo di che mi seppelliranno in fondo a un monitor
Cyberpunk state of mind
Mi devo comportare come se loro non ci fossero…
Sempre che loro esistano davvero
Potrebbero essere solo frutto della mia immaginazione
Qualunque cosa sia quella che sta osservando, non è umana
Non è come gli occhi scuri della piccola Dona e non batte mai le ciglia
Che cosa vede uno scanner?
Vede dentro la testa? Vede dentro il cuore?
Vede dentro di me, dentro di noi?
Vede in modo chiaro o scuro?
Spero che veda in modo chiaro perché io non riesco più a vedere dentro di me
Io vedo solo tenebre
Spero per il bene di tutti che gli scanner vedano meglio
Perché se lo scanner vede solo in modo oscuro così come me
Allora sono dannato, dannato per sempre
E in questo modo finiremo per morire tutti, conoscendo poco o niente
E su quel poco che conosceremo ci saremo anche sbagliati.”

Cyberpunk state of mind

Vite di plastica

Guardo sempre con molta ammirazione le donne che hanno fatto una scelta di vita impopolare nel mondo di oggi: invecchiare con dignità.

Niente piallatina alle rughe, senza labbra gonfie e guanciotte da castoro, seni arresi alla forza di gravità, ma avvolti in un confortevole reggiseno, abiti degni di essere indossati con eleganza, o comodi per la quotidianità.

È importante, per me, che esista questa tipologia di donna…il pensiero mi fa stare bene.

Il problema sostanziale, il principio del mio fastidio è cercare a tutti i costi la perfezione, quasi il totale annullamento dei tratti caratteristici dell’invecchiamento.

Perché?

Faccio veramente fatica a rimanere lucida quando ne affronto il tema. Mi sento il dovere di contrastare questa tendenza, e la cosa più inconcepibile per il mio modo di pensare, è l’uso indiscriminato della chirurgia estetica anche sulle giovanissime.

Da You Tube

Questo è un pezzo vecchio, ma molto attuale. Le parole sembrano scritte per questi tempi dove, se non sei come il mercato ti vuole, e magari hai dell’insicurezza tua personale, rischi di fare cose sconclusionate al tuo corpo, alla tua mente.

Le mode mi stanno bene, dove ognuno è libero di abbracciare o no, ma gli altri messaggi li trovo distruttivi.

Lo sport è un toccasana, se non diventa un mezzo oppressivo per diventare una come vogliono poi, se questo ti fa sentire meglio va benissimo, ma senza esagerare.

Sono sempre stata magra per costituzione, ma con l’età ho preso peso. Non sono una sportiva, e i chili in più danno fastidio, ma non mi ammalo per questo: ho molto altro da offrire, l’importante è rimanere in salute.

Protesi, liposuzione, botox…perché? Vedo giovanissime che puntano tutto sulla fisicità e niente sulla crescita mentale, sull’evoluzione di donna solo ed esclusivamente esternamente.

Le pubblicità sono deleterie e ti fottono il cervello in maniera costante, con metodo. Tutte queste donne bellissime, senza difetti, mi lasciano a bocca aperta. È possibile che noi donne dobbiamo avere un modello costruito a tavolino da  altri (probabilmente uomini)?

Negli anni cinquanta andava per la maggiore nelle pubblicità il modello “casalinga regina del focolare”. Adesso abbiamo scavalcato e superato (speriamo) lo standard “mamma/moglie e basta” e abbiamo “quarantenne/cinquantenne che deve sembrare vent’enne”.

Non so cosa sia peggio, sinceramente.

La libertà dell’individuo va oltre la fisicità, oltre questa patina smerigliata che ci fa essere ciò che non siamo.

L’accettazione del tempo che scorre è benessere, come la lentezza della crescita.

Dodicenni che sembrano vent’enni? Perché bruciare le tappe?

Il questo mondo avvolto dalla plastica, è importante rimanere genuini: migliorarsi, prendersi cura dell’aspetto esteriore mi sta bene, ma farne il perno su cui gira la tua esistenza, non lo trovo giusto, né salutare.

Ci sono donne che hanno fatto senza, che hanno camminato a testa alta struccate, senza necessità di filtri o selfie per dimostrare il loro valore.

“Una bella apparenza dura pochi decenni, ma una bella personalità dura per tutta la vita”.

Rita Levi Montalcini

Disobbedienza collettiva necessaria

Tantissime volte sono arrivata nel punto del non ritorno, sull’orlo del precipizio e ho guardato nel buco profondo, senza avere alcuna paura di cadere.

Da piccola ero una bimba pressoché buona, carina con i capelli a caschetto biondi e gli occhi azzurri: il classico angioletto.

Ho sempre ubbidito, senza pensare, ma non era così soddisfacente vivere in quel modo anzi, mi annoiavo parecchio.

Poi, ho iniziato a pensare con la mia testa e a dire ‘no’, a chiedere ‘perché’, o ‘perché no?’: tutte domande lecite per un’adolescente in crescita, ma i miei punti di riferimenti nell’ambito familiare non hanno colto la mia curiosità, la mia necessità di risposte chiare, e sono andata a cercarle altrove.

Scandalosa una femmina che chiede, che non si accontenta e decide di vivere da sola, senza un uomo accanto, senza sposarsi, perché il fine ultimo della vita di una donna era quello, secondo i canoni comuni.

Non era il dopoguerra, ma gli anni ’90.

Disobbedienza non ammissibile.

Non mi sono mai pentita di nulla, anzi ringrazio sempre la mia testardaggine. Certo, errori tanti, ma pagati in prima persona.

Avendo avuto una cultura non scolastica, ma dettata dall’istinto, ho fatto esperienze diverse, letto libri difficili da digerire, che mi sono serviti per espandere i miei orizzonti.

È complicato andare controcorrente, non essere accondiscendenti, fare la scelta con la strada più tortuosa e in salita, ma a lungo andare, mi sono accorta che non mi pesava e chi non capiva il perché ha accettato ciò che ero, ciò che sono.

Tutti possiamo fare disobbedienza in modo civile, contrastare quello che riteniamo sbagliato senza essere arrestati per vandalismo o peggio.

Ci sono informazioni che i media canonici non divulgano, ma possiamo trovare attraverso altri canali e scegliere di non comperare quel prodotto perché è testato sugli animali, o semplicemente perché la marca fa parte di una multinazionale che inquina e distrugge.

L’economia è basata sulla domanda e offerta: siamo noi a decretare il successo o l’insuccesso di un prodotto, di marchio, di un servizio semplicemente boicottandolo.

Non è difficile, è solamente una scelta.

“Cercano di resettarci perché hanno paura della memoria. L’antidoto è la conoscenza collettiva, è la cultura, è l’informazione.”

Naomi Klein

L’incudine sul piatto della bilancia

Ci sono periodi della vita in cui è calma piatta, una sorta di limbo neutro dove non succede granché, quindi i piatti della bilancia sono allineati perfettamente.

Poi, di punto in bianco, accade qualcosa che sconvolge l’equilibrio: su uno dei due piatti viene lasciata cadere un’enorme incudine e l’ago della bilancia impazzisce.

Caos, e pace terminata.

Magari non è uno sconvolgimento che arriva dall’esterno, ma parte da dentro e il peso lo lanciamo noi sul piatto, perché all’apparenza va tutto bene ma dentro abbiamo un’esplosione pronta che solo noi sappiamo disinnescare, o forse è meglio di no?

Meglio implodere o esplodere?

Ne dubbio io caccio fuori, ma attenzione che se non sappiamo controllarla, potremmo venire colpiti dalle schegge o colpire chi ci sta vicino.

Non è per niente facile decidere cosa fare e dove, o con chi.

Forse è solo un cambiamento necessario che era nell’aria da moltissimo tempo, che ignoravamo per non metterci in gioco per i soliti motivi: paura dell’ignoto, ansia da prestazione, cadere nel vuoto, lasciare la sicurezza per un qualcosa di noi sconosciuto anche a noi stessi.

Uno scatto di crescita, perché non si smette mai di farlo: la vita è un lavoro a tempo pieno, con attenzione costante, cura dei particolari e tanto tanto amore.

Quindi, dopo lo spavento iniziale, abbracciamo il cambiamento, somatizziamolo a piccole dosi, perché il messaggio è chiaro: anche se non vogliamo, pur respingendolo, succederà!

Insonnia & Sogni

Ore 3.02

Questa è la mia ora del primo risveglio. Possono cambiare i minuti, ma il numero 3 rimane.

L’insonnia è la mia quotidianità da molto tempo, da quando abitavo sola, ma non sono mai stata una grande dormigliona e niente orari regolari di lavoro, di quotidianità.

Diciamo che la notte mi piace di più: tutto quel silenzio, la pace, e le epifanie continue.

Non è sicuramente uno stile di vita sana, perché la carenza di sonno può provocare danni all’organismo, poca lucidità durante il giorno, ma penso che il mio orologio biologico sia tarato in questo modo.

Ho provato con tutto: tisane, a letto tardi, molto presto, non dormire, valeriana, ma mai nulla di chimico, perché non soffro di stati d’ansia, paranoia o depressione, e semplicemente ci convivo.

C’è da dire, che nell’arco della giornata non ho tempo di fare ciò che mi piace, e la notte è solo mia: leggo, scrivo, rifletto, aggiorno la mia agenda e ascolto musica con le cuffie.

Nelle quattro o cinque ore che riesco a dormire, il sonno è pesante, ma non rigenerante. Penso sia colpa del mio cervello che non si spegne mai.

Invidio i ghiri, quelle persone che si mettono a letto e si svegliano dopo otto o dieci ore di sonno.

Quando ero più giovane e si tirava mattina, non sono mai andata a letto per due o tre ore: doccia e uscivo per recarmi al lavoro fino a sera.

Io e il sonno non siamo amici, si vede, ma poi arriva il punto di non ritorno, ciclicamente, e dormo dodici ore di fila.

In tutto questo, la mia mente riesce anche a sognare: c’è il mio sogno ricorrente di salire una scala e cadere nel vuoto, e tutta una serie di animazioni tra il macabro e il divertito.

L’interpretazione dei sogni mi ha sempre affascinato, perché la mente ha un potere inimmaginabile che mescola a proprio piacimento tutto ciò che ci capita, con esperienze di altri, insieme alle sollecitazioni esterne, con le emozioni provate, assieme ai ricordi buttandole in un calderone, mescolandole, e mentre riposiamo le plasma come argilla per farle diventare bei sogni o incubi terrificanti.

Ciò che mangiamo, quello che guardiamo in tv prima di andare da Morfeo fa la differenza per sogni d’oro o notti con la fronte imperlata dal sudore.

Bisognerebbe avere regole ferree da seguire per il buon riposo, ma non sono amante nemmeno di quelle.

Buonanotte, allora!

Shantaram di Gregory David Roberts

Come tutti i libri belli, questo in particolare, è arrivato sotto consiglio di una persona cara, che mi ha sempre dato titoli eccellenti e di grande spessore.

Si tratta di un tomone da 1200 pagine, ma si legge senza ansia da prestazione.

È un’autobiografia romanzata di un periodo specifico dell’autore, scritta con cuore, e con gli occhi di chi ha vissuto intensamente.

Nel 1978, Roberts viene condannato a 19 anni di reclusione per alcune rapine commesse quando era tossicodipendente, ma nel luglio del 1980 evade dal carcere di massima sicurezza in pieno giorno, divenendo da quel momento uno degli uomini più ricercati dell’Australia per tutto il decennio successivo.

Scappa in India e si stabilisce a Bombay, dove fa molteplici cose tra cui aprire un ambulatorio medico in uno slum che è una delle tante baraccopoli presenti nel territorio.

La sue esperienze in questo decennio sono formative, vere e proprie sfide di vita, di sopravvivenza.

Shantaram è il titolo del libro, ma anche il soprannome che gli viene dato: significa “uomo di pace”.

È stata una lettura intensa, che ho rallentato il più possibile per paura che finisse troppo presto.

Il suo secondo libro “l’ombra della montagna” è stato scritto dieci anni dopo Shantaram. Comperato, ma non ancora letto…aspetto che dalla mia libreria “mi chiami”…

Buona lettura…

“Il mantello del passato è fatto con il tessuto delle emozioni della nostra vita e cucito con i fili enigmatici del tempo.”

Da Shantaram

La polvere sotto il tappeto

Ah, si! Così sono capaci tutti, ed è tutto più facile.

Nascondere la polvere sotto al tappeto è il metodo più facile per pulire, se si aspettano ospiti improvvisi, i genitori in visita nella tua prima casa dove vivi sola, e una metafora della vita.

La polvere l’ho sempre associata alla staticità, al deposito su oggetti che non usiamo, e rapportato alla quotidianità, a situazioni che lasciamo in sospeso, che non riusciamo ad affrontare, e abbandoniamo lì a prendere polvere nascondendole sotto il tappeto per non vederle, ma prima o poi, dovremmo sbatterlo e raccogliere ogni cosa lasciata lì sotto.

A me i sospesi non sono mai piaciuti, perché ristagnano nella mente, creano dubbi e voli di fantasia che non voglio e non mi posso permettere.

Meglio prima che poi…voglio sapere, definire e se è il caso chiudere alla svelta, senza incertezza, perché già la vita lo è.

I rapporti interpersonali devono essere chiari, sinceri, senza sottofondi dove si celano sorprese sgradite e falsi sentimenti.

Affrontiamo le situazioni, anche le più spinose e controverse…poi, saremo liberi.

Beastie Boys – Alive

Non si bada quasi mai ai testi di chi fa rap, perché tanto dicono sempre le solite cose…non è così.

Loro sono i Beastie Boys, trasformisti e poliedrici: una formazione hardcore punk che è sfociata nel rap, con diverse fasi.

Questo è un pezzo di riflessioni, di pace, contro l’omofobia interpretato a loro modo, con delle tutine funky e coloratissime, ma con parole ferme e coerenti con le loro proteste riversate nelle varie premiazioni…senza paura, senza censura.

Con la morte di Adam Yauch, MCA era la sua tag, il gruppo ha smesso le produzioni, ma il suo attivismo a favore della comunità tibetana permane attraverso le associazioni no profit costituite da lui e da sua moglie.

Se non ci stai dentro…stai a casa!

Le parole vanno sempre ponderate, così come le azioni…si potrebbe ledere la sanità mentale degli altri.

Sono un paio di giorni che penso e ripenso cercando di dare un senso logico ad azioni nei miei confronti, ma senza un gran successo.

Persone che vanno, tornano, sbattono la porta e rivanno, ti cancellano, poi no…la vogliamo prendere una posizione definitiva?

Per come ho vissuto io fin ora, e non so se sia bene o male, ogni rapporto intrapreso ha un inizio ben definito, dove fai un posticino dentro a mente e cuore, e man mano che il sentimento cresce, aumenta anche lo spazio occupato.

Se succede qualcosa di sgradevole, che potrebbe intaccare il rapporto, sono sempre stata dell’idea di doverne parlare: il confronto è una buona cosa, mentre il silenzio cova astio e demoni che nemmeno all’inferno…

Provo a sentire se c’è qualche disagio nei miei confronti, perché non mi piacciono le situazioni appese, in bilico…dentro o fuori, ma se vedo che la controparte non risponde o tergiversa, mollo subito.

Sembra che qui, non si prenda mai una posizione netta, una decisione definitiva, o meglio si cerca di passare dalla porta di servizio, con la convinzione che nessuno se ne accorga.

Sbagliato!

E nel frattempo, la mia vita va avanti bene, tranquilla: “faccio cose, vedo gente”, e non mi interessa cosa esattamente succeda nella vita di chi, mi ha cancellato dalla sua. È così!

Perdo interesse, mentre invece c’è chi “schiuma” per conoscere cosa scrivo, o faccio, ma ha smesso, in modo immotivato, senza alcun chiarimento, di frequentarmi!

Le sfumature mi piace sentirle nella canzone di Meg, ma i colori forti e netti sono la mia passione come la chiarezza nelle proprie posizioni.

Non ci complichiamo la vita oltremodo, e soprattutto, almeno per una volta nella vita, non diamo la colpa agli altri delle nostre mancanze: mettiamolo in conto, che non siamo sempre delle vittime, che il mondo non trama contro di noi…

…ipotizziamolo una cacchio di volta…

POTRESTE AVER SBAGLIATO VOI!

Previsioni per la settimana: Run!

Il titolo è la descrizione perfetta della settimana che verrà…mi preparo psicologicamente e mentalmente con questo pezzo che ha un tiro pazzesco vecchia scuola.

È una splendida canzone d’amore, e solo l’amore può darti adrenalina e una scossa così potente!

Donne del popolo VS Queens

Sono veramente stanca.

Un accanimento di genere è una grande sconfitta a priori, ma nell’ultimo periodo si sta esagerando.

Non sto parlando della solita problematica di patriarcato, di differenza di trattamento umano e sociale tra uomini e donne, ma ahimè, tra donne e donne. Non posso fare a meno di parlarne, perché deve smettere e subito.

Non userò paroloni inglesi che ormai conosciamo bene, ma semplicemente considerazioni verso l’odio che genera odio.

La mia opinione, sicuramente, conta meno di zero, ma devo comunque dirlo: avete rotto!

La frustrazione verso le donne che hanno successo, che hanno costruito qualcosa di bello, una sorta di solidità economica, che sono esteticamente piacenti e non perdono occasione di autopromuoversi nei modi più disparati, attirano una scia di odio nei loro confronti che mi disgusta.

“Il corpo è mio e lo gestisco io”, gridavano in piazza nel ’68 e deve essere così anche oggi, perché se l’uomo può impunemente usare il corpo femminile per vendere qualsiasi prodotto, mi chiedo il perché, le donne che lo fanno vengono sommerse da insulti e brutte parole proprio dalle loro sorelle.

Che cos’è? Invidia, rosicamento o semplicemente una donna non può?

Non sono femminista, perché le etichette non mi sono mai piaciute…sono per il rispetto dell’individuo.

Che potere ti dà insultare una donna col seno rifatto, un corpo statuario, o criticare aspramente un libro scritto bene, un successo qualsiasi, un traguardo importante.

Non parlo solamente della vita sotto i riflettori, ma anche della quotidianità: prima di commentare, giudicare aspramente una tua simile biologicamente, pensa a cosa può esserci dietro alla loro vita: mostrare è lecito, e nessuno ha il diritto di crocifiggere gli altri: si può sempre evitare di guardare.

Il merito va premiato e non demolito, e una donna che ne giudica un’altra è deprimente, come lo è dare meriti del suo successo alle conoscenze, a suo marito, al cognome che porta.

Vergogna!

Giudicare è facile, il difficile è immedesimarsi nel personaggio che si crocifigge da dietro una tastiera, o sottovoce nell’orecchio di un’altra donna ridendo sotto i baffi.

Guardatevi allo specchio, e parlate di ciò che vedete riflesso…forse otterrete più rispetto anche per le altre donne.

Gli ospiti delle feste (2 di 2)

Le feste sono belle e soprattutto se non le organizzi tu, e devi solo presenziare all’evento mangiando, bevendo e aspettando il taglio della torta.

Anche gli ospiti, però, devono avere un codice di condotta, una sorta di etichetta, che permette di convivere in modo pacifico quel lasso di tempo.

Non amo molto le regole, ma l’educazione sì, sempre, anche quando potrebbero partirti dei vaffanculo a raffica.

Ecco un prontuario di emergenza:

La festa non è tua, e come l’avresti organizzata non interessa a nessuno…meglio tacere;

Ricordati sempre un omaggio per la padrona di casa o per il festeggiato che sia affine ai suoi gusti e non ai tuoi;

Si va via dopo il taglio della torta, e mai prima;

Le critiche tienile per te, e se proprio devi, falle una volta a casa o in macchina per non mortificare l’organizzatore, che ha messo impegno e tempo per farti star bene;

Dipende dal contesto, ma comunque non esagerare con l’alcol e il cibo;

Anche se non conosciamo maggior parte degli invitati, cerchiamo di colloquiare di ovvietà che va sempre bene: mica dobbiamo sposarli, ma nemmeno rimanere isolati…sembrerebbe che ce la  tiriamo, che siamo ostili. Non dico di fingere, ma perlomeno essere cortesi, perché potremmo avere delle piacevoli sorprese di affinità elettiva: a me è successo un sacco di volte.

Non arrivare già prevenuto: il tuo musone non giova a nessuno, e piuttosto inventa una scusa dell’ultimo minuto per non andare. Meglio, no?

Se non ami il caos, il brusio continuo, la musica alta e i brindisi diventa un problema. Pensa se puoi sopportare, quanto tieni a chi ti ha invitato, e puoi sempre parlarne sinceramente del tuo malessere.

Le feste sono per molti, ma non tutti: non obblighiamoci a partecipare per far piacere agli altri…non è sano.

E soprattutto…non fate i maleducati!

Prontuario per feste (1 di 2)

Le feste ti piacciono o no: non c’è una via di mezzo.

Durante tutta la mia vita, fin da piccola, si è sempre festeggiato in modo canonico le ricorrenze con le reunion di famiglia ed essendo di origini venete e sarde non si è mai badato alle formalità: le nonne erano vere e proprie macchine da guerra culinarie, mentre i nonni capo cannonieri di vino e distillati rigorosamente homemade.

C’era il tavolo dei piccoli e la tavolata dei grandi, perché i discorsi, le pietanze, il bere erano totalmente diversi: usanze sagge, che si perdono nella memoria.

Si usavano garage, portici, capannoni debitamente sterilizzati e puliti meticolosamente: tovaglie bianche e fiori, ma senza troppi fronzoli.

Il rito della pranzo o della cena con parenti e amici era sacro, la tavola fungeva da psicoanalisi, le pietanze cucinate con amore riempivano vuoti e colmavano cuori, cucivano ferite, saziavano il mal di vivere…poi c’era la musica, le risate, il chiacchiericcio che non cessava mai.

Amo le feste, preparare, allestire e rigorosamente con piatti di ceramica e bicchieri di vetro, ma visto il titolo parliamo di regole assimilate nei miei 45 anni di vita su come far star bene gli ospiti.

Partiamo dalla base:

L’ACCOGLIENZA: è importante ricevere gli ospiti in maniera adeguata per far sì che si mescolino con quelli già arrivati, ma senza grandi cerimonie. (Parlo sempre di situazioni informali, quelle formali le lascio agli altri)

ALLERGIE, INTOLLERANZE & ASTEMI: accertarsi sempre che gli invitati possano mangiare o bere ciò che proponete e, in alternativa, provvedere ad accontentare i loro gusti e regimi alimentari, perché nessuno deve rimanere col piatto o col bicchiere vuoto.

Questo è tutto ciò che ho imparato: cosa cucinare o proporre è una scelta individuale. La cosa basilare è che tutti mangino e bevano, perché si stimola l’aggregazione.

Il tutto deve essere sempre condito con tranquillità e serenità: mai andare nel panico, mai innervosirsi. È una festa, mica una gara di popolarità, tanto ci sarà sempre qualcuno che criticherà, giudicherà e affosserà la tua organizzazione.

Perché si fanno feste? Per festeggiare appunto! Anche chi organizza deve partecipare attivamente, ma questo s’impara col tempo: arriva un momento preciso in cui sono tutti appagati, sazi ed in conversazione, e lì si butta l’ancora, ci si siede e si gode della compagnia degli ospiti.

Sublime sensazione!

A colui che bussa alla porta non si domanda:

“Chi sei?”

Gli si dice:

“Siediti e mangia”.

Proverbio siberiano

NOFX – Kill All The White Man

Non sono amante del raggae, ma loro li ho ascoltati una vita. Sono un gruppo hardcore punk, e nel lontano ’92 li ho visti live a El Paso, casa occupata di Torino. Fa parte di un Ep “The longest line” e questo pezzo, oltre ad avere un testo che condivido, ha l’insana conclusione del brano lento che esplode nel finale per un degno pogo!✊

Ecco il testo:

Whoa yeah, whoa yeah kill all the white man
Whoa yeah, whoa yeah kill all the white man

The white man call himself civilized,
‘Cause he know how to take over,
The white man come to pillage my village,
Now he tell me I have to bend over.

Whoa yeah, whoa yeah kill all the white man
Whoa yeah, whoa yeah kill all the white man

No I do not like the white man up in me,
He rape my people as he rape my country,
Everything I love and cherish, he try to take away,
We will be rid of him, soon come the day.

Whoa yeah, whoa yeah kill all the white man
Whoa yeah, whoa yeah kill all the white man
kill all the white man
kill all the white man
kill all the white man
kill all the white man

Sssssh!

Prima di parlare domandati se ciò che dirai corrisponde a verità, se non provoca male a qualcuno, se è utile, ed infine, se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire.

Buddha

Il battitore libero

Trovo sempre difficile giustificare e dare un senso alla depressione, allo lasciarsi andare: per me è una mancanza di rispetto verso la Vita, uno sputare nel piatto in cui si mangia, perché per quanto ti possa andare male, sei vivo!

Non sempre tutto va come vogliamo, anzi, quasi mai riusciamo a raggiungere l’obiettivo finale: quel profumo caratteristico che ha la vittoria, la scalata, la cima della vetta, e soprattutto la permanenza su di essa.

“Capo di me stesso” è il titolo di un pezzo che continua a non lasciarmi in pace, anche se di significati potrebbe averne molteplici, ma io userò quello più immediato: decido io per me!

Questo, non è sempre una sicurezza, le azioni non hanno sempre reazioni, o meglio, le reazioni che vorremmo, e le scatole non si aprono sempre alla stessa maniera.

Certo, se in tutta questa ricerca, nell’inseguire la famosa chimera abbiamo supporto morale con qualcuno che fa costantemente il tifo per noi, è un bene.

A un certo punto della vita, però, dobbiamo entrare in collisione con la realtà e capire cosa siamo diventati, le nostre peculiarità e attitudini.

Ci sono persone che rimarranno sempre dei “battitori liberi”, dei solitari inclini a rapporti sporadici in società, ma senza avere la costante di una presenza a fianco.

È carattere, predisposizione o semplicemente non adattamento ai compromessi, addirittura egoismo.

Chi vive tanto tempo da solo farà comunque fatica a relazionarsi accettando di condividere il proprio spazio vitale. Questo non significa essere un eremita, un asociale, ma solo aver bisogno di solitudine molto più degli altri per ricaricare le energie.

Molti lo prendono come un fallimento, una problematica da risolvere, perché siamo animali che vivono in branco.

Chi lo dice? Dove sta scritto?

Per me è una violenza verso sè stessi e basta: insistono ad entrare nelle grazie di gruppi, modificano la loro essenza per farsi accettare, addirittura raccontano storie di vita inventate per avere qualcosa da condividere, per non sentirsi emarginati, quasi sbagliati.

Ho sempre lavorato col pubblico, in mezzo al casino, conosciuto tanta gente, imbastito rapporti di ogni genere, ma i miei Amici sono sempre pochi: non necessito di condividere con tutti, odio due piedi in una scarpa, perché è sufficiente fidarsi di pochi per vivere decentemente.

I bagni di folla sono deleteri a lungo andare, e sicuramente non si può piacere a tutti, anzi!

Trovo, che la socialità a tutti costi sia un’arma puntata contro noi stessi se non riusciamo a gestirla, non gratificante e despersonalizzante.

Rimanere ciò che si è, senza compromessi, è da supereroi!

“Io scrittore” concorso letterario (1 di 2)

Oggi alle 18.00 si chiude la possibilità di partecipare al concorso letterario “Io scrittore” indetto dalla cordata editoriale Gems.

È il terzo anno che ne prendo parte, e mi piace moltissimo la modalità con cui si svolge, perché hai degli ottimi risultati nell’immediato. Sinceramente, non ho mai partecipato per vincere, ma per avere le recensioni del mio incipit.

Il regolamento è molto semplice e l’iscrizione è gratuita:

Si compila la solita scheda con i dati anagrafici, qualche domanda di routine, (libri che hai letto, che genere ti piace, ecc…) e puoi caricare il tuo incipit con la sinossi. Nel regolamento c’è scritto esattamente di quante cartelle deve essere e in che formato.

I tuoi dati anagrafici rimarranno privati e si partecipa con uno pseudonimo.

La cosa più bella e utile, per me, è la prima fase: accedi alla tua area personale dove, dal 13 aprile verranno caricati fino ad un massimo di 15 incipit degli agli partecipanti.

Da scrittore diventi recensore: hai una tabella dove dovrai apporre un commento e compilare un format con dei voti da 1 a 10 su trama, innovazione del contenuto e grammatica.

È un concorso molto strutturato con svariate possibilità di vincita anche da lettore: anche se non hai accesso alla seconda fase, dove dovrai pubblicare il tuo intero libro, puoi partecipare come lettore e vincere libri o i-book.

Le recensioni ottenute mi sono servite tantissimo per aggiustare molte imperfezioni notate dagli altri scrittori. Ovviamente c’è chi lo fa semplicemente per affossare gli altri, quindi tutti sono orrendi, scritti male o peggio ma, come sempre, il beneficio lo si ottiene da chi prende la recensione degli altri incipit con spirito critico e produttivo.

Da provare…almeno una volta!

Il condominio con vista mare di WordPress

Ho cominciato a scrivere qui su WordPress quasi per gioco e senza nessuna pretesa.

In giro per l’internet ero ormai satura di tutto: i social canonici pieni zeppi di tuttologi mediocri e troppo aggressivi mi hanno reso ostile al mezzo e sono arrivata qui, con tutte le mie ignoranze tecnologiche, senza quasi più tolleranza verso gli altri.

Una mia cara amica ci scrive da anni, ma sinceramente non pensavo di trovare così tanta bellezza e talento in ordine sparso.

Ho un pessimo rapporto con il web e tutti quelli che ci vivono, ma qui mi sono sentita, per la prima volta, libera di essere e basta: senza etichette, e appagata in modo significativo da tutte le persone che ho incontrato.

Non che io sia mai stata preoccupata dell’opinione o del giudizio di altri: solitamente faccio spallucce e vado avanti per la mia strada, ma uno scambio civile sarebbe gradito.

Si, persone, perché i followers li lascio a chi conta i like e sembra che importi solo il numerino che sale; a me frega fare una cosa vecchia e inusuale: parlare attraverso questi nuovi strumenti di comunicazione, interagire come se fossimo reali…

…perché lo siamo!

Abbiamo brutte giornate, ci incazziamo e gioiamo per una piccola conquista, riflettiamo sulla quotidianità.

Grazie a molti di voi ho letto poesie (mai piaciute), sentito musica lontana dai miei canoni, imparato ricette di cucina, ascoltato per la prima volta un podcast, coniato acronimi, trovato nuove letture stupefacenti e disegni emozionali, dialogato con persone attente e molto simpatiche, ma cosa importantissima non mi sono mai sentita giudicata e sempre rispettata.

E molto altro…mi avete arricchito l’anima!

Potrà essere banale, ma avevo perso la speranza nel genere umano da diversi anni.

Il condominio WordPress per me è un posto dove rilassare la mente e nutrire gli occhi, ma anche un luogo dove sviluppare continue riflessioni con calma e in modo costruttivo.

Mi piace pensare a questo contenitore come ad una zona protetta, uno stabile con tanti appartamenti dove ci sono arrivi e partenze, dove s’intrecciano legami duraturi, e se si ci arrampica sul tetto si può vedere il mare al tramonto in compagnia godendo la vista insieme: la semplicità della meraviglia!

Non è una sviolinata, non sono in grado di farne. Posso solo ringraziarvi tutti di essere come siete.

Ripubblico il mio primo post a cui sono molto affezionata:

Family affair

Sono cresciuta in modo tradizionale come dentro la canzone “morire” dei CCCP dove il ritornello scandiva “produci, consuma, crepa” con l’aggiunta di “comportati bene”, “non essere maleducata”, “rispetta gli altri”, “vai in giro con le mutande pulite e mai senza soldi”.

Una famiglia presente, affettuosa, ma sentivo un vuoto esistenziale che dovevo assolutamente colmare.

Allora, mi sono messa alla ricerca di cosa mi mancava e la curiosità ha fatto il resto: ho spostato le transenne di sicurezza e sono entrata nel backstage della vita, per cercare una zona confortevole, qualcosa che mi piacesse veramente.

In questo privé ho trovato altri esploratori, abitudini nuove, anime simili alla mia.

Man mano che mi addentravo in questo viaggio il gruppo si infoltiva,(non di molto, perché avevamo gusti eclettici) ci si confrontava, si amava o odiava, cercavamo stelle in cielo, nuove musiche, spiegazioni alle miserie della vita, e tutto intorno c’era odore di ribellione.

A distanza di anni, la strada percorsa insieme è stata tanta, qualcuno ha preso strade secondarie, bivi, vicoli ciechi e ci si è persi, ma anche ritrovati dopo vent’anni, ritornati a casa, partiti e ritornati ancora, ognuno con lo zaino pieno di ricordi da condividere, cerotti da togliere, ferite da medicare, bottiglie da stappare per festeggiare.

Ecco la mia seconda famiglia, quella innaturale, quella che ti salva sempre e ti accetta come sei: sudata, triste, stanca, rotta, felice, sporca, completamente esausta, muta o fallita. Sta lì e aspetta te, senza nessun imbarazzo, come se fosse passato un giorno dal vostro ultimo incontro e invece il tempo è bastardo: sono anni che mancavate all’appello!

Certo, l’internet aiuta per la distanza, ma a me piacciono gli occhi dei miei amici lontani, quelli vecchi, invecchiati come un buon vino da degustare dopo un paio d’ore d’aria nel decanter.

Mi sono resa conto che la mia vita è divisa in fasi che io chiamo  “vite precedenti”, perché cambi città, trovi stabilità emozionale, prendi la strada parallela o finisci in un burrone risalendo a fatica, ma ce la fai e per ogni pezzo aggiungi persone, alcune le elimini o lo fai fare alla selezione naturale e aumenti la consapevolezza che i tuoi brutti incubi erano solo incubi.

Nella mia quarta vita ho incontrato altri esseri meravigliosi, con cui apparentemente avevo poco in comune se non il vero senso dell’amicizia: rispetto, simpatia, condivisione della quotidianità, affetto incondizionato e non potrei veramente fare a meno di loro: insostituibili.

Ma non è sempre stato tutto unicorni e fiorellini, perché alcuni che consideravo fidati mi hanno tradito, venduto un tanto al chilo, usato e poi sputato come si fa con una cicca senza sapore.

A loro ci penserà il karma e so che farà un ottimo lavoro di restituzione miserie.

VI VOGLIO BENE, SEMPRE!

Tuttologia portami via!

Tuttologia: onniscienza, la laboriosa presunzione di saper tutto.

Partendo dal presupposto che non sono molto amante del genere umano, e i miei Amici (quelli con la “a” grande) si possono contare sulle dita della mano di un monco (licenza poetica rubata), purtroppo ho avuto a che fare con una specie che si moltiplica come le zanze in uno stagno d’estate: tuttolog*.

Succede di parlare con diverse persone, perché è la vita. La socialità fa parte del quotidiano, e non ne possiamo fare a meno anche se, non siamo costretti a sopportare proprio tutto.

Il quieto vivere mi sta bene, non replicare agli sfondoni anche, ma capita sempre la giornata in cui hai i nervi scoperti, ti alzi col piede sbagliato e non riesci a stare zitta, quindi rivolti gli occhi, fai un paio di respiri profondi come una donna incinta con le contrazioni, srotoli il tappetino di yoga, posizione del fiore di loto, e ci parti:

– Guarda che non è così, ti stai confondendo!- con tutta la calma possibile raschiando il barile della pazienza.

– Ma cosa dici, l’ho letto su internet! Sei tu che mi dai sempre contro!-

Ora, davanti a te hai un bivio:           assecondare senza replicare dando ragione e sgranando il rosario inventi nuove parolacce, oppure imboccare il tunnel dell’autolesionismo e controbattere senza chinare la testa.

Il dado è tratto e non si può tornare indietro. Parte una sorta di tira e molla, dove tu sei il carnefice e la controparte diventa vittima del tuo sclero, perché ti fa saltare i nervi l’ignoranza con aggiunta di spocchia ed ormai è compromessa ogni regola di buona educazione.

Ho assistito e partecipato a questi “scambi di opinioni” quasi tendenti al ridicolo parecchie volte pre e post internet, ma sapete cosa c’è?

L’ignoranza o la sopporti o la sopprimi.

LA SECONDA CHE HAI DETTO!

Musica per vecchi animali

Era il lontano 1989.

Un film ambientato in un futuro apocalittico dove personaggi curiosi si uniscono e intraprendono un viaggio.

Tratto da “comici spaventati guerrieri” di Stefano Benni co- regista anche della pellicola.

Il titolo del film mi ha seguito per metà della mia vita, perché io ascolto proprio quello: “musica per vecchi animali”.

Penso che il periodo per la formazione di gusti personali sia decisamente l’adolescenza, in special modo per la musica.

La mia paghetta veniva ripartita tra vinili, libri e concerti nei centri sociali.

Tutto girava attorno a questo: sogni, ideali, amici che condividevano lo stesso genere, il medesimo stile di vita.

Poi si cresce e si cambia, o meglio, c’è chi si adatta inseguendo le mode del momento e chi, come me, rimane ancorata saldamente alla Sua musica, senza permettere a nessuno di contestarne i gusti: un assolo di chitarra, il tupa tupa della batteria, il testo che ti rimane in testa e ti ossessiona, ma non perché sia orecchiabile, perché ti fa pensare, riflettere, il flow che ti penetra dentro e quel ritmo che non dimentichi più.

Non sono totalmente chiusa nelle mie posizioni e negli ultimi vent’anni ho ascoltato anche “cose nuove”, diciamo così, ma non c’è nessuna evoluzione anzi, trovo una regressione di contenuti e di melodie: tutte uguali, distorsori vocali, mille effetti per coprire deficit vari ed eventuali, cover delle cover.

Forse sono troppo legata al passato, ma che ci posso fare, mi piace ricordare i tempi in cui la musica era il centro di tutto e non il palcoscenico, i costumi, le luci, le chiappe al vento come elemento di disorientamento per non vedere la mediocrità.

Una volta andavi ad un concerto e ti gustavi l’attesa, la calca all’ingresso, il pogo e: “se ci perdiamo, ci si becca al bar alla fine” e non: “controlla la batteria del telefono che devo fare il video”.

In una società che ormai va a velocità triplicate, dove tutto deve essere too fast, almeno la musica vogliamo ascoltarla come si deve?

Il fruscio del vinile è diventato obsoleto, perché il suono deve essere perfetto, puro. E chi l’ha detto?

Nel 2013 Dave Grohl insieme a un gruppo di ” vecchi animali” incide “Sound City real to reel” interamente su bobina, alla vecchia maniera e si sentono le imperfezioni, il suono è sporco, impastato, sublime. Lo ha fatto per omaggiare il vecchio studio Sound City ormai chiuso, dove sono passati gruppi storici e indimenticabili che hanno prodotto dischi immortali.

Io, quando sento per puro caso la radio mi innervosisco, e al secondo pezzo falsariga del primo, spengo.

Molto meglio il silenzio.

L’underground è sempre attivo, ma ha bisogno di ossigeno per sopravvivere e non soffocare in mezzo ai piani di marketing spietati per promuovere la solita merda, spacciata per cioccolata.

LA MUSICA CI SALVA SEMPRE L’ANIMA

Accorcia l’anguilla!

È proprio necessario dire spacconate? La competizione è stimolante, alcune volte positiva, perché si alza l’asticella del fare di più e meglio.

Sí, dico alcune volte, perché altre s’ingigantisce talmente la storia facendo entrare in campo la famosa barzelletta che finisce con “accorcia l’anguilla!”.

Una cosa, però ci tengo a chiederla: perché ci si ostina ad esagerare? Per far colpo su chi? Più siamo noi stessi e meno fatica faremo a trovare persone che ci stimano per ciò vedono, e non per quello che dimostriamo di essere.

Poi, c’è anche la categoria soprannominata da me “mio cuggino” (come il pezzo di Elio e le storie tese), che per il bisogno sistematico di approvazione da parte degli altri, racconta balle colossali su cose fatte di persona, o da un ipotetico amico, o da un lontano cugino perlappunto.

Ecco. Deteci un taglio.

Non vi crede nessuno anzi, sono tutti così dispiaciuti per voi che non trovano il coraggio di dirvelo. In alcuni casi alimentano la vostra inventiva, e lì si creano highlander di 150 anni che hanno provato qualsiasi esperienza umana ed extracorporea.

Cercare in ogni modo possibile di entrare  nelle grazie di qualcuno rubacchiando esperienze di altri solamente per avere qualcosa da raccontare non è un bene anzi, chi subisce la balla si sente preso in giro e non sarà mai un tuo amico.

Ti compatirá per poi lentamente sparire, perché a nessuno piace passare per fesso.

La diversità è una grande dote.

L’omologazione invece, è dote rubata a qualcun altro.

Incerottatrice di sogni

Quando sei adolescente i tuoi sogni li urli a squarciagola, in mezzo alla strada nelle notti di luna piena, a chiunque li voglia ascoltare.

Diventando grande, la tua voce si abbassa, il numero di persone a cui ne parli si riduce. Man mano che il tempo passa il sogno non si realizza, la speranza si affievolisce e hai quasi paura di nominare l’oggetto del tuo desiderio finendo per sussurrarlo all’orecchio della tua migliore amica solo per ricordarti che cosa avevi sognato di poter realizzare.

Quel sogno ha ormai le sembianze di un biglietto dimenticato nella tasca bucata di una giacca lavata molte volte, e lo ritrovi casualmente solo perché è finito vicino all’accendino che ti serve subito dentro il buco nella stoffa.

Non è facile decifrare ciò che c’era scritto in origine, qual era il nostro obiettivo primario, ma rammentiamo la sensazione, la scossa che ci provocava il solo pensiero di poterlo mettere in pratica, e depennarlo dalla lista dei sogni scritta in fretta su un foglio del quaderno di epica alle superiori, nell’ora buca di italiano.

È giusto ricomporre il foglietto, aggiustarlo con del nastro trasparente, perché buttarlo sarebbe come gettare via quel brivido, e far finta che non sia mai esistito.

Vorrei regalare a tutte le persone che conosco, a cui voglio bene, i loro sogni, avere questo potere per un giorno solo per vedere i loro occhi brillare ancora una volta.

Bisogna aggrapparsi con le unghie e con i denti, essere tenaci e qualcosa succederà, sono sicura di questo.

A volte i sogni mutano, si travestono e se ne aggiungono altri, ma più si cresce e meno si sogna, perché di facciate ne hai prese tante, anche consecutive, quindi smetti sistematicamente di crederci, di credere che possa avverarsi.

Non bisognerebbe mai avere rimpianti, perché sono scorie accumulate nel profondo dell’anima, pianti senza lacrime, urla senza voce.

Rincorrete i vostri sogni, afferrateli e agite come un bimbo che insegue un palloncino scappato dalle mani: corre a perdifiato, lo afferra ed è ancora suo. I suoi occhi sanno di scommessa vinta, di felicità allo stato puro.

Siate egoisti per una volta e pensate solo ai vostri sogni…

“Dream on
Dream on
Dream on
Dream until the dream come true”